L’amore, il silenzio e la bellezza

immagine: quarta di copertina, (dettaglio)

da Massimo Morasso, L’amore, il silenzio e la bellezza nella poesia di ogni tempo e paese, AnimaMundi Edizioni, 2020. Postfazione di Daniela Bisagno


dal primo nucleo: “Dolceamara invincibile belva. L’amore

Le penombre di mammola, nei caldi
incavi del tuo viso, hanno stupori
d’aurora nel sorriso delle labbra
e nell’ardore diafano degli occhi.

Arturo Onofri
(Le penombre, da Zolla ritorno cosmo, 1930 [n.d.r.])

Di assorta, limpida estasi di visione sono testimonianza poche intense parole che rischairano, e che ravvivano un paesaggio interiore. Questo è uno degli effetti dell’amore. Per un grande poeta come Onofri, esaltare l’amata nella sua natura, significa nientedimeno che fare intuizione metafisica dell’universo creato. La parola (poetica) è la riposta all’ascolto di ciò che già esiste. L’amore, come la parola, non dev’essere abuso di potere. Questo volto immortale – gli incavi del viso, il sorriso delle labbra, l’ardore diafano degli occhi che, caldi e stupefatti d’aurora, danno luce alle penombre di mammola dell’incipit – è così meravigliosamente naturale da sembrarci il risultato di una percezione ontologica trascendente. Ecco come un caso personale si trasforma in dono. Càpita, assai di rado, quando chi scrive riesce a farlo dimenticandosi di sé, e si immerge nelle stesse acque della vita.
Massimo Morasso, op. cit., pag. 27



dal secondo nucleo: “Linguaggio non parole. Il silenzio

Stanco di tutto ciò che viene dalle parole, parole non linguaggio,
mi recai sull’isola innevata.
Non ha parole la natura selvaggia.
Le sue pagine non scritte si estendono in ogni direzione
Mi imbatto nelle orme di un cerbiatto.
Linguaggio non parole

Tomas Tranströmer
(Dal Marzo ’79, da La piazza selvaggia, 1983 [n.d.r.])

Dietro ai misteriosi paesaggi di Tranströmer c’è la scena originale in cui la lingua muta della natura viene tradotta nella lingua umana. L’impressione, seguendo il viaggio tra spirito e materia cui il poeta c’induce, è che da qualche parte “a metà strada” fra i due, ci dia una lingua ideale, un metalinguaggio che viene prima delle parole. Ciò che l’osservatore – l’ascoltatore – può finalmente dire, può dirlo soltanto nello spazio di risonanza di quel linguaggio. Il silenzio, qui, appare insieme come il risultato e la condizione di apertura del grandangolo che orienta la visione.
Massimo Morasso, op. cit., pag. 39



dal terzo nucleo: “Ma se lungo la strada un arbusto appare. La bellezza


Tu sei una copia del Libro santo di Dio
tu sei lo specchio della Bellezza suprema del Re,
Non è fuori di te tutto ciò ch’è nel mondo
qualunque cosa tu voglia cercala in te, tu sei quella.

Rumi
(da Poesie Mistiche [n.d.r.])

Così come la copia è attratta dal suo originale, così l’uomo-immagine (“lo specchio della Bellezza”) aspira a superarsi per gettarsi in Dio. Non soltanto Rumi, ma tutta la cultura ascetica dell’attenzione spirituale insegna l’arte di vedere ogni essere umano come un’immagine del Re.
Questo insegnamento persiste, dentro di noi, inerte e insieme operante. Operante anche nei cosiddetti atei, che fanno finta di non avere nostalgie metafisiche, e inerte anche nei cosiddetti credenti, come i servitori di Dio descritti da Ruysbroeck, che stimano di essere con lui perché sono nella quieta, mentre in realtà amano se stessi, amano la loro tranquillità. E’ un insegnamento umano, un bell’insegnamento universalmente umano, che non ha un
dove né un quando da cui emanare, e raccorda forse la Persia del XIII secolo alla Genova del XXI, e questa alla costa sud-occidentale dell’India di quasi tremila anni fa.
Massimo Morasso, op. cit., pag. 90

Massimo Morasso è nato a Genova, dove vive e lavora. Germanista di formazione, studioso della poesia di Rilke, ha scritto libri di saggi, poesia e critica letteraria e tradotto in volume da tedesco e inglese (Yvan Goll, William Butler Yeats, Ernst Meister e David Jones). Ha pubblicato due libri monografici (su Cristina Campo e William Congdon) e alcuni libri difficilmente classificabili fra saggistica e libera invenzione narrativa (su Walter Benjamin, Søren Kierkegaard, Franz Kafka e, a più riprese, sull’attrice Vivien Leigh). E’ autore della “Carta per la Terra e per l’Uomo”, un manifesto di etica ambientale sottoscritto da poeti e scrittori di 48 nazioni. E’ l’ispiratore del movimento anagogico in poesia.

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