Poeti (di Torino) in 10 righe # 10: Franco Canavesio

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Franco Canavesio, è nato a Torino nel 1949, dove vive. Ingegnere di professione, dopo una lunga frequentazione come autore e lettore, e diverse pubblicazioni antologiche, giunge alla pubblicazione del suo primo volume di poesie con Custode del giardino (Ed. Aurora Boreale, 2019), con prefazione di Mario Marchisio. Suoi versi sono ospitati con regolarità nel foglio di poesia Amado mio. Nel 2020 pubblica a quattro mani con Mario Parodi la raccolta 70 e sentirli a ritmo di swing (Ed. Impremix)

A dispetto della limitata e tardiva produzione edita, Franco Canavesio, è poeta fertile e sa attraverso una via mediana tra cantabilità e discorsività, scansioni rappresentative e volute immaginifiche, creare una poesia osmotica tra l’occasione estrinseca e una visionarietà onirica. “Poeta alla continua ricerca di visioni, di immagini, a caccia di pensieri […] cerca incessantemente il suo destino di poeta nelle cose che incontra […] deambula nello spazio e nel tempo: raccoglie, accarezza, trasfigura poeticamente ciò che incontra e lo sussume nella sua vasta e colorata poetica dell’immagine” (Stefano Vitale)

Leggi alcuni inediti recenti di Franco Canavesio

L’anima d’un matto in volo

Noi, rinchiusi, senza ali
ci attirava il volo
non il mistero di elitre e piume
la legge che governa il battito alternato
e annulla il peso.
Non ci importa delle speculazioni
Leonardo e i suoi eterei disegni
neppure le macchine
rombanti, silenti le protesi leggere
e il tuffo dalla rupe.
Muoverci a mezz’aria
senza strumenti
come a voi accade in sogno
nel tempo sospeso della caduta.
– Noi, che vogliamo, possiamo –
si leggeva scritto sui muri 
sollevarci, con le nostre forze
a mezza altezza
dove il divisorio azzurro
incontra lo spazio bianco.
Avremmo preferito accadesse di giorno
più netto il limite tra i due colori
e sarebbe parso chiaro a noi e agli altri
che non si trattava di sogno o pazzia
di trasfusione aliena
o innovativa sequenza di scosse
ma di energia nostra.

Non so degli altri
a me accadde che sentissi la forza
per dimenticanza tra due fiati lunghi
la sedazione diventata spirito.
Mi liberai della camicia
come luce tra due cappelli a punte
toccai l’azzurro e poi il bianco
un’apparizione
agli occhi delle due monache
inginocchiate,
l’esimio professore restò di stucco
per l’effetto, sorprendente
era il corpo così leggero e luminoso
o l’anima, di quel matto in volo?

in Custode del giardino, Ed. Aurora Boreale, 2019, pag. 30

* * *

Mi chiedo da dove vengano
– dalla città, dai campi –
i corvi da sera, le gazze eleganti
che svolazzano e beccano
in cattività tra i miei versi
e se si riconoscono nel ruolo:
il gracchio ricorrente, 
il furto di diamanti falsi.
Han mai provato l’abbondanza del campo
la vista del rosso di una torre
un nido ondeggiante sul cedro più alto?
Sanno nutrire le parole, conoscono
la fatica del vai e vieni incessante?
O sono uccelli da gabbia
anche la poiana e il nibbio
con becco e piume di pappagallo
a ripetere la nota di colore
il verso addomesticato
al taglio di luce
per il té del pomeriggio?

da Come in un paesaggio, in Custode del giardino, Ed. Aurora Boreale, 2019, pag. 111


Veloci in viaggio
(in un paesaggio nordico)

Checché ne dica Gadda
pur con i segnali d’avviso, 
– verrà una curva a destra, rallenta
prima del dosso – 
è sempre meraviglia
quando dritto s’apre
vasto
un mondo di betulle e sole
bianco.
E’ una distesa d’oro il paesaggio
anche il manto della provinciale
che taglia la tundra nostra,
il primo spazio aperto fuori porta.
Su questo bolide,
come freccia luccicante
scagliati rasoterra sul bersaglio, 
prima che il sole cali bucheremo
l’orizzonte.
(14 novembre 2019)

da 70 e sentirli a ritmo di swing, Ed. Impremix, 2020, pag. 85

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