Poeti (di Torino) in 10 righe # 26: Valentino Fossati

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Valentino Fossati è nato a Genova nel 1974. Laureatosi al DAMS di Bologna con una tesi sulle antologie di poesia italiana, vive da molti anni a Chieri, nella cintura torinese. Ha pubblicato in versi: Gli allarmi delle stelle (Marietti, 2007, riveduta per CartaCanta, 2018), La gioia (Ladolfi, 2014 con prefazione di Giancarlo Lauretano) e Inverno (CartaCanta, 2016, con prefazione di Massimo Morasso Davide Rondoni). Ha pubblicato, inoltre, Accademico di nessuna accademia. Conversazioni con Gianni Scalia (con Guido Monti, per Marietti, 2010) e testi teatrali (Quel grido dell’altra notte, 2005 e Alba infinita, 2008). Presiede il Comitato di Lettura (sezione Poesia) del Premio InediTO – Colline di Torino, al quale collabora dal 2005

La poetica di Valentino Fossati si è mossa fra memoria e tormentata nostalgia , «conscio e inconscio, in un mondo segnato dalla sofferenza» (Massimo Morasso) e dalla pronuncia sempre tesa al connubio con la più profonda e nuda sincerità della parola poetica, nella quale «il coraggio è l’impudicizia/ di chiamare tenerezza la tenerezza./ Dolcezza la dolcezza.» (Luigi D’Alessio). La forma poetica incontrata nei primi libri, un controllato lirismo narrativo spesso confinante con la prosa (Giulia Bravi), in Inverno lascia spazio a una lingua essenziale che proietta i suoi nuclei sulla pagina in forme frante, nebulizzate, disperse nelle distese silenziose degli spazi bianchi, ma nelle quali il segno verbale si incide in significanti di densa reiterazione.


We never talked about it

Anche lui aveva capito in un istante
che la questione principale era la notte.
E anche lui, se mai immaginava un altrove,
lo sentiva in una stanza bianca
con suo padre, una culla
e le sue cure.

Ma una cosa sola voleva salvare,
prima di andare, prima di sparare:
la ragazza di Digione, le altalene
mentre suonava il nastro We never talked about it
e la ruotavano nel cielo
sola, da una parte all’altra,
i soffi brevi della luce.

(da Gli allarmi delle stelle, Marietti 2007, CartaCanta – 2018)




* * *

Prima dell’alba la pioggia a novembre
tocca gli angoli, sporca
le luci dell’autobus

e lentamente sbiadisce il tuo colore.

“Tutto muta, si muove” –
hai detto –
                     anche questo,
andando via,
traversando di fretta il primo ingorgo.

Ha già aperto la porta – lui –
ad ogni ombra,
incontrato i suoi portici
raggiunto il primo treno…

Ma la tua luce nei suoi occhi
fu vita piena – la prima –
il perdono
che da sempre aspettava

e fu sereno, finalmente
in pace
sapendo il vento, ora,

che soltanto quella luce gli dava.

(da La gioia, Marietti, 2012)




* * *

[….]

Poi


il bagliore che segnò –



                                   (il tuo
                                            incanto)



scandì l’inizio
martellando



il buio



                                      indelebile



(buio-cristallo)…



                         Si costeggiò inaspettata



                                                                       d’un soffio


                                                                                          Bologna


intraviste le torri illuminate,




le file di banche




hotel
         visitati dagli angeli




Bologna….



                                                                     Quanto tempo bruciato



quanto tempo a venire
incenerito…


Trascolorava il campo
                                      trascolorava


l’erba del campo
come paglia




tenerezza




il brusio d’estate



                                                    di tutte le nostre
                                                    estati



tornasse un istante
                                       quel brivido

in terra



                   dell’autunno venturo


                  verso l’inverno…



Viadotti immensi
(alla fine)



l’inverno.



(da Inverno, CartaCanta, 2016, pagg. 57-60)

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