Poeti (di Torino) in 10 righe # 27: Roberto Bertoldo

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Roberto Bertoldo, nato a Chivasso nel 1957, vive a Burolo (TO). Laureato in Lettere si è dedicato all’insegnamento nelle scuole superiori. È autore di romanzi, racconti e importanti saggi filosofici, tra cui Nullismo e letteratura (1998, 2011) e Principi di fenomenognomica (2003). Dal 1996 ha diretto la rivista internazionale di letteratura Hebenon e dirige la collana di poesia Hebenon presso le edizioni Mimesis. In poesia ha pubblicato Il calvario delle gru, La Vita Felice, 2000 (traduzione inglese: The calvary of the cranes, New York, 2003); L’archivio delle bestemmie, Mimesis, 2006; Pergamena dei ribelli, Joker, 2011; Il popolo che sono, Mimesis, 2015; Victims’ Cram: Selected Poems 1965-2015, Chelsea Ed., 2016.

La poetica di Roberto Bertoldo si muove con modalità e tematiche coerenti, ripetute, insistite. Una poesia frontale, declinata in una prima persona, di grande densità semantica, di “simbolismi taglienti e linguaggi calibratissimi” (S. Montalto). Un inusuale lirismo ruvido, funzionale allo scavo spietato, alla denuncia (e autodenuncia) – nelle varie raccolte – della vacuità della parola, delle debolezze morali e degli opportunismi imperanti nella letteratura (e nei letterati), nella condizione e nei comportamenti umani, negli atteggiamenti dei potenti e dei politici e, in definitiva, nella Storia, “luogo non della verità, ma dell’inganno e del mercimonio”(S. Aglieco).

https://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Bertoldo

I.
La tua solitudine è un risvolto incauto
e sfiora gli orridi che sanno di cornice
nel nostro carteggio di vetrata.
Anche se una stella
di luglio rovina alle stuoie
breve arrugo la terra e infamo.
Non è altro la distanza:
un buco che odoro, una – gramma
di vuoti a rendere.
Tu che sei il mio singhiozzo
e la mia deriva,
la lontra che incede nel fertile.

da Il calvario delle gru, La Vita Felice, 2000


L’ultima

Signori, io ho appesantito la pioggia
con le lacrime delle bestie
che avete gettato nella fangaia
insieme a questi versi che ho lucidato
per accogliere il grido che risale
dalle orde, al clivo dei mattatoi.
Ma io sono di questa carne il peccato
che piange, l’onere promiscuo
che raffina la mattanza.

da L’archivio delle bestemmie; Mimesis, 2006, pag. 17


* * *
Voi la sentite respirare, sentite l’aria
di questa poesia di cloaca. Lo sappiamo.
Siete infami. Sappiamo la rendita delle vostre scarpe.
Voltate la testa nel senso della storia,
siete l’apparenza che gloria se stessa
così come nel falò la carta che si sgretola.
Sulle dita avete l’inchiostro, lo sappiamo.
Lo sappiamo perché noi ce l’abbiamo nel cuore.

da Pergamena dei ribelli, Joker, 2011, pag. 53


I popoli

Spesso i popoli sono di sabbia efferata,
sbriciolati dalle brezze del tramonto non valgono
che il frastuono dei loro applausi più vili.
Sono popoli addomesticati dal disonore
e hanno mani di carta assorbente.
Che me ne faccio io di tutte le macchie
che vedo sulle strade e delle altre che creo?
Lenisco il paradiso perché voglio l’inferno
anche nelle mete e negli spiccioli dei sogni.
E conteggio ogni carriola che ho spinto
come fosse un croce.

da Il popolo che sono, Mimesis, 2015, pag. 18



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