Poeti (di Torino) in 10 righe # 7: Mario Marchisio

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Mario Marchisio (Torino, 1953), laureato in Giurisprudenza e in Scienze Religiose, ha all’attivo anche opere di narrativa, saggistica (letteraria, pittorico, filosofica, teologica). A sua cura: Vittorio Alfieri, Antologia poetica, (Fabbri Ed., 1998). La sua opera poetica, dall’esordio con Phantasmata (1991), è raccolta nei volumi: Versi giocosi e satirici (Joker, 1999); Il viandante. Poesie d’amore (ivi,  2003), La falena sulla palpebra. Poesie gotiche, Mimesis, 2008; Tre giornate. Poesie edite e inedite (Aurora Boreale, 2013). Tra le ultime opere: La Morte Attiva – Poesie, racconti, pensieri (Aurora Boreale, 2018), La difficile amicizia delle parole – Cronache di poesia (Achille e La Tartaruga, 2019), Ricerca di Dio e labirinto del mondo (Aurora Boreale, 2020), Chi vive se ne pente (Racconti, puntoacapo, 2020)

La poesia di Marchisio si è sempre caratterizza per “la primazia e la sovranità alla causa formale”, realizzata con un verso elegante e classicheggiante, colto e limpido. Le tematiche peculiari nel corso degli anni si sono condensate – anche a livello bibliografico – in tre filoni: lirico-amoroso, gotico-visionario e ironico-satirico; in tempi più recenti si repertano anche nei versi riflessi religiosi. Marchisio raggiunge esiti di rara originalità sia in ognuno di questi tre ambiti, sia, soprattutto, nell’opera complessiva, tra la visionarietà – verticale o abissale – e il contrappeso satirico, sempre arguto ed irridente Eros e Thanatos.

https://it.wikipedia.org/wiki/Mario Marchisio
http://mariomarchisio.blogspot.it/

RIME BACIATE PER UNA DONNA INNAMORATA MA OSTILE A QUALSIVOGLIA ABLUZIONE

I.
Quel miasma oltre la porta si effondesse…
Vedremmo impallidire orchi ed orchesse!

II.
L’ho detto ieri, lo ripeto ancora:
Tu tanfi, mia adorabile Signora.

III.
Tienlo a mente: “Bacco tabacco e Venere
(Se san di lercio) volgon l’uomo in cenere!”

da Pattumiere & Cornamuse, in Versi giocosi e satirici, Joker Ed., 1999, pag. 62


(FORSE TI CHIEDERAI PERCHE’ IO ESITI A BACIARE)

Forse ti chiederai perché io esiti a baciare
La neve intatta delle tue mani o i tuoi occhi verdi,
Acqua marina che il cielo estivo si sforza invano
Di eguagliare, o il tuo sorriso come uno scrigno
Traboccante dei suoi rubini, geloso delle sue perle.
Guardami: sono il viandante che da lontano ravvisa
Le bianche mura della patria perduta
E ritrovata, benedice la polvere e la fatica
Del lungo cammino e con un sussulto che quasi sembra
Fermargli il cuore, va ripetendo i nomi di coloro che ama,
E mentre il mattino a poco a poco illumina
Il volo dei passeri tra i rami tiepidi dei tigli,
Confessa alla sua anima che se fu bello vagabondare
Nessuna cosa è più angelica e dolce di questo ritorno.

da Alla bella silenziosa,  in Il viandante, Joker Ed., 2003, pag. 69


COMMIATO

Lasciatemi nel fango, la mia patria
È questo frutto amaro di polvere ed acqua.
Ma il vortice d’acqua aggiunge sete alla sete:
Ma polvere, confusa, che al mutare delle stagioni
S’inerpica nel vento, mi parla sottovoce
Di nuove culle e di nuove bare
Che ogni volta sembrano più simili.
Ma i vermi del mondo la mia carne han divorato.
Ma gli avvoltoi del mondo mi privarono dell’anima.
Ma esiste l’amore, lasciatemi al fango.

da Liturgie, in La falena sulla palpebra. Poesie Gotiche, Mimesis, 2008, p. 13

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