Camilla Ziglia: tre inediti e un testo da “Rivelazioni d’acqua”


Sul mio duplice lutto

Due epigrammi per i necrologi sul “Giornale di Brescia”

Per mamma, novembre 2020

Terra, sillaba prima
amore archetipo
linea inesauribile di un
tempo nostro.

Per papà, gennaio 2021

Pietra cava:
tu manchi e ci consegni la storia,
la tua rettitudine da reggere
su spalle tremanti di vivi.


*
Staffilate di scialli alle narici
e butto tutto sul tuo letto:
voglio vedere l’armadio come sopporta
il vuoto, come si fa scuro
sui ripiani in ombra.

Ricordi veloci sui fili di cotone
ribatte il ritmo degli aghi da ricamo.

Riordino approssimativo e lo so

                                   Questo non va lì!

Ma devi dirmelo.




*
Gli anelli scivolano
come spighe contromano
dalla tua alla mia mano

e io non ho ancora gli occhi
per indossarli.



*
Alti uguali, giacche uguali
facce, tutti uguali.

Sanno il tempo.

Sollevano la bara
con gesti di uniforme
e vanno.
            Contro ogni
vanno.

Forti dell’opportuno
muti, come la necessità
che non ci spiega.

Brescia, 22/2/2021.


Camilla Ziglia è nata e vive a Brescia, insegna Lettere Classiche in un liceo.
Promuove la poesia attraverso il suo lavoro, presentazioni di libri, concorsi letterari scolastici; collabora saltuariamente con una piccola casa editrice.
Alcuni suoi testi inediti hanno ottenuto riconoscimenti in premi poetici quali “Bologna in Lettere”, “Ossi di seppia”, “I colori dell’anima”, “Lorenzo Montano”. Compare in alcune riviste (“Atelier online”) e in siti o blog (“Poeti Oggi”), sull’agenda “Il segreto delle fragole” e nell’antologia “i-Poet” 2019 per Lietocolle.

In recente uscita per le edizioni puntoacapo la silloge d’esordio, “Rivelazioni d’acqua”, con prefazione di Ivan Fedeli.

Da Rivelazioni d’acqua, anticipiamo un testo

Un taglio di luna piena
il breve alone ceruleo che separa
il chiarore dalle ombre

quello è il filo del cammino,
dove si ferma lo sguardo

e non trova.

e un brano della Prefazione di Ivan Fedeli: La poesia di Camilla Ziglia accade in sé ed è in sé compiuta, come nella migliore tradizione di un ermetismo che affonda le radici nel Novecento e supera i suoi limiti di fruibilità grazie alla forza nitida di una parola piena, vibrante. Sono versi terribili e dolci, quelli di Rivelazioni d’acqua: esondano tra ritmi e pause con naturalezza, emergono dal fondo per darsi alla luce, per dirla con Ungaretti, portando con sé un segreto, un velo capace di mimetizzare la realtà, destrutturarla, ricostruirla su piani altri: è il lago il luogo d’incontro, la sua lentezza paziente dove tutto si cala, galleggia, affonda, riemerge, in una terra di nessuno, un non luogo dove appartenersi, e pur per poco, meravigliarsi


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