Tre poesie inedite di Rita Imperatori

Sub limine


Mi coglie, a volte, la smania di esplorare
la regione misteriosa del sublime
come l’intende chi le oppone
la plaga dimessa del mio dire.

Suppongo sia un luogo di figure
che attendono di scendere a velare
il sentire che tutti ci accomuna.

Le penso come il falco giunto a sera,
appoggiato sull’aria ad ali ferme:
un miracolo apparente che seduce
e rischia di lasciarti senza niente
quando riparte e scompare all’orizzonte.

Le sole parole che so usare
somigliano ai passeri comuni
che un breve volo
consegna alla terra e ai suoi tesori:
un verme, un chicco, qualche briciola di pane.

Sotto la soglia,
io canto questo poco che m’incanta
e mi rende capace di capire
lo sguardo paziente del mio cane
e il modo suo gentile di parlarmi.




Il finocchio selvatico e la menta


Non so che affinità ci sia
tra il finocchio selvatico e la menta;
è accaduto però che lei, la menta,
sia nata senza chiedermi consiglio
accanto alla piumosa pianta
tenendo la distanza giusta.
Pare mi guardi, con il suo verde scuro,
a dirmi la potenza di natura.

Ecco, più che sui libri,
da tempo mi chino sulla terra
imponendole il poco che so fare
e chiedendole di prendersi i pensieri
che minacciano il sereno della sera.

Porto con me la vecchia gatta,
prigioniera di un guinzaglio a cui si adatta
come fanno gli umani coi bavagli
in questo tempo denso di paure.
La sola prudenza di cui sa
è quella che le donò una madre
in un luogo e in un tempo sconosciuti.

Come le piante, anche noi due
abbiamo un talento naturale
per accordarci su ciò che ci conviene:
tenerci strette sotto le coperte
e chiamarci ciascuna nel suo modo.
quando una pena ci fa sentire sole.



In principio era il lupo


In principio era il lupo,
cane per fame dopo tante lune.

Da quell’antico patto
discende il nostro sodalizio,
creatura che capisci parole che non hai
e mi conduci dentro il tempo tuo
sottratto a ogni misura di durata.
Senza progetti da portare a compimento,
ogni attimo è perfetto:
contiene il prima e il dopo,
il senso e le ragioni.

Di te mi fido
come di una madre
e ti amo così tanto
che sei carne nella carne.
Altra cosa l’amore per gli umani
a cui serve l’esercizio del pensiero.

Tienimi con te come la palla rossa
e sentirò di nuovo quella dolcezza persa.


Rita Imperatori è nata e vive a Perugia. Laureata in Lettere moderne, ha insegnato Italiano e Storia in Istituti di Istruzione Superiore delle province di Belluno e Perugia. Nel 2007 si è laureata in Giurisprudenza con una tesi in Diritto internazionale. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesie: Ilari disastri (Umbria Editrice), La pelle delle cose (Libroitaliano World, 2008), Ilari disastri. Seconda edizione (Cesvol Editore, 2016), La seconda parte (Leonida 2017), Di questo nostro esistere, puntoacapo 2019. Figura tra gli autori recensiti in P. Tuscano, Poesia e Umanità. Saggi e ricerche di letteratura umbra, Umbria Editrice, Perugia, 1979. Suoi testi, inoltre, sono stati pubblicati in varie antologie. Ha ottenuto riconoscimenti in importanti concorsi letterari.

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