Poeti (di Torino) in 10 righe # 22: Andrea Laiolo

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Andrea Laiolo, poeta, saggista, drammaturgo (Asti, 6 giugno 1971) vive a Torino. In poesia ha pubblicato, con le Ed. dell’Orso: Punctus contra punctum, (2004), I sedici soffi del martello (2007) e L’avvento della perfetta pantera (2009); con Joker L’aranceto nel marmo. Misuratezza e ludicizia. (2011); con Achille & La Tartaruga: La neve blu ( 2012) e La città della festa-icona senese (2016). I volumi più recenti sono: La Bellezza. Carme nautico (Aurora Boreale, 2017) e Le parole festive (con Max Ponte), Granchiofarfalla, 2019. La sua prima opera teatrale, scritta con D. Lessio, Le intronate, parlate per giullara sola, risale al 2008 (Joker).

Andrea è solo un rappresentante dell’antica tradizione” scriveva in una proprio nota biobibliografica Laiolo alcuni anni fa. Nel perimetro della sua poetica, che ha utilizzato diversi registri espressivi (lirico, satirico e burlesco, elegiaco, erotico-amoroso) il riferimento alla tradizione, è un punto fermo. Da qui, rigorosa e vigorosa la sua parola poetica, contro ogni trasandatezza formale, opera per ri-costruire o mantenere, con l’attenzione umile del cronista, la dicibilità del mondo.

https://it.wikipedia.org/wiki/Andrea_Laiolo

Intermezzo di Jacopo della Quercia

II.

La linea
dell’Acca Larenzia
la trovai
in una ragazza del popolo,
nella sua morbida muscolatura
tornita dai molti carichi d’acqua
che certo ebbe a portare.

Eppure, non la sentivo ragazza:
con le spalle di sole,
i polpacci luminosi di calore
e i piedi nudi
sul terreno di polvere riarsa,
il suo corpo già aveva
solidità di madre –

e questa linea
già fecondata
io misi nella pietra –
la gioventù materna
io sperai la potesse riudire
in se stessa
l’inerte materia
che m’indugiavo a scolpire.

da Punctus contra punctum, Ed. dell’Orso, 2004, p. 49.



L’avvento della perfetta pantera


“[…] pantheram quam sequimur adinvenimus”
De vulgari eloquentia, I, XVI

I.

Se di te sola il mio canto donneava
di tre città si univa la distanza
in una rosa per la cui fragranza
intorno a te ogni senso si adunava.
Eri di vaghi antenati a Pistoia
misterioso sentore;
eri a Siena la timida gioia
delle madonne, eri il loro colore;
eri, celeste luoia,
nella tua Senigallia luna e albore.

Sei nell’eterno respiro del mondo:
sono eterno io nel tuo respiro.
Nel duomo gotico trova ritiro
l’anima vittoriosa nel profondo
del corpo e della cattedrale al cielo
come preghiera sale:
così tu sei tenuta dentro il velo
dell’atmosfera elevata e astrale
che specchia in te lo zelo
con cui si mostra ad ogni essere immortale.
 […]

da L’avvento della perfetta pantera, Ed. dell’Orso, 2009, p. 54.




UNA SOSTA D’ACQUA

Prima serie

II.

Discendo in te come nel marmo bianco:
e tutto è alto, lucente, terso incanto;
cingo l’ampia liscézza del tuo fianco
e mi vesto del tuo abbagliante manto.

Dal ventre delle montagne discende
la tua bianchezza: montagne che sórte
sono dal mare: il marmo le fende
unendole a sé nella bianca córte.

L’abbagliante chiarezza delle cime
risplende sull’argentea massa d’onde:
un frutto portentoso già s’imprime
dove l’acqua alla roccia si confonde.

Compenetrandoci fino al silenzio
l’onda risana la veglia turbata.
Dalla statura intatta ora licenzio
quanta follia tra noi si era posata.

da L’aranceto nel marmo. Misuratezza e ludicizia., Joker, 2011, p. 18.







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