Limina – VII. Cinque poesie di Stefania Bortoli, Annamaria Ferramosca, Gianfranco Isetta, Enrico Mario Lazzarin, Angela Suppo


* * *

Se viaggia tra memoria e desiderio
tempo vivo è la nostra vita.
La scrittura interiore
si distende come neve
coltiva la trasparenza del vetro
l’opacità dei riflessi
lo sguardo cerca l’azzurro
nelle fenditure ghiacciate dei nevai.

Il desiderio del tempo in attesa del disgelo.

di Stefania Bortoli, in Con la promessa di dire, Book Ed., 2016




* * *

hai visto ieri quei fuochi d’artificio
                ipnotici
sembravano nascere da
tagli improvvisi in una dark zone 
un esplodere di segni
di colpo troncati dal silenzio   nessuna eco

come ogni volta che muto ti avvicini
senza guardarmi   senza la luce dell’attesa
un chiudersi di stanze  un cadere nel buio
sentirmi far parte di macerie

eppure è così che prende forma la terra
emerge –fuoco d’artificio–
da tutta la cieca materia dei detriti
muri crollati   tendini recisi e 
dalle foreste perdute   tronchi   ossa   piume
tutto farà humus
per il grano che germoglia  per il pane
cerchi dell’incontro ancora
mitosi  cicli lunari  nascite

la terra sa come sorprendere 
ottimista tira fuori dal fango
un suo pezzo da mille
–mitico nome sapiens–   
gene-prodigio che già corre         
                            fuori dalla barra   fuori dal menu
e tu non sai quando
qualcosa qualcuno
                            di nuovo premerà cancella

di Annamaria Ferramosca, in Per segni accesi, inedito, di imminente pubblicazione


* * *

Ci chiamano le aquile
non per volare assieme
(sanno che non possiamo)
Ci dicono soltanto
del vento, che ci sfiora
scendendo verso il piano

Come petali o carte
caduche per guardare
così non rispondiamo.

Gli intenti di natura
ci aiutano a capire
l’evento che tocchiamo

di Gianfranco Isetta, in Passaggi curvi. Poesie non euclidee, puntoacapo Ed., 2014, pag. 90



Qualcosa n° 375

La grondaia sogna di diventare pioggia in questa notte d’Aprile che le stelle non si vedono.
La goccia scivola via giù nel tombino che non sa del mare e le domanda da dove viene.
Da quale onda?
Da quale ombra?
Da che sponda?
Arrivo sempre da lì dove la luna si incontra con il maestrale
Vengo dal mare
Per baciar la rosa

di Enrico Mario Lazzarin, in Finestre, papaveri, cortili e code di lucertole, Ed. Cultura e Società, 2020, pag. 55




Pavana dell’assenza

Muoversi nell’assenza
dove l’aria vischiosa
ti attarda: se ti volti
non ritrovi la strada.

Quando è assalto e dolore
la fitta di stupore
della realtà mutata,
del discorso sospeso.

La parola negata.

di Angela Suppo, inedito, 2020




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