Alessandro Ramberti, Faglia-Faŭlto. Poesie. Avviamento all’esperanto, FaraEdizioni, 2020

Alessandro Ramberti, Faglia, di Elena Varriale, su La poesia e lo spirito del 12 settembre 2020
“L’ultima opera del poeta Alessandro Ramberti, Faglia-Faulto (Fara 2020) si divide in due parti: la prima è poetica [59 testi in decasillabi con accenti di seconda, quinta e nona, NdA], mentre l’altra è un vero e proprio Avviamento alla lingua internazionale esperanto. Dunque, l’autore ci propone poesia e lingua e non poteva essere diversamente. Lo studio delle lingue, infatti, lo contraddistingue da sempre (nel 1988 ha conseguito a Los Angeles il Master in linguistica e nel 1993 il dottorato in linguistica presso l’Università Roma Tre), così come la passione e l’amore per la poesia, documentati dalle sue numerose pubblicazioni, dagli importanti premi conseguiti e dall’ottima produzione culturale della sua casa editrice.  Ma torniamo alla poesia, alla sua Faglia. La cifra del poiein di Alessandro Ramberti è chiara: con i suoi versi ci racconta, ci dice come sia saggio, leggero e consolatorio il sentirsi: nient’altro che un umano / terreno fecondo e creativo / un nome-di-fiato ma non vano.La vita è dunque un valore prezioso in sé, per la luce che emana in ogni volto e in ogni fiato. Non è il solitario e dubbioso io a dare significato all’esistere, quel suo chiedersi, struggersi ed interrogarsi sul senso o lo scopo della carne, della pelle e del pensiero avuti in dono, quanto piuttosto il suo umile sapersi porgere o sentire l’altro. Lo scopo per Ramberti è: essere corpi segnaletici / puntati non proprio al vuoto al nulla / bensì a realizzare noi profetici…leggi tutto…

da “Alessandro Ramberti o delle faglie viventi“, di Massimo Parolini, su Versante Ripido del 21 aprile 2021
Alessandro Ramberti, [nella] sua ultima raccolta Faglia (FaraEditore, pg. 141, 2020) […] assieme alle due raccolte precedenti (Al largoVecchio e nuovo) continua un percorso coerentemente teso all’impegno etico e alla proposta di un modello spirituale cristiano, nella convinzione, in linea con molti scrittori e pensatori novecenteschi (fra cui Musil) che la nostra società stia vivendo la decomposizione dell’antropocentrismo, i cui risultati sono stati ben evidenziati dai massacri del novecentesco secolo breve: «Il mondo si merita un disastro?/ Non senti il momento di cambiare/ di dare energia al tuo entusiasmo// di tendere a mete verticali/ avendo fiducia in un messaggio/ che agisca nel senso universale?» L’esaltazione iolatrica dell’uomo post-moderno deve far posto, nel pensiero poetante di Ramberti, all’ épanouissement, parola chiave della filosofia personalista di Mounier, realizzazione personale, sviluppo, ma anche fioritura, radiosità di un volto, che si realizza nella consapevolezza dell’interconnessione, dell’entaglement quantistico che ci unisce, da sempre, agli altri:  «tessuti-intrecciati invero siamo/ abbiamo bisogno del confronto/ coralli di atolli sparsi in mare», «variabili quanti senza date», «noi siamo pianeti interconnessi/  presenze in simbiosi che si attirano/ capaci di dare fuoco al vuoto».leggi tutto...

§
Gli ulivi si eclissano al tramonto
trattengono appena poca luce
la terra ridona alle colline

le sagome mute della notte
le vie si assopiscono e nel sonno
la mano si appoggia sulle ciglia

riverbera il verso di un rapace
felice di scorgere nel buio
la preda. Hai visioni e gli occchi-brace.

(pag. 14)


§
Accanto all’altare e al Crocifisso
spirato con l’ultimo suo grido
tremendo umanissimo straziante

è bene tacere scender giù
nel punto di base da cui parte
la scala che ci indica le tappe

non tutto dipende da noi stessi
ma tanto è quel poco che possiamo
già al primo gradino che confessi.

(p. 25)


§
Qohèlet ci chiama a condividere
domande emozioni sentimenti
a vivere l’ora quotidiana

lo scambio prezioso di empatia
scandaglia la fame di assoluto
conforta con alito dolcissimo

pur anche nel breve dispiegarsi
di quanto agli umani è consegnato
lo stare nel mondo ed il suo farsi.

(pag. 36)


§
L’erede ci sfugge è un nuovo nato
su cui non abbiamo alcun potere
al dunque noi siamo relegati

al mondo nel grembo del sociale
tessuto mutante e sorprendente:
chi sempre può dirsi tale e quale?

(pag. 49)


§
Riponi la forza nel suo fodero
non serve esibirla non è tua
è il transito intenso di un talento

il marchio dell’uomo è fragilissimo
s’illude si stima quando è in vista
ma il buono è nascosto ed è umilissimo

(pag. 63)



Alessandro Ramberti (Santarcangelo di Romagna, 1960) laureato in Lingue orientali a Venezia, ha vinto una borsa (1984-85) per l’Università Fudan di Shanghai. Nel 1988 consegue a Los Angeles il Master in Linguistica presso l’UCLA e nel 1993 il dottorato in Linguistica presso l’Università Roma Tre. Ha pubblicato in prosa: Racconti su un chicco di riso (Pisa, Tacchi 1991) e La simmetria imperfetta con lo pseudonimo di Johan Thor Johansson (1996). In poesia: In cerca (2004, Premio Alfonso Gatto opera prima e altri), Pietrisco (2006, premi Poesi@&Rete e Cluvium), Sotto il sole (sopra il cielo) (2012, Premio speciale Firenze Capitale d’Europa), Orme intangibili (2015, Premio Speciale Casentino, II class. Tra Secchia e Panaro). Nel luglio 2017 è uscita la raccolta Al largo (Premio speciale Cittadellapoesia, III class. Premio Graziano). Con l’Arca Felice di Salerno ha pubblicato la plaquette Inoltramenti (2009) e tradotto 4 poesie di Du Fu: Paese in pezzi? I monti e i fiumi reggono (2011). Con la poesia Il saio di Francesco ha vinto il Pennino d’oro al Concorso Enrico Zorzi 2017. Nel 2019 è uscita la raccolta Vecchio e nuovo (Medaglia d’oro Premio Frate Ilàro 2019, II al Premio Universum Basilicata 2020, I al Premio Russell 2019, III al Premio Paolo Amato Città di Ciminna 2019, III al Premio Tra Secchia e Panaro 2019). Nel 2020 pubblica per FaraEdizioni Faglia-Faŭlto. Poesie. Avviamento all’esperanto

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