Tema dei fiori, o dei frutti: inediti di Sonia Vatteroni

Loto
Giglio d’acquitrino


Avevo appena compiuto vent’anni
in una di quelle notti che non parlano
perché nulla hanno da dire al tuo domani
Lasciai che io scivolassi dentro il fiume e la mia gonna
restò ancorata nella melma al fondo.

Ora riaffioro in forma di ninfea
tra le foglie rotanti, ma non danzo.

L’anima mia è dentro il giglio d’acqua
per questo ora mi volge verso oriente
crede che la corolla, riemergendo,
si faccia fecondare dagli dei e
dia la vita a Ra, il dio del sole

Pensa d’essere a Ermopoli, allo stagno,
non riconosce il fiume suburbano.

Anima

è solo un raggio breve, un tuo riflesso
parte d’un giorno che certo ne ha da dire
ma era ieri, un ieri ormai lontano.
Vai dove il loto può salvare un uomo

Io sono solo un ventre
e gonfio d’acqua.



Melagrana, frutto proibito

I

Costellavano il muro del Paradiso
chiodi di stelle
assi di nubi.
Ogni cosa candida.
Tu candida.
Solo un vermiglio, sospetto.
Il rosso della melagrana: un’apparizione.
Nelle tue mani il potere.
Saltano i chiodi astrali, sfrangiano le nubi.

II

Gravata dal presentimento del futuro
libera dalla deriva di un ritorno
Eva, su questa terra affollata ora
conserverai il – qui sono – in eterno.
E’ qui che sei finita donna frutto
i semi racchiusi nel tuo ventre
sgrossati dentro tanta oscurità
ti chiedono se c’era una ragione..

III

Io non lo so se c’era una ragione
quello che so è che anche voi avrete
una porzione del mio Paradiso
giardino senza latte, senza miele,
una terra che produce nuova vita
forse più un orto a voi da coltivare
ma sacro, come l’orto che è
– concluso- .



“Vedo un ramo di mandorlo”
(Ger 1, 11-12)

Cosa vedi Geremia?

Vedo che dentro l’anima assopita
è nato all’improvviso un germe nuovo
è un’inquietudine  accalcata sulla pelle
che come Fillide in fiore mi tramuta.

Vigilerai su questo Geremia?

Non voglio ritornare al lungo nulla
custodirò il mio mandorlo impaziente
il fiore sembra carta d’acqua e riso
debole come la forza di un inganno

E che farai allora Geremia?

Comprerò un campo perché un bimbo cresca
pianterò vigne perché poi sia lieto
coltiverò mandorli bianchi per gli incanti
dell’incoscienza che gli può bastare.
Lo vedrò correre nell’aspettativa

E poi ricorderò quanto l’amassi
quel mio vivere custode e sentinella
lasciando che l’attesa vi sfiorisse
premendo sul mattino per scoprire
che l’albero sì, osava, e più di me.

~ ~

Ma ora io sono un vecchio, più prudente
non penso che avrei mai comprato un campo
non credo che avrei mai potato vigne
né coltivato mandorli incantati

Voglio dimenticare il mandorlo e il suo fiore
troppo dolore dà quel che hai perduto


E dunque  adesso, Geremia?

Ho sulle dita un elenco di domande, ma..
Vedo spuntarvi ancora gemme nuove
Sento qualcuno che mi sta abbracciando..

Non credo di volerlo contrastare.


Sonia Vatteroni, è nata a La Spezia, ha vissuto e studiato tra La Spezia e Firenze.
Suoi testi sono inclusi in diverse antologie e cataloghi di premi letterari ed ha pubblicato: Pongasie, Il mio libro Editore, 2016 e Supponga, Il mio libro Editore, 2017

 





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