Da Poesie della crudeltà, di Antonin Artaud

Fotografia: Artaud in un ritratto giovanile, pag. 220, op. cit.

da Artaud, Poesie della crudeltà, Stampa Alternativa, 2002/2009
Traduzione e cura di Pasquale Di Palmo


***

Nelle sere fantastiche che profumano di leggenda
L’innalzamento immenso delle cattedrali d’oro
Solleva i suoi legni che bruciano in lande deserte

Le vetrate trasparenti dove si dipingono ancora
I brandelli fuggitivi di un giorno scolorito
Lasciano salire dal fondo delle volte oscure
L’irradiamento azzurro delle bellezze mistiche.

La cenere della notte lentamente si accumula
Attorno ai neri portali dove esce il sacro incenso
E i lumi sfavillano nell’ombra dei cori.

La pianura si è annerita per la notte che avanza,
Gli alberi che fissavano i suoi profili solenni
Ora sonnecchiano nell’angoscioso silenzio.

da Prime poesie (1913-1923), pag. 45



Preghiera

Ah donaci dei crani di braci
Dei crani bruciati dalle folgori celesti
Dei crani lucidi, dei crani reali
E attraversati dalla tua presenza

Facci nascere ai cieli interiori
Crivellati da un’infinità di abissi
E fa’ che una vertigine ci trafigga
Con un’unghia incandescente

Saziaci noi abbiamo fame
Di emozioni intersiderali
Ah versa larve astrali
Al posto del nostro sangue

Distaccaci. Dividici
Con le tue mani di braci taglienti
Aprici queste strade cocenti
Dove si muore lontano dalla morte

Fa’ vacillare il nostro cervello
In seno alla sua scienza
E strappa la nostra intelligenza
Dagli artigli di un nuovo tifone

da Tric trac del cielo, pag. 119



Estasi

Braciere argentino, brace profonda
Con la musica della tua interiore forza
Brace traforata, liberata, scorza
Impegnata a liberare i suoi mondi.

Ricerca estenuante di me
Penetrazione che si sorpassa
Ah, congiungere il rogo di ghiaccio
Allo spirito che lo pensava.

Il vecchio inseguimento insondabile
Si stravasa in godimento
Sensualità sensibili, estasi
Ai cristalli che cantano veritieri.

O musica d’inchiostro, musica,
Musica dei carboni sepolti
Dolce, grave che ci libera
Con i suoi fosfori segreti.

da Saltamartino, pag. 135




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