Ugo Mauthe, Il silenzio non tace, Ensemble, 2019


In tutta la nuova raccolta, Il silenzio non tace, Ugo Mauthe sviluppa il registro e la modalità che ebbi già occasione di incontrare nella sezione centrale “vivere minuziosamente” della precedente raccolta Minuziosa sopravvivenza, edita da Il Convivio, nel 2018: una serie di testi brevi e brevissimi, di stampo epigrammatico e attentamente sorvegliati, inseriti in una solida cornice concettuale (non a caso le tre sezioni della raccolta si intitolavano: sopravvivere soprattutto, vivere minuziosamente, sopravviversi).
Ora, nel nuovo lavoro, lo stile epigrammatico ed apparentemente aforistico è proposto per tutta l’ampiezza della raccolta. Ma, come è ben osservato nei rimandi critici che propongo a seguire, la valenza di motto, di sentenza è uno degli aspetti, certo immediatamente evidente, ma che non basta a descrivere compiutamente la raccolta. E’ prezioso, a tal fine, soffermarsi sui tre versi che compongono il testo in copertina:
“si inspirano e si espirano
gli spiriti che mai spirano
e tutt’intorno spirano”
E’ evidente che la materia concettuale si lascia permeare da (e si regge su) quella letteraria e retorica, in questo caso su smaccate paranomasie e doppi sensi. Una fusione dai risultati interessanti, antilirici, ma assolutamente non antipoetici.
(A.R.)



Una poesia dalla leggerezza ricercata, perennemente in bilico su molti equilibrismi, alcuni dei quali, specie quelli lessicali, scovati con una certa acribia, spesso con l’obbiettivo di raggiungere quella “funzione poetica” (l’eco, la rima, l’assonanza, la consonanza, l’allitterazione, la paronomasia) di jakobsoniana memoria che Mauthe, come pubblicitario, dovrebbe conoscere bene, e che non sempre ha a che fare con la poesia. La cifra formale è quella del testo brevissimo, a volte al limite dell’aforisma criptico o del koan buddista (“finché non cambiano i pesi nei piatti / è una schizofrenia ben bilanciata”), altre volte dell’haiku ridotto ai minimi termini e tendente ad una circolarità basata spesso sulla parentela sonora di parole in effetti diverse (es. la doppia significazione: “s’inspirano e si espirano / gli spiriti che mai spirano / e tutt’intorno spirano”). Spesso presente quindi il gioco di parole, al limite qualche volta del puro witz verbale  in relazione, diciamo, alla economia  totale del testo, meccanismi che ricordano alla lontana Perec, Queneau e che in effetti hanno una discreta parentela nella letteratura dove, insomma, c’è sempre qualche processo combinatorio in atto. Il lettore deve in qualche modo decidere se è l’approccio formale che si riverbera sulla materia poetica (diciamo sulla sua scelta, o se preferite l’ispirazione) o viceversa, se cioè è quel carattere epifanico e immediato delle “cose” che si realizza e non può che realizzarsi in quella forma, il più delle volte, secca. leggi tutto
da Imperfetta Ellissi, Blog di poesia e altro…, 23 gennaio 2021



Leggendo, viene da pensare che la poesia di Ugo Mauthe sia aforistica. Il poeta riesce a concentrare in pochi versi pensieri più articolati. Mauthe muove la sua poesia attorno a questa immediatezza di lettura. Ma dietro questa immediatezza, si cela la natura del poeta. Non si tratta di frasi lasciate al caso o scritte di getto in momenti di noia, bensì il lavoro di Mauthe è grande e difficoltoso. Lo immaginiamo lavorare su ogni verso, a calibrare ogni parola, a pesare su quei bilancini da gioielliere ogni sillaba e che nessuna scansi a questa meticolosa operazione ... leggi tutto
da L’Altrove. Appunti di poesia, 20/09/2020



Selezione di testi da IL SILENZIO NON TACE

*
siamo di qualcuno
il sogno
per questo sopravviviamo


*
il mio miglior nemico sono io
io che mi do del tu


*
infiniti sono gli dei
infinito è il disamore del mondo


*
il solo dire non ne ho voglia
impegna così tanto
che non restano altre voglie


*
si era lasciato scivolare
nei suoi occhi
e con un suo pianto ne era uscito


periferie

armato il cemento
armati gli animi
disarmate le speranze


*
aspetto aspetti aspettiamo
è grammaticale è banale
ma il plurale aiuta a consolare


*
dov’è il non detto
se non nel bianco
del non scritto?






Ugo Mauthe (Palermo, 1953) è un pubblicitario con una lunga esperienza come copywriter, direttore creativo e docente di comunicazione. Nel 2017 con la fiaba Sem fa cucù ha vinto il contest “Racconti nella Rete” (pubblicata poi all’interno di un volume edito da Nottetempo). Ha pubblicato il romanzo Qunellis e la raccolta poetica Minuziosa sopravvivenza. Ha ottenuto riconoscimenti in vari concorsi, fra cui Albero Andronico, Argentario, Bukowski, Pietro Carrera, Città di Castello, Città di Cattolica, Fiabastrocca, Giovane Holden, Carlo Levi, Il Meleto di Guido Gozzano, Lorenzo Montano, Andrea Torresano. A Il silenzio non tace sono stati assegnati numerosi riconoscimenti, tra i quali i 1° premi ai concorsi Astrolabio 2021, Franceso Conrieri 2020, Città di Sarzana 2020, Albero Andronico 2019.

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