“Sta attento al sangue/ al suo rosso”: da testi inediti di Franco Canavesio

Pochi poeti come Franco Canavesio sanno attingere da ogni orizzonte esterno e da prospettive interiori occasioni di poesia. Questo, di per sé, potrebbe essere un fatto tutt’altro che positivo, se non si coniugasse con una freschezza di dettato che si rinnova di continuo e con una qualità delle immagini – prima ancora che dei versi – originale. Accade, naturalmente, che qualche componimento possa risultare “accessorio”, “interlocutorio”, ma accade più spesso che il testo sappia trattenere e avvincere il lettore. E, talora, sorprenderlo profondamente, convocarlo a una comunione intensa, nella ed oltre la parola. Questi testi, rapiti dal profilo facebook dell’autore, condensati a cavallo tra gennaio e febbraio 2021, hanno – a mio avviso – ancora qualcosa in più, attingono a qualche translucida, ma potente forza vitale, a un nucleo di sensibilità dove credo molti lettori possano trovare risonanze.

* * *
C’è un bisogno estremo di rosso
ossidi, di ferro per una debolezza
di sangue, non basta una pillola
a compensare le perdite del giorno.
Rosso in sogno, muraglie di cotto
in un borgo senza sangue
il compenso è una torre
da ascendere, la vista dall’alto
un eccesso di rosso al tramonto.

* * *
Non fosse stato per il
master
– a raffica, in fibrilla
pareva impazzito –
in lingua a me ignota
un chiaro messaggio:
attento, sta attento
al sangue, al suo rosso
che è meno rubino,
ma ancor più prezioso,
non vedi il pallore,
e la forza
dov’è che s’è persa?
dov’è che è svanita
la porpora, la vita
delle tue guance?
Che ne sapevo del segreto
del polpo, il suo corpo celato
nel cieco, l’alieno che senza parola
arrossa il profondo
– non ti fidare del suo silenzio –
pareva dire martellando
in sogno,
lui, il cuore mio che m’è amico
e ben sa quanto io sia attento
ad ogni voce notturna
sempre in ascolto.



* * *
Accelera Chronos
e Kairos fissa l’occhio all’orizzonte,
sentendola vicina l’altra dimensione
viene in mente il plurale che usavi,
dispersi in altre dimensioni,
a dire che è remota la speranza
d’incontrarsi ancora.
Io conto sui labili confini
la vicinanza tra i mondi
le inezie di carica e massa
bastevoli al passaggio,
e alla legge fisica del desiderio
le forze d’attrazione che amore
ovunque mette in campo.
Nel trapasso rapida
condenserà la materia, stanne certo
tutto il corpo in un granello
nessuna forma andrà dispersa
identici a un tempo
c’incontreremo,
al tempo giusto.
Potendo scegliere vorrei mi rivedessi
ornato dei ricci scuri di ragazzo,
tu m’apparirai
in forma giovanile di carne
già ti ho davanti
in pieno sole, sullo scoglio,
come in quello scatto senza tempo
lo sguardo fisso, dritto
all’orizzonte.

(primo di febbraio 2021)



* * *
Quella mutazione ha un senso,
non voglio idealizzare negando l’abisso,
il ventre diventato casa del polpo,
sempre ho aperto ai diversi,
già l’ho detto che questa è un’arena
e qui nulla è sicuro, che anche ora
senza mercede
apro a pecore e lupi.
E non ho tende ai vetri, da fessure ampie
e finestre solo accostate, giorno e notte
l’ulivo fa da ponte con terra e cielo,
la vita sale, scende, entra, a volte in pace
col passo delle formiche
e la lucentezza della luna, nel riflesso del fogliame.
Io non ho mai visto tanto chiaro,
una luce abbacinante serrando le palpebre.
Me l’avevavo detto che accade
nel momento del bisogno, meditando,
anche in ascolto di Cash e Faber
(solo ora mi è permesso di nominarlo così,
come uno di famiglia) che la loro voce
fraterna ha un suono di luce,
oggi, che intendo
pienamente un giorno di sole
e ogni lacrima mia di commozione
si stempera in luce.




* * *
Potrei anch’io disperdermi
resta da scegliere l’elemento più consono.
Per affinità viene a mente l’acqua,
ma c’è bisogno di limpidezza, il rio scrosciante
e il mare primigenio, mai così distanti
la pozza dei salmerini, mio padre
e il quieto ventre materno.
Delle loro acque non vi è più traccia.
Si son dispersi col fuoco,
della polvere dei miei vecchi è rimasta un’urna,
una veste anidra, grigia, indegna
per le nostre anime.
Sceglierò l’aria umida, se mi sarà concesso
il fiato leggero già scisso, confuso coi gas rari
in ascesa.
E non mi parlate di polluzioni urbane
e tristezza stagnante
che per l’ultimo respiro vorrò il meglio
un giorno di primavera a carnevale,
luce, pioggia, vento, e risa e sole.
Tutto questo insieme.
In ascesa sarà gioia.


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