I risultati della sezione A (raccolta inedita) del Premio Lucini

Troppo spesso si intitolano a poeti scomparsi ogni genere di concorsi letterari. E spesso, l’utilizzo vanaglorioso e irrispettoso ha il solo fine di gonfiare il numero degli iscritti e delle quote di adesione, senza corrispondenza sulla qualità della vetrina letteraria. Per fortuna, completamente all’opposto – è facile osservarlo – si colloca questo premio intitolato a Gianmario Lucini, campione di sobrietà, di passione, di autenticità, e sono particolarmente felice di constatarne la bontà dei risultati. Opinione soggettivissima, ovvio, ma potete farvene un’idea leggendone i risultati, accompagnati, con apprezzabile generosità e trasparenza dai testi. Sono sicuro che Gianmario, che fu anche onesto e appassionato organizzatore di Premi di Poesia (per es. il “Turoldo”, il “Fortini” che è stato ripreso di recente) ne sarebbe lieto.

Riporto i testi relativi ai primi tre premiati e mi compiaccio che tra i segnalati ci siano anche l’interessante raccolta di Carlo Tosetti, La teoria del transatlantico, della quale ho avuto il piacere di proporre alcuni testi su Di sesta e di settima grandezza

II Premio Gianmario Lucini. I risultati della Sezione A – raccolta inedita

Primo classificato

Giuseppe Nava

da Le attese

tutto è pronto nel nido dell’albero
fiduciosi del favore delle lune o delle maree
e cresce geometrica la forma e il dettaglio
e si affina l’astronomia della tua posizione
svelata dalle impronte che svaniscono sulla pelle

crescono e pesano gli strati delle promesse
delle previsioni e delle rassicurazioni
comprimono la gabbia ed il respiro
spostano gli organi, i baricentri sballati
ma ogni volta che t’alzi si accende il mondo

non dicono che pure il corpo si dirada
asciugato nella ghiaia, appeso al cavo di metallo
quanto del mondo è davvero taciuto oppure sei tu
compresso gradualmente a un tendine unico
a una grande cartilagine

Secondo classificato

Giovanni Tuzet

da L’avversario

Bebelplatz

Cercavo tre cose distinte: dei libri
che parlassero di te in una lingua spenta;
una chiesa dove al buio
posare e sentire la luce;
dei bunker o brandelli di muro
per avere alle nari la polvere
dell’ostinato.
Invece, benché in progress
ho trovato una limpida piazza
e da una gru, canarina, suoni
da fermarsi e guardare in cima
vedendo un numero biblico
d’uccelli di varia specie e dimensione
accorgendomi allora che il cielo non è altro
che il loro concerto:
verso il tramonto corrono al metallo dei rami
e in file perfette preparano il dormire
senza una pausa di note finché dura la luce
e piccoli gruppi vengono e vanno da altre
altezze ma tutti attirati, come avessero
una fibra di ferro, dal cuore di magnete
s’infilano nel gotico degli ingranaggi
come un nido da sempre esistito
a un’altezza proverbiale, celeste,
celata ai sordi e che vale
tutti i dorsi, le cupole e i muri
che il mondo trattiene precario.

Terzo classificato

Alessio Paiano

da Memoriale del fiume

DETRITI

I.

Riemerge un tassello sconnesso
che dimenticato ha percorso le piste fluviali
un punto che da niente ha raccolto i detriti
di detti, facce, occhi annegati

e cerca il suo spazio nello stretto della clessidra,
la grande clessidra della memoria
che un giorno capovolgeremo.

II.

Poniamo il caso tu esca,
che tu ti lasci uscire:
attraverseresti le insidie del marciapiede,
volutamente ignoreresti i vicoli
attirato dalla distorsione dell’acqua
che scorre nel tuo orecchio coi suoi secoli di naufragi:

è sempre la corrente che ti chiama,
il suo nevrotico riecheggiare senza scampo.

Tu sei quel tale che sparge il suo nome nell’acqua.

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