I Settantadue + Uno Versi della Gioia, di Aleksandar Lazni Svećenika

Immagine: San Giorgio e la principessa; affresco attribuito al “Maestro del 1388” – Chiesa di San Giorgio in Lemine – Almenno San Salvatore, Bergamo)



I Settantadue + Uno Versi della Gioia

Gioisce la corolla – per i sette colori
Gioisce l’indaco che ha usurpato il bianco
Gioisce il bianco che tutto genera e racchiude

Gioisce la somma con gli umili addendi
Gioisce chi genera e chi è generato
Gioisce la stirpe che non conosce sonno

Gioisce l’orbita, lo spin, la quasiparticella
Gioisce il cristallo, il centro della simmetria
Gioisce il fumo che si fa asse del mondo

Gioisce la disamara nel vento
Gioisce nascosto il dio del vento
Gioisce del vento fiduciosa l’ala
Gioisce nel nido l’ala che attende il vento
Gioisce nell’uovo l’ala che attende il nido
Gioiscono il nido e il ramo del reciproco amore

Gioisce la legione di Lamed e di Alef
Gioisce perenne e fulgente la Shin
Gioiscono l’Alfa e l’Omega del tempo offerto

Gioisce la bianca pagina al suo vuoto
Gioisce il suo confine che non verrà violato
Gioisce il fuoco e nel fuoco la pergamena

Gioisce la pelle e la giumella che si offre
Gioisce colma e vuota
Gioisce l’acqua portata alla bocca
Gioisce il lievito e il pane e la bocca
Gioisce il capezzolo alla bocca
Gioisce la nocciola e la nocciolaia

Gioisce seduto sull’argine alla controra
Gioisce per il suo primo volo
Gioisce della caduta che non l’ha ucciso

Gioisce l’abete che muore/ l’abete che brucia/
l’abete che torna cenere
Gioisce la cenere che copre il bosco/ la cenere che viaggia nel vento/
la cenere che torna terra
Gioisce la terra ustionata/ la terra che beve azoto e carbonio/
la terra che torna abete

Gioisce l’attesa, così colma e il palpito la solleva
Gioisce la stagione che le dona uno ad uno gli archi all’orizzonte
Gioisce la mano che raccoglie, inuma e solo in ciò che ha scritto dura

Gioisce il silenzio che precede
Gioisce la parola che compie il breve ciclo delle vita e dell’amore
Gioisce il silenzio che ricopre

Gioisce la terra rossa, gioiscono la terra nera e la terra grigia
Gioisce la terra senza colore e la terra di tutti i colori
Gioiscono i colori e l’inesistente nero

Gioisce il midollo che ti riceve
Gioisce il respiro che ti dice
Gioisce il piede che marcia verso te

Gioisce il mio bacio sulle tue labbra
Gioisce il nulla che sa, la sua innocenza
Gioisce e non morirà perché non è savio e non è stolto

Gioisce lo spavento, quale porta che cede
Gioisce la soglia, attraversata
Gioiscono l’incenso e il fumo che la spada non ferisce

Gioisce la sabbia che del deserto fu rosa
Gioisce la sabbia che sarà rosa
Gioisce la pietra che tornerà sabbia

Gioisce l’ignavo che può restare ad osservare
Gioisce come preda il cervo, ché causa ed effetto sono uno!
Gioisce il cane prima del dolore, ché effetto e causa corrono in cerchio

Gioisce la madre dopo lo spavento
Gioisce il figlio dopo il tormento
Gioisce con loro il polline nel vento

Gioisce la malinconia – della sera e del margine
Gioisce la morte quando il mio verso le dice di attendere e
Gioisce l’ora che avrà ancora fiato

Gioisce il tempo che potrà narrarla e dimenticarla e
Gioisce l’oblio che ti donerà la sua neve
Gioisce la neve che sta all’acqua come cenere alla creatura

Gioisce la morte se la mia mano le dice di venire
Gioisce la mano che per prima mostrò di questa luna l’ombra
Gioisce la vita che vuol ricominciare

Gioisce la gioia!

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