“Mia lucida madre fra i girasoli” e altre poesie di Amina Narimi

Mia lucida madre fra i girasoli

Ti guardo piccola mentre cammini,
vicino alla casa delle formiche
bisognosa di un luogo tutto concreto
di un corpo abitato che sia visibile.

L’intera realtà è così delicata-
e tanto pesante l’immaginazione-
se la trattieni fra le tue mani;

non esiste un confine

quando succhi le dita
agli anelli ancestrali con dentro dei soli
col fiato benevolo
che viene dagli alberi
chinando il capo di sera in sera.

Mia lucida madre fra i girasoli
ti seguo leggera e innamorata
dei fragili azzurri dei nuovi capelli.


Benandanti

Dalle radici si fanno grandi i rami.

Ma quando vanno in cielo troppo presto
non c’è nome per la madre che rimane
nell’ascolto dell’alburno sempre vivo-
non è un’orfana o una vedova- io credo
nello stabat che rimane, che acconsente;

loro sono insieme pietre dure
e uccelle che si alzano nel nulla
sono semplici giumelle queste madri
che fanno un nido folle per la gioia
del più piccolo respiro della polvere.

Io le chiamo benandanti e se ti accosti
la sillaba mancante è l’architrave.

dal blog di Amina Narimi, 4 luglio 2020


Cinque ninive alle sue braccia

Un’orchidea danzatrice arlecchina,
una camelia rossa, 
l’azzurro del gelsomino
da un lato, 
dall’altro la vite di giada 
con l’udumbara fiorito.

Cinque ninive alle sue braccia
intrise col pane di tante notti :
il piccolo salterio avuto in dono
e un rametto levigato di sambuco. 

Le sue mani ora vivono in penombra
le ossa cave riscaldano  il midollo;
ma ricorda l’acquabuona e il largo d’aria
della tua impercettibile preghiera –
di quando ti calavi nel cobalto
legando i fiori piccoli alla luce,
e alla cime un’urna tiepida di pigne –

colmando il vuoto,
così  nitido fra noi,
la volontà di amare indivisibile.

da La Recherche.it, 30 giugno 2020


Sul sentiero della carne che magenta

La luce indugia sul ventre delle pigne
fra il tenue del bagliore e la scintilla
nella ferita aperta. È la tua mano
che precedendo il giorno vola giù
fra i minerali, con le scie d’argento.
Nel fiato delle cose trasparenti
c’è dell’altro, che pur ferendo, medica
dalle morti piccolissime – i nascenti
con uno sguardo lento e prolungato
sul sentiero della carne che magenta-
se non distinguo più dall’aria il canto,
le mie ossa dal tuo anello
e il nostro viso.

da Inverso – Giornale di Poesia, 9 gennaio 2020


Con le parole dell’Angelo di Rainer

Dove l’albera è confusa coi licheni
nel tragitto silenzioso verso il sole
una donna sussurra alle radici
un’intenzione – non sarà forse un destino

qui e nell’ora della nostra morte,
ma è bagnata di preghiera,
questo credo,
fra l’oblio e il canto impercettibile
di lacune e bagliori di altre vite

se pari alla speranza che racchiude
difende la soglia del suo cuore
un inno, a resistere, a mangiare,
a far l’amore con le orecchie dentro al nido

per curarsi dell’azzurro di chi resta,
fra il vento favorevole di Perse,
con le parole dell’angelo
di Rainer.


dal blog di Amina Narimi
, 7 dicembre 2020

Amina Narimi, anagramma di “Anima Rimani” è lo pseudonimo – dedicato alla madre scomparsa – con cui Claudia Sogno (Bologna 1963), firma i suoi testi. Le sue poesie sono leggibili sul blog amina narimi e su La Recherche e sono ospitate in diversi siti e blog di letteratura.
Nel 2015 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica Nel bosco senza radici (Terra D’Ulivi edizioni).


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