Stefania Bortoli, Con la promessa di dire, Book Editore, 2016


Nonostante la citazione, nel corpo della sezione centrale, del poeta coreano Ko Un: «i poeti sono avventurieri che descrivono/ il massimo dell’universo con il minimo delle parole», Stefania Bortoli, in quest’opera – almeno nelle prime sezioni – non procede per lisi e sottrazioni del tessuto testuale, ma compie ampie escursioni, stratificazioni di rimandi e situazioni, commenti – talora cronachistici, tal altra iperletterari o metapoetici-, versi fulminanti o insistite interrogazioni, il tutto amalgamato con esiti differenziati nelle varie sezioni (Ascolto e silenzio; Il femminile e la parola; Lettera; Terra di vetro; Tra memoria e desiderio). Per esempio, nei testi di Terra di vetro, il registro sembra accogliere il senso della citazione di Ko Un, procedendo verso una certa azione di rarefazione e spoliazione:

L’inverno è la stagione dei poeti ombra
sempre più necessari quando
il tempo è mancanza per cui si muore.

Quando il tempo interiore si spezza
siamo naufraghi senza altrove…

A sera avverto l’assenza
come un residuo di tempo che tace.

(pag. 45)

L’autrice cerca, in tutta la raccolta, una propria misura tentandone di moderatamente diverse, e ognuna apporta un timbro concorrente alla costruzione di una silloge che pone comunque al centro una postura unitaria di osservazione (visiva, come in Watamu), interrogativa e riflessiva dentro il mondo, o nell’imperscrutabile diaframma tra la manifestazione e l’ombra, tra l’albero che dice stormendo e le radici che occultano o parlano con altro, più profondo linguaggio.
Una caratteristica che chiarisce, in parte, quali siano le occasioni ispiratrici di Stefania Bortoli è l’ampio ricorso alle note, raccolte a chiusura del volume, che indicano e precisano inserti, situazioni, motivi trattati o accennati nei componimenti. Componimenti che, come accennato, specie nelle prime sezioni si dipanano con ampiezza e dovizia di contenuti. Si legga, ad esempio il testo a pag. 24, Vienna, Bergasse 19 (che, viene precisato in nota, è l’indirizzo della casa dove Sigmund Freud visse dal 1981 al 1938), dalla incisiva chiusa:


Vienna, Bergasse 19

Vedi
spaziosa è la prospettiva
l’ascolto e le stanze della solitudine
hanno tre finestre
dentro ai giardini del desiderio.

Velluto rosso la stanza dell’attesa
Passione liberty trasparente sul vetro.
Vólti di donne guardano fragili vite
immaginando il lavorio del pensiero.

Talvolta sono speranze recise
          sull’arcano cielo dell’ombra
silenzi imbrigliati
nelle vertiginose discese.

Schemi di nuvole
nel labirinto del sintomo.

E sulla scia dei sentieri
           l’agile passo di Gradiva
verso il movimento della parola

silenzio interiore.

Ascoltare – essere ascoltati
quale desiderio più umano?


Mentre il versante simbolico o visivo poggia su alcune famiglie di lemmi, quali – in complemento – «ombra» e una vasta gamma di colori, in tutto il dipanarsi dei testi, a cominciare dal titolo della prima sezione (Ascolto e silenzio), una tra le parole chiave: «silenzio» (e correlati: «pagina bianca»; «il corpo della parola è fatto di intervalli»; «racconto del mio silenzio» ecc) s’afferma più d’altre, con quel suo significativo collidere con la necessità della parola, «con la promessa di dire», e funge da lievito dei testi tra i più riusciti.


Il sogno della montagna di neve
ha il sapore del sottile silenzio
che tiene sospese alcune cose.

Solo gli sguardi vedono
si voltano verso l’addio delle ombre.

Sulla terra immaginaria
la solitudine estrema viene raccontata
precede la verità
memoria del corpo che misura
questo silenzio fino alle lacrime.

Mancano quelle parole
che sono ciottoli levigati con le mani
acqua dolce di fiume raccolta
            sotto le nostre lingue.

Con la promessa di dire
le cose che si scelgono
          per amore della vita.

(pag. 16)

Leggi due inediti di Stefania Bortoli


Stefania Bortoli (Thiene, Vicenza, 1960) si è laureata in Pedagogia all’Università di Padova con una tesi di Estetica e Psicoanalisi. Vive a Pove del Grappa ed ha insegnato Lettere al Liceo Artistico di Nove. I suoi interessi si muovono tra letteratura, fotografia e viaggi. In versi ha pubblicato: Voci d’assenza (Ed. Artistica Bassano, 2012) con Prefazione di Stefano Guglielmin, Con la promessa di dire (Book Editore, 2016) Menzione d’onore al XXXII° Premio L. Montano. Figura nell’antologia “Blanc de ta nuque” – Uno sguardo (dalla rete) sulla poesia italiana contemporanea (vol. II, 2011-2016, ediz. Dot.com Press). Presente nei libri d’arte: Orizzonte terraqueo– laboratorio di Lettura e Scrittura Poetica di Artémis – Pittori in Acqua. (2008), Il colore del disgelo, con la pittrice Graziella Da Gioz (2017).

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