Transiti Poetici, a cura di Giuseppe Vetromile

Scrive il curatore: “Le Antologie Poetiche Virtuali sono curate da Giuseppe Vetromile. Ogni Volume comprende 10 Autori, liberamente selezionati ed invitati dal curatore. Sono previsti volumi dedicati a particolari ambiti poetici (poesia emergente, poesia dialettale, ecc.). Le copertine sono elaborate e realizzate da Ksenja Laginja.” e, nell’Introduzione al Numero I, del 21 maggio 2021, chiarisce, in maniera trasparente e diretta i confini dell’operazione:

L’idea di riunire in un Quaderno, seppure “virtuale”, cioè non cartaceo e non pubblicato, testi poetici di Autori di rilievo nell’attuale panorama letterario nazionale, da me scelti ed invitati in base ad un criterio del tutto libero e personale, è nata in considerazione del particolare momento storico che stiamo vivendo, in Italia e nel mondo intero, che ci vede costretti entro le mura domestiche al fine di prevenire il contagio da questo nuovo malefico virus influenzale che sta dilagando dappertutto. In questo triste periodo non è possibile organizzare incontri culturali, presentazioni, convegni o altre attività letterarie alle quali noi poeti e scrittori teniamo tanto. Ci manca quest’aria di libertà creativa da condividere, ma certamente la propria salute e quella di tutti è un bene da salvaguardare in modo assoluto e prioritario. Bisogna fare questi sacrifici e rispettare le regole imposte e consigliate. Stare a casa. Ma se da un lato questa improvvisa e inaspettata necessità ci costringe a cambiare modo di vita, dall’altra può favorire il recupero di antiche e sane abitudini: lo stare più tempo a riflettere, a leggere, ad ascoltarci, a stimolare il nostro senso artistico. Con serenità e dignità. La poesia è il mare comune nel quale potremo navigare: che ognuno di noi sia il capitano, il mozzo, il marinaio che autonomamente svolge la sua funzione a bordo, in modo che tutti insieme coordinandoci e integrandoci, possiamo tenere la rotta giusta, anche in questa burrasca. Se non possiamo darci la mano, né abbracciarci, che sia la poesia quel filo sottile di passione e di entusiasmo che ci potrà tenere uniti nel buio, buio causato a volte da noi stessi con le nostre malefatte e il nostro egoismo, la nostra velleità di primeggiare sull’altro a tutti i costi; o buio provocato a bella posta da altri per manovrarci meglio, a nostra insaputa. In tutti i casi, l’arte e la cultura sono le armi di cui disponiamo per far luce e farci luce. E quindi la poesia: la verità del cuore che si espande nell’aria e contagia positivamente il nostro prossimo, gli apre occhi e mente, favorendo conoscenza e consapevolezza, responsabilità e solidarietà. In questo primo volume di Transiti Poetici ho invitato dieci poeti diversi tra di loro per età, per stile e per contenuti, ma che sicuramente profondono nella poesia tutto il loro impegno e con grande professionalità. Li ringrazio per aver aderito a questa mia iniziativa.

Ora, giunti al numero XXVII, è facile fare la conta, almeno in linea teorica, degli autori proposti: duecentosettanta, ai quali è stata data voce, spazio e, questo dà la misura della grande dedizione e passione, anche un breve, ma attento, commento critico.


Nessuna distanza, nessun tono censorio e giudicante, nessun proclama: solo l’appassionato lavoro di un poeta che ama la poesia – proposizione che si declina naturaliter con la poesia degli altri.
Ammirato dalla costanza e dalla dedizione alla causa, prima ancora che della qualità (della quale ognuno potrà farsi una propria idea sfogliando virtualmente le antologie, che anche stampate rispecchiano precisione ed estetica non banale, nell’archivio di facile consultazione al link di Le Antologie di Transiti Poetici) credo che l’azione primaria da compiere sia lèggere: non può che generarsi un qual sentimento di riconoscenza.

Ovviamente, poi, ognuno – compreso il sottoscritto – potrà allargare il perimetro, toccando zolle molto calpestate nel dibattito e nella dialettica sul fare poesia oggi: c’è troppa poesia? come e se accordare quantità e qualità? (cos’è la qualità?) cosa si perde, cosa resta? Domande e sentenze che si possono esprimere anche in versi (la metapoesia è filone tutt’altro che esangue…), magari autocitandosi: “tutti ciarlavano, oscene le lingue si ammucchiavano come corpi in orge/ nessuno ad ascoltare”.
Potenziali pagine e pagine di considerazioni.
Ma qui e ora mi accontento di una risposta molto (senza scusanti: troppo!) semplice, da lettore di poesia (che vorrei applicare non solo a questa bella iniziativa, ma a molte altre e in generale al fare poesia): finché non ogni componimento, e nemmeno ogni autore, ma anche solo ogni numero (o ogni raccolta) mi offrirà un componimento o parte di esso o anche un solo verso, su cui fermarmi, da sottolineare o copiare o di cui semplicemente godere, non potrò che ringraziare chi scrive e chi, pazientemente e con impegno, favorisce la circolazione della poesia. Di molta poesia, di troppa poesia.
La mia voce sarà confusa, si perderà, non emergerà da quella della moltitudine poetante? (nel 2005 scrissi già, un po’ profeticamente, ma era facile, di nebulosa poetante e di polverizzazione; ora siamo alla molecolarizzazione…). Va bene, saranno contenti i realisti terminali che mi fornirono la bella immagine (spero di renderla adeguatamente) dove la caratteristica dominante della poesia contemporanea è quella della polifonia, della sovrapposizione delle voci, dell’accatastamento dei linguaggi. Oppure ci faremo cercatori più attenti di quelle voci, che forse non troveremo per il troppo vociare: è un rischio, ma va accettato.
Ci pensino i critici, se ve ne sono, a dire quanta e quale e perché. Discorso lungo, per le potenziali pagine e pagine…
Però sinceramente diffido da chi scrive versi e lamenta che troppi altri scrivano versi. Brutto presupposto, per chi s’affonda, lotta, si perde, resuscita nella parola poetica.
In conclusione, banalsemplicemente: grazie a Giuseppe Vetromile. E grazie a chi offre poesia.

Per chi vuole affrontare questa piccola moltitudine poetante: https://antologieditransiti.blogspot.com/

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