Mario Luzi, da Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini

Natura, lei
sempre detta, nominata
dalle origini…
                     Com’era,
come stava nella mente
degli uomini e del senso –
                                   in quel carcere in quel vento
molto viva, molto cauta.
Niente le dava, niente le toglieva il tempo.
Tempo era lei stessa, lo era eternamente.
Storia umana che le nascevi in grembo
e in lei ti consumavi
senza lasciare impronta…
                                           Senza?
eppure – ma questo lo ignoravano,
non erano ancora né sapienti
né consci – entro di lei operava
                                       l’universale esperienza.
E ora, tardi, se ne avvedevano in pianti.

(da Estudiant)




L’universo, i morti. Ne immagina
nell’etere gli opachi
o i cristallini insediamenti. Loro
dove stanno? – intende i suoi più cari.
Ne fissa per un attimo quel vago
sfavillio di firmamento,
                                      si sposta
lui, si sposta il desiderio
                                       col suo ago
da stella a stella
in tutto il mirifico quadrante,
e qualcuno ne ravvisa
o crede « ma è un’insidia
del rimpianto, quella» il senso
si ravvede. Con esso gioca a volte,
nelle sue perenni ondate
                                       l’incessante
loro e nostro mutamento.
                                        È vero, è vero
ma persiste il cuore,
                                  l’umano non si arrende.


(da Simone e il suo viaggio)



È, l’essere. È.
Intero,
in consumato,
pari a sé.
                  Come è
diviene
                  Senza fine,
infinitamente è
e diviene,
                diviene
se stesso
altro da sé
                Come è
appare.
             Niente
di ciò che è nascosto
lo nasconde.
                   Nessuna cattività di simbolo
lo tiene
            o altra guaina lo presidia.
                             O vampa!
Tutto senza ombra flagra.
È essenza, avvento, apparenza.
Tutto trasparentissima sostanza.
È forse il paradiso
questo? oppure luminosa insidia
un nostro oscuro
ab origine, ma vinto sorriso?


(da Ispezione celeste)



da Mario Luzi, Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, Garzanti, 1994


SINOSSI
In questo Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini s’immagina l’ultimo itinerario del pittore, da Avignone alla natia Siena; l’accompagnano la moglie Giovanna, il fratello Donato e la moglie di lui, le loro figlie, qualche domestico e un giovane studente, presumibilmente di teologia.
Questo pellegrinaggio, mosso dalla nostalgia eppure mai nostalgico, è anche un viaggio alla riscoperta del mondo e un percorso di purificazione. Iniziatico e sapienziale, certo, con i suoi inferni, i suoi purgatori e i suoi paradisi: ma quest’esperienza estrema conduce immediatamente a una tersa e vibrante percezione della realtà, da cui sgorgano parole nuove, limpide e piene. Parole che sembrano oltrepassare e annullare tutte le precedenti pur trattenendole in sé e ritrovandone prodigiosamente il senso.
Lo sguardo di Simone e dei suoi compagni ci rivela una natura colta in tutta la sua concretezza, quotidiana e terrosa, e in tutte le vibrazioni atmosferiche di un cielo inteso come fattore della terra, come elemento del suo dinamismo. Il Viaggio diventa allora una celebrazione dei sensi che afferrano lo splendore e l’angoscia della realtà, una celebrazione della mente che riesce a cogliere insieme il minuscolo seme che genera la vita e l’insondabile maestà del cosmo, lo scorrere del tempo e la vertigine dell’eternità.
Dalle tavole e dagli affreschi, immagini sacre guidano come visioni un cammino spirituale in cui la fisicità e la trascendenza, la dimensione artistica e quella religiosa trovano il loro equilibrio: la prima sperimentata anche come meditazione e riflessione; l’altra vissuta (o scoperta) in primo luogo nella sacralità dell’esistenza, e riverberata poi nell’architettura del mondo: tanto che la terra e la carne appaiono crudelmente intrise di uno stesso sangue, di uno stesso tormento, eppure illuminate dalla medesima grazia.
Seguendo le orme dell’anziano artista, la tensione lirica si distende quasi nel romanzesco, facendosi insieme epica e metafisica. Nell’altissima densità di significato e di rimandi del Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, Luzi distilla così la paziente, salda saggezza di chi ha attraversato un intero secolo, trasfigurandola in canto e preghiera.

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