Limina – III. Cinque poesie di Antonio Bux, Angela Donna, Mauro Ferrari, Carlo Giacobbi, Paolo Pera

In due

Siamo in due a conoscere il sole 
qui, in due ad avere coscienza. 
E ci splende dietro, ci ridisegna 
di nuovo, avanti un tempo
tutto intero – ma per essere soli – 
per dire di noi ancora la terra, 
(questa terra che siamo in due, 
così come la notte implora, 
di essere due anche nel buio; 
perché è sempre più buio
pure di giorno, quando il sole
ci divide a metà, è notte sempre
e non siamo più due, io e dio, 
ma un bimbo che guarda lo specchio
). 
Ed è in questo specchio 
che io sono due, io che di dio
ho il ricordo, qui splendo per intero 
e scorro come il buio il giorno 
dentro una realtà, di nuovo, 
come stare per sempre dall’altra
parte dei vivi, e lo specchio invisibile. 
(Ma anche così siamo due, anche dio
è così che ha creato, non il mondo
ma l’esistenza, e che sia chiara
e profonda, e più buia di parole, 
ha creato così uno il due, e la vita, 
qui dove siamo in due e nessuno
più visibile mentre scrive l’amore
).

di Antonio Bux, da Carta, sasso e forbici, Avagliano Ed., 2018, pag. 88



absconditus

dove stiamo secondo natura
contrattura d’un nodo cruciale
sarà eguale l’apporto divino
d’un dio tutto umano
rappreso in un cristo eventuale
di cui fecero scritti su scritti
nei secoli e secoli  uomini
di varia cultura e ragione

a monte d’ogni cesura
l’io mio più profondo
si chiede e interpella
la buona novella dove
e quando e come
ancora può avere valore
e vigore a distanza di secoli
e secoli se dubbia è  la fede
in quel  dio che c’era e non c’è?

di Angela Donna, inedito, 2019



Vedere al buio

Qualcuno il giorno, in un riverbero
tra sguardo e mondo; altri è la notte
che invade d’ombre e di ripensamenti;

ma la puntura aguzza della mente
o il suo mugghiare sordo
è il risvegliarsi aspro
chiedendo nome e luogo,
cercando di connettere
il senso usato delle cose a quella nebbia:
un mondo di spigoli ed inciampi,
di trappole dissimulate opposto
alla pacata diurnità del tocco amico;

lo sforzo di vedere o immaginare
la retta via cui tendere la mano

o più semplicemente una via di fuga

mentre gli occhi lentamente accolgono
la gloria e lo sgomento di vedere al buio.

di Mauro Ferrari, da Vedere al buio, puntoacapo Ed., 2017, pag. 97



Oltre il visibile

Sui rami
che neri segnano la luna
è silenzio.

Che c’è
oltre la bianca radura
e le rose di macchia
e i querceti
e più in là, sui greppi chiari
dove al cielo
si torcono uliveti –
che c’è?

Di che presenza è
quest’attesa, che le viscere
rimesta e innamora?

Io vedo, non vedo –
eppure di qualcosa
dovrà pur essere essenza
questa fascinazione
che insieme addolcisce
e spaventa, facendomi muto.

di Carlo Giacobbi, in Oltre il visibile, Arcipelago Itaca, 2019, pag. 15



È già sera

Dormire e non sognare più,
Dopo aver sognato troppo.
Solo tutto da rispolverare,
Sapendo di non dover più aspettare alcun incubo.
Dormire per terminare il litigio con me stesso.

Svegliarmi tranquillo e dimenticato:
Dimenticato dal presente,
Ma con molte reminiscenze
Di qualcosa che fu e che vissi
In qualche modo, e che non ricordo più.
Dormire e svegliarsi.
È già sera e non è successo niente.

di Paolo Pera, da La falce della decima musa, Achille e La Tartaruga Ed., 2020, pag. 129


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