“Rosette (quartiere cosmico)” di Daniele Beghè

Daniele Beghè, Rosette (quartiere cosmico), Arcipelago itaca, 2021. Prefazione di Matteo Pelliti

La poesia di Daniele Beghè, nelle sue prove d’esordio e, soprattutto, nell’ultimo Rosette (quartiere cosmico) si connota sia per la versificazione libera e diretta, esplicita e antiretorica, con andamento narrativo e finanche discorsivo, che trova foce negli inserti prosastici a corredo dei titoli di sezione, sia – essenzialmente – per lo sguardo che esercita su luoghi e soggetti ispiratori della sua serie di componimenti.
Se il titolo ammicca ad un ossimoro tra un qui e un altrove o, almeno, una dilatazione della visuale di riferimento, facendo ipotizzare una simmetria, come scrive Matteo Pelliti nella Prefazione, nell’insieme della raccolta si coglie, in realtà, una marcata asimmetria. Prevalenti sono, infatti, i testi, sempre per citare Pelliti, orizzontali, tra case e quotidianità, condominii e condòmini, bar tabacchi, esplorazioni di quartiere, biciclette, pianure e luoghi vicini a Parma. E la galleria di personaggi che affollano la raccolta hanno una concretezza, talora straniante, ma palese. La citazione del Riccardo di Gaber rende bene l’atmosfera di alcune sezioni.
Screzi di nostalgia, di leggerezza ironica, di umanità partecipativa e l’affiorare di interrogativi –  sul limite tra la poesia civile e la riflessione personale – si innestano nella trama del racconto – perché ciò, in fondo, vuole essere l’intera opera – a realizzare un modus a cui Beghè resta fedele dal primo all’ultimo verso. Anche in quelli nei quali, alzando lo sguardo verso “spiccioli di stelle”, la “proiezione cosmica” s’innesta non su una rarefatta metafisica, ma – notevole! – partendo dall’osservazione delle frattaliche geometrie di un “broccolo romano”!
(A.R.)



(dalla prefazione di Matteo Pelliti, “Dalla simmetria vegetale al Cosmo: la poesia di Daniele Beghè)
«…una prima osservazione che mi pare opportuna per descrivere la poesia di Beghè è che sono testi che sono teti che “prevedono il lettore”, e questo non è più un dato scontato in certa poesia contemporanea. Questo comporta che la sua poesia si faccia sempre accogliente per l’esperienza comune, condivisibile, empatica e, all’interno di essa, capace di illuminarne gli elementi stranianti, incongrui, paradossali. […]
Un viaggio per cerchi progressivamente più ampi, dalla Casa al Cosmo […]
Si parte così dalla prima delle dieci “rosette” in cui il libro è suddiviso è…[…] Abitazione principale [dove] la casa […] è indagata come come oggetto ultra-quotidiano e, per questo stesso motivo, oscuro, perturbante, ignoto.
[…] le tre rosette centrali della raccolta, infatti, Condominio, Quartiere, Bar Tabaccheria Galaxy, costituiscono un quadro omogeneo e organico, un punto di vista sul mondo illuminato da luci al neon di bara anni Settanta (…) dove si presentano via via la faccia buona di una badante (…), perturbanti inquiline tatuate (…), affascinanti operaie trasformiste (…), ma anche vecchi totemici come Delmo (…), o bionde russe sui tacchi (…) dove il Bar Galaxy diventa palcoscenico, teatro, cinema di una varia umanità, studio antropologico implacabile (…) ma sempre partecipe, quasi empaticamente complice di quei luoghi, di quella luce. E’ proprio nell’empatia, nell’ironia leggera del tratto che Beghè usa per dipingerli, che rivivono in versi questi personaggi in carne e d ossa […] e che connotano in modo indelebile il tessuto umano del quartiere descritto.
[…] Ed è nelle ultime due conclusive “rosette” [Quartiere cosmico, Ultima rosetta] che Beghè risolleva lo sguardo dall’orizzontalità storica del paesaggio, alla verticalità metafisica della ricerca di un’ordine, di una simmetria perduta, eppure presente come traccia segreta, geometrica, permanente dento le cose e il Cosmo al tempo stesso».


OFFICINA

Dietro questa bascula
sverniciata splende la mia officina.

Appesi al quadro sopra il banco
pinze, estrattori e chiavi a brugola,
un tiraraggi, un ferro
per smagliare la catena,
la foto di una tundra brulla
dove nulla manca.
(neppure il flash di un topinanbur giallo)

Se entri ti mostro l’arte della riparazione.

(pag. 25)



TATOO

Una superficie corporea sale,
completamente tatuata, le scale,
è l’inquilina dell’ultimo piano,
la nuova iscritta all’anagrafe
condominiale. Dall’occhio magico
le tre Marie, hanno visto la vampa
che le avvolge il collo e il serpentello
che esce dalla manica. Il panico
invade la tromba. Poi attraversa
il pianerottolo, suona, timida
la voce chiede il sale. Normale.

(pag. 34)



IL GIOCO DELLE FRECCETTE

Il maestro non accetta sfide,
visto che anche il più maldestro
potrebbe batterlo nel punteggio,
si allena sempre in solitudine,
mira sempre, e sempre ci prende,
come fosse un tiratore al circo,
la sottilissima cornice e sterna
del bersaglio. Questa era la usa arte
suprema. Solo una volta prese il centro,
da quel giorno nessuno al bar
lo vide più. Al massimo saluta
con un cenno dal marciapiede.

(il maestro potrebbe chiamarsi Riccardo
e giocare invece a biliardo)

(pag. 53)



TRA I FIGURANTI

Gli ultimi rimasti – per sottrazione sono il resto –
si sputano nelle mani ricche di calli
e senza voce continuano a dissodare,
isolati da una realtà manomessa:
strada dei sapori, cammino storico,
palio dei somari, ambiente Unesco,
pittoresco,
rustico falso tipico, fedifraga
ruralità penetrata, imene plastico,
diaframma ad uso e consumo del re
agriturista, bomboniera, restauro
lustro, campagna senza fatica
che ripropone finta la fatica.

(pag. 71)



FRATTALI

Ho sentito alla radio un’astrofisica
parlare del nostro quartiere
cosmico ed ho pensato

a queste quattro strade a perpendicolo
alla cima di un broccolo romano
alla geometria dei frattali.

Lei che osserva col telescopio starways (to heaven?)
e i buchi neri e io che tasto toponomastica>
e buche nere d’asfalto.

in un gioco
grande/piccolo – chiaro/scuro
che si ripete come un otto rovesciato

in un gioco
grande/piccolo – chiaro/scuro
che si ripete come un otto rovesciato.

………………….
…………………………………………………..
…………………………………………………………………..

(pag. 83)


Leggi anche:
““Rosette (quartiere cosmico”: i versi di Daniele Beghè’”, di Stefano Vitale, su Il giornalaccio



Daniele Beghè è nato a Parma, dove vive. Ha frequentato il liceo scientifico e poi si è laureato in Economia e Commercio. Dopo alcuni anni di lavoro alle dipendenze di un’azienda privata, dal 1994 è attivo nell’ambito della formazione professionale in campo economico e giuridico. Pur essendo da sempre appassionato lettore di poesia, ha cominciato a scrivere soltanto nel 2007. Le sue poesie sono presenti in diverse antologie. Nel 2016 ha pubblicato la sua opera prima “Galateo dell’abbandono” come premio in seguito alla vittoria del concorso per sillogi inedite indetto dall’Associazione culturale Tapirulan di Cremona. Ha vinto il “Premio Speciale del Presidente della Giuria” al concorso “Interferenze” del festival Bologna in Lettere. Nel 2018 ha pubblicato il libro di poesie “Quindici quadri di quartiere ed altri versi” (edizioni Consulta libri e progetti di Reggio Emilia). La pubblicazione è il premio riportato per la vittoria del concorso per inediti dedicato all’intellettuale e poeta reggiano Luciano Serra. Alcune poesie da “Galateo dell’abbandono ”sono state tradotte dalla poetessa francese Marilyne Bertoncini e recentemente pubblicate in Francia sulla rivista “Recours au poéme”. Nel 2020 la sua silloge breve Boomerang è stata pubblicata nel Quarto repertorio di poesia italiana contemporanea, edita da Arcipelago itaca.




Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...