“E un uomo disse: Parlaci della Conoscenza”. Poesia e misticismo in alcuni versi dall’Oriente, da fine a inizio Secondo Millennio: Gibran, Tagore, Khayyām, Rumī.

Immagine: disegno di Khalil Gibran, da Il Profeta. Il Giardino del Profeta, Newton Compton, 1989, pag. 13

Poesia e misticismo in alcuni versi dall’Oriente, da fine a inizio Secondo Millennio: Gibran, Tagore, Khayyām, Rumī.


[Della conoscenza]

E un uomo disse: Parlaci della Conoscenza.
Ed egli rispose, dicendo:
I vostri cuori conoscono in silenzio i segreti dei giorni e delle notti.
Ma le vostre orecchie hanno sete del suono di questa conoscenza del cuore.
Vorreste conoscere in parole ciò che avete da sempre conosciuto in pensiero.
Vorreste toccare con le dita il nudo corpo dei vostri sogni.

Ed è bene che sia così.
La sorgente segreta della vostra anima dovrà necessariamente scaturire ed effondersi sussurrando verso il mare;
E il tesoro della vostre infinite profondità si rivelerà ai vostri occhi.
Ma fate che non siano le bilance a pesare un tale ignoto tesoro;
E non ricercate le vostre profondità con l’asta e lo scandaglio.
Poiché il vostro io è un mare senza limite e misura.

Non dite: “ho trovato la verità”, ma piuttosto “Ho trovato una verità”.
Non dite: “Ho incontrato l’anima camminando sul mio sentiero”. Dite invece “Ho incontrato l’anima camminando sul mio sentiero”.
Poiché l’anima cammina sui sentieri di tutti.
L’anima non procede come una linea, né cresce come una canna.
L’anima si svolge come un fiore di loto da innumerevoli petali.

da: Kahlil Gibran. Il Profeta. Il Giardino del Profeta, Cura e traduzione di Tommaso Pisanti, Newton Compton, 1989, pag. 73
(con mie minime variazioni)

§ § §

Gitanjali
CII
.

Tra gli uomini mi vantai
di averti conosciuto.
Vedono il tuo ritratto
in tutte le mie opere.
E non so cosa rispondere.
Dico: “Davvero non saprei”.
Mi deridono e vanno via.
pieni di disprezzo.

Racconto le tue storie
in canti durevoli.
Il segreto mi trabocca dal cuore.
Vengono e mi chiedono:
“Spiegami quel che vuol dire”.
E non so cosa rispondere.
Dico: “Oh, chissà cosa vogliono dire!”.
Sorridono e se ne vanno
pieni di disprezzo.
E tu siedi là sorridendo.

da Rabindrdanath Tagore. Poesie. Gitanjali – Il Giardiniere, Newton Compton, 1988, pag. 150

§ § §

Le Rubaiyyàt
(Quartine)


28.
Intendi bene, ché sarai separato (un giorno) dallo spirito vitale,
e te ne andrai sotto il velo dei misteri di Dio.
Sta’ allegro, ché non sai donde sei venuto.
Bevi il vino, ché non sai dove andrai.

30.
Mi disse il cuore: “Ho voglia della scienza mistica delle verità superne;
insegnamela tu, ne sei capace”.
“Alif…”**, dissi io, ed egli: “Non dire più altro;
se c’è Qualcuno nella casa, una parola basta”.

69.
Il mio venire (alla vita) non ha dato nessun frutto alla Ruota celeste
né la sua bellezza e dignità si è accresciuta per la mia dipartita.
Da nessuno ancora le mie orecchie hanno udito
che scopo hanno questa mia venuta e questa mia dipartita.

165.
Giacché la nostra dimora in questo convento non è stabile,
senza il coppiere e l’amato è un doloroso tormento.
Sino a quando mi starai a parlare di increato e creato, o Sapiente?
Quando io me ne sia andato, che mi fa se il mondo è creato o increato?

(**) “A…” nella fonte citata

da ‘Umār Khayyām. Quartine – Rubaiyyat. A cura di Francesco Gabrieli, Newton Compton, 1991.

§ § §

Felice il momento in cui siamo assisi nel palazzo, tu ed io,
Con due forme e due aspetti, ma con un’anima sola, tu ed io.
I colori del boschetto e gli uccelli ci faranno immortali
Quando entreremo nel giardino, tu ed io.
Le stelle del cielo verranno a contemplarci
E noi mostreremo loro la luna stessa, tu ed io.
Tu ed io, non più individui, ci fonderemo nell’estasi,
Giubilanti e al sicuro dalle chiacchiere sciocche, tu ed io.
Tutti gli uccelli dell’aria, dal piumaggio lucente, si mangeranno il cuore dall’invidia
Là dove noi rideremo in tal modo, tu ed io.
E’ questo il miracolo più grande, che tu ed io, sedendo qui nello stesso angolo
Siamo ambedue nel momento stesso nell’Irāq e nel Khorāsān, tu ed io.

Jalāluddīn Rūmī
da Sufismo e mistica islamica, Fratelli Melita Editori, 1988, pag. 163





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