I Landays, forma poetica tradizionale afgana: una minima ricognizione nella rete

Photograph/Seamus Murphy
da: static.poetryfoundation.org/o/media/landays.html


Difficile volgere lo sguardo sulla poesia d’oltrefrontiera, anche per un soggetto come me abbastanza disancorato dalla attualità (se non dalla realtà), senza che questo si diriga verso gli ennesimi accadimenti sofferti da parte del popolo afgano e in particolare dalle donne afgane.

Il landay è una forma poetica tradizionale afgana composta da un singolo distico, di nove sillabe nel primo verso e di tredici nel secondo. La forma poetica, tradizionalmente cantata ad alta voce, spesso anonima, è stata probabilmente portata in Afghanistan dai nomadi ariani migliaia di anni fa. “Landay”, in pashtu, significa “serpente corto e velenoso”, probabilmente un’allusione alla sua lunghezza minima e all’uso del sarcasmo.

Ne sono venuto a conoscenza non molti anni fa, attraverso il concorso organizzato dall’Associazione il Mondo delle idee, dedicato a Rodolfo Valentino, nel quale era stata inserita una sezione dedicata alla forma poetica del landays. Ma non me ne sono mai occupato specificamente, quindi – senza millantaggi – propongo alcuni indirizzi di siti e blog che hanno meritoriamente dedicato spazio a questa forma poetica, che oggi, se possibile, assume valenza che va ben oltre l’aspetto meramente letterario, aldilà delle affermazioni, che a volte possono apparire di debole didascalia, che la poesia non è mai solo un mero esercizio letterario.

Landays – Distici delle voci, su Cartesensibili

Il lungo percorso relativo alla raccolta e alla diffusione dei landays (o landai) promosso da Vittoria Ravagli in cartesensibili rintracciabile in tutte le sue fasi seguendo i links ivi riportati.
Riporto alcuni esempi, tra i molti -landays canonici o semplici distici – raccolti:

Non scaglia ma leviga i sassi
la pazienza assaltata, li affila di luce.
(Anna Maria Curci)

Il mondo: luogo per vivere.
Per me è solamente luogo per morire.
(Valeria Serofilli)

[…]
.
sulle mani ho segnato rose
con tutte le spine pungolerò il tuo cuore
.
nomade la testa il cuore
ma nel sangue fitto e rosso sta il mio nome
.
gioco di mille carovane
il mio tempo è in tutte le altre sorelle
(Fernanda Ferraresso)


Landay: due versi per scoprire un mondo femminile intimo e nascosto, di Marco Ribani, su Versante Ripido

L’autore definisce in maniera chiara e estesa che cosa è il Landay e qual è la sua collocazione sociale e culturale, e conclude proponendo alcuni landays originali di donne afgane alcuni dei quali tratti dalla preziosa fonte informativa: http://www.poetryfoundation.org/media/landays.html
Ovviamente, con la traduzione, la metrica originaria resta sullo sfondo, ma domina con purezza l’intensità originaria:

***
Mi avete venduto ad un vecchio, padre
Che Dio distrugga la vostra casa, io ero vostra figlia.

***
Talebano, mi proibisci di andare a scuola.
Non farò mai la dottoressa. Pensaci bene: un giorno ti ammalerai.

***
Mi viene impedito di andare a scuola
perché l’unica cosa che devo imparare é la sopportazione.

***
Tu mi hai rinchiuso in una stanza.
Ti maledicano i miei piedi, a passo di danza.

“Abbracciami in un giubbotto suicida”. I Landays delle donne afghane e il possibile canto di ogni donna, su La sfinge senza enigmi – Per una poesia sopravvivente, il 16 marzo 2014.

************
Abbracciami in un giubbotto suicida
ma non dire che non ti darò un bacio.

Embrace me in a suicide vest
but don’t say I won’t give you a kiss
.


************
Farò un tatuaggio col sangue del mio amante
che farà arrossire ogni rosa nel giardino verde.

I’ll make a tattoo from my lover’s blood
that feel shame every rose in the green garden.


*************
Mi hai venduta a un vecchio, padre.
Possa Dio distruggere la tua casa, ero tua figlia.

You sold me to an old man, father.
May God destroy your home, I was your daughter.



La giornalista e scrittrice Eliza Griswold e il fotografo Seamus Murphy hanno girato l’Afghanistan a caccia di queste poesie popolari. (di seguito brani tradotti dall’articolo “Landays”di Eliza Griswold) – (traduz. di Simonetta Longo)

[…] Tradizionalmente, i landays sono cantati ad alta voce, spesso al ritmo di un tamburello (che, insieme ad altri tipi di musica, è stato vietato dai talebani dal 1996 al 2001, e in alcuni luoghi lo è ancora).
Un “landay” ha solo poche regole formali: deve avere ventidue sillabe, nove il primo verso, tredici il secondo; la poesia si chiude con il suono “ma” o “na”, solo a volte c’è la rima. “In pashto, i landays hanno una cadenza interna da una parola all’altra, come una sorta di ninna nanna che smentisce l’acutezza del loro contenuto che si distingue non solo per la sua bellezza e arguzia, ma anche per la sua capacità di articolare una comune verità sulla guerra, la separazione, la patria, il dolore o l’amore. All’interno di questi cinque tropi principali, i distici esprimono una furia collettiva, un lamento, un semplice scherzo, l’amore per la propria casa, il desiderio che la separazione finisca, una chiamata alle armi. Tutto questo fa svanire quella solita immagine della donna pashtun come nient’altro che un fantasma muto sotto un burqa azzurro”.

I Landays hanno avuto inizio tra i nomadi e i contadini. Erano condivisi attorno a un fuoco, cantati dopo una giornata nei campi o ad un matrimonio. […] Il conflitto ha contribuito alla globalizzazione . Ora le persone condividono landays virtualmente via Internet, Facebook, sms, e la radio. Non è solo l’oggetto che li rende scabrosi. I Landays sono per lo più cantati, e il canto è legato alla licenziosità nella coscienza afghana. Le cantanti sono viste come prostitute. […] Di solito in un villaggio o una famiglia una donna è più abile di altre nel cantare i landays, ma gli uomini non hanno idea di chi sia.

Tempiquieti e landays- Vittoria Ravagli presenta il percorso, su Il Mondo delle Idee, 16 ottobre 2017


Landays: Poetry of Afghan Women, su Poetry Magazine di Poetry Foundation, 2018

Propone integralmente l’articolo, citato nell’articolo precedente, “Landays” di Eliza Griswold con le intense immagini del fotografo Seamus Murphy e numerosi Landays.
E’ un racconto veramente prezioso e consigliato.
La versione originale è in inglese, ma può essere facilmente fruita anche nella efficace traduzione opzionabile su Google.

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