Poeti (di Torino) in 10 righe # 15: Giorgio Luzzi

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Giorgio Luzzi, è nato a Rogolo (SO) nel 1940 e vive a Torino, dove si è Laureato in Lettere Moderne e dove risiede dai primi anni Settanta. Ha pubblicato numerose opere di saggistica e critica letteraria, di narrativa e traduzioni da poeti di lingua francese e tedesca. In poesia ha esordito con Corniche (Cens, 1985). Le sue poesie, comprese in una decina di volumi (per Crocetti, Marsilio, Scheiwiller, Donzelli, Aragno ecc), sono state raccolte in Da che mondo. Poesie 1976-2016 (Sedizioni, 2017). Sulla sua opera: Patrick Cherif, Giorgio Luzzi. Un itinerario della parola tra etica e poesia, (introduz. di G. Tesio, Carabba, Lanciano (CH) 2017).

L’opera poetica di Giorgio Luzzi riflette la ricca formazione letteraria, l’ampia frequentazione culturale e il respiro europeo, fedele ad un dettato raffinato e colto, esercitato su un vasto ventaglio tematico, dove prevalgono spesso l’impegno etico, civile e politico, ma dove tutta la realtà – spesso con gli echi della Storia – irrompe con linguaggio tanto preciso quanto ricco. Stefano Vitale (Il Giornalaccio sull’antologico Da che mondo) evidenzia nella lingua di Luzzi “la creatività visionaria del lessico”, “la capacità […] di forgiare neologismi […] e innestare passaggi ipertertuali in cui la citazione è talvolta esibita altre volte criptata”.

https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Luzzi
http://www.museotirano.it/giorgio-luzzi.html

*
Dove altèra e bizzarra fu e cattiva
la pace imposta dai Priori e nei rosoni
e sui soprarchi beccano i colombi
il seme,
gente s’aggira nell’opale
tortura d’acqua cagna, la sabbia
fa più pesante la farina, il fiato entra
ardente nelle bolle di smalto, un vino
sbattuto in schiene d’asine si perde
via per silici ripide, conteso
da balestrieri e guitti. Motteggiano
deformano cognomi, fanno gesti alle donne
mentre mastini scuotono attenti la cute.

da Predario, Marsilio, 1997




La parete

Sembravano vivere dentro una conca di nomignoli
gli uni massaggi in controcuore agli altri
sono spariti
è sparito il suono di loro
la loro presenza viva
in una foresta di simulacri che la notte
torna a moltiplicare, corpi rasi
dalla Gestapo o dalla Stasi.
Infornati, rimpiccioliti, sempre
più fievoli gli abbracci, le piogge
nei loro cuori fatte rumorose. Furono. Ieri,
non un secolo fa, non in un progrom
senza causa né fine. E ora
toccherà a noi l’assedio, su noi
caleranno le zanne della fata.

da Talìa per pieta, Scheiwiller, 2003




La vocazione e le sue corolle

Una semieternità sarebbe più che sufficiente
Per un pugno d’affari si pubblicano tante demenze
Sto smontando la mia vocazione
Amiche amici facciamoci del bene
scriviamo l’incompreso Firmiamo
questa irta corolla di enigmi
Facciamoci la fame il linciaggio l’eter-
nità la sua metà
Sola tra tante guerre una felice
onesta azione Aizziamo nelle folle
il gioco rimosso e vilipeso
spargiamo l’incompreso
Contro i bolidi d’oro della chiarezza
Oltre il falso univoco
Sotto la calma piatta
giù, prossimi alle feci, al dono raro. Tanto
quello che è chiaro è falso
Quello che è falso è chiaro

da Troppo tardi per Santiago, Aragno, 2015

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