Carlo Molinaro: testi da “Un garbo libero”, Edizioni del Faro (in corso di pubblicazione)

LE QUATTRO POLTRONCINE

Nel recinto d’una casa, su un prato
quattro poltroncine di plastica bianca
reclinate su un tavolo di plastica bianca.

Tutto normale, niente da segnalare.
Le poltroncine si mettono così
per fare ordine o perché non si bagnino
troppo se piove, o si asciughino prima.
Tutto normale. Silenzioso è il prato.
In casa credo non ci sia nessuno.

Casa guardata per caso, passando.
Non so nemmeno il nome del paese,
né altro. Poltroncine di plastica bianca
come milioni ci sono nel mondo.

Deserto è il prato. Si saranno seduti
sulle poltrone a chiacchierare, a bere
qualcosa. Forse a prendere qualche
cattiva decisione, o buona. Ci saranno
stati vecchi ormai dementi, uomini
accigliati o sorridenti, donne a scuotere
il capo per assenso o per dissenso.

Bambini, seduti, non credo: i bambini
non si siedono così. Ma forse in braccio
qualche bambino piccolo, magari
un bambino allattato a un capezzolo
sporto fra vesti lievi. Qualcuno
avrà alzato la voce, qualcuno
sarà stato lì per un’ultima volta
o per la prima volta. Un bicchiere
si sarà rovesciato per un gesto maldestro,
sarà suonato un «non importa, dai».

Si saranno indossati vestiti graziosi
o costumi da bagno. Qualcuno avrà scacciato
le vespe minacciose: «non devi lasciare
macchie di tè zuccherato, Samantha».
Saranno stati chiamati ragazzini
per cena, ammoniti a lavarsi le mani
e a ritirare, dal tavolo bianco,
i pupazzetti finiti di montare.

Deserto è il prato. Le quattro poltroncine
reclinate sul tavolo. Tutto ciò che può essere
successo o non successo, è passato
e io passo oltre, ho guardato per caso,
non so nemmeno il nome del paese.



FONTANELLA DI PERIFERIA

Una ragazza in calzoncini e reggiseno
morbida, rinascimentale
a una fontanella in uno slargo
beve come i passeri, si rinfresca
il viso, si lava le ascelle e un poco
si spruzza d’acqua i capelli.

Questa scena bellissima
questa visione d’oro
gente triste la chiama
un’offesa al decoro.

Io vado un po’ più in là
per non essere indiscreto:
me la ripasso negli occhi, mi siedo
su una panchina, scrivo.




DISSOLVENZA

L’eco è spaziosa dopo i lampi, quando
più non scampi al silenzio della notte:
una nebbia leggera, quieta, inghiotte
il suono, il fuoco, il mare, trapassando

la membrana del sogno, con un blando
vago dolore. Si sono interrotte
le buone furie, le euforie, le lotte
fra docili chimere al tuo comando.

C’è un vuoto qui, un immenso campo aperto
che non rima con nulla. Le parole
cadono come foglie. Un’altra ebbrezza

ora ti culla, un senso in un deserto
di sensi. Lieve, una luce di sole
disegna l’ombra della finitezza.



OSSERVANDO UN BALCONE

Appese alla ringhiera
una maglia rossa, una maglia nera.
Il sole. Non è ancora il tramonto.
Oltre la portafinestra, una stanza:
se ne vedono oggetti.
C’è chi si consola fumando la pipa
in una casa fra i campi. Le rive
con gli alberi. I vicini
di cui non fidarsi. Ciascuno
ha il suo orto. Una bottiglia, un cane.
C’è chi si consola vagando
fra case di sobborgo. Le rotaie,
i bar poco illuminati. L’erba
nelle crepe. I passanti, le ombre
indistinte. Le voci da un androne.
Ma per ognuno in ogni luogo brucia
il giorno: al secco fumo rosseggiante
è mescolato un umido di cenere.
Più bellezza raccogli più ne perdi:
così ti beffa la felicità.
Eppure mite, indomata una donna
toglie dalla ringhiera
la maglia rossa, la nera, si ritira
in un riparo di sedie e pensieri
semplici, misteriosi.


Carlo Molinaro (Vercelli, 1953), nel 1972 si trasferisce a Torino, ove consegue laurea in Lettere con indirizzo linguistico-semiologico; ha lavorato dal 1977 al 2003 alla UTET, collaborando al Grande Dizionario della Lingua Italiana. Premio Montale, alla prima edizione, con Poesie, in Sei poeti del Premio Montale (Scheiwiller, 1986). Ha scritto due romanzi e, in versi, tra l’esordio con La parola vacante (1982) e l’ultimo L’effimera Commedia (Miraggi, 2016), ha pubblicato più di quindici raccolte, tra cui Tenui chiose al tempo (1992), Quaranta frammenti per Monica (1997),  Entro incerti limiti (2002), Sospeso sogno (2003), l’antologico La parola rinvenuta (2006), Una città (2010), Rinfusi (2011), Le cose stesse (2013), Nel settimo anno (2016). E’ di imminente pubblicazione, per Edizioni del Faro, Un garbo libero

Poeti (di Torino) in 10 righe # 14: Carlo Molinaro
Carlo Molinaro – poesie e altre cose

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