I “Consigli al morto” di Franco Fortini. “Da Foglio di via”

Immagine da “Franco Fortini. Foglio di via e altri versi. Edizione critica curata e commentata da Bernardo De Luca, Quodlibet, collana Fonti e commenti, 2018″

da A.R., “L’Altrove mitologico dei Consigli al morto di Franco Fortini”, in “Del qui e dell’altrove nella poesia italiana moderna e contemporanea” Ed. dell’Orso, 2012, pagg. 11-18; già pubblicato in Hebenon, anno XII, Terza Serie, novembre 2007, pp. 44-49

In un pregevole libretto, Consigli al morto  / Ale murtului, curato da Dan Octavian Cepraga,[1] che ha recentemente riproposto in versione bilingue gli antichi canti funebri rumeni che ispirarono Fortini, viene rammentato come tali motivi dell’oriente europeo furono recuperati e fatti conoscere, tramite una plaquette del 1936, intitolata Ale mortului din Gorj (I canti del morto del distretto di Gorj), dall’etnomusicologo rumeno Constantin Brăiloiu. Successivamente tradotti in francese da Ilarie Voronca, col titolo Chants du mort (folklore roumain) furono pubblicati nel 1939 sulla rivista “Mesures”. I loro versi narrano del viaggio mitico del morto verso l’Aldilà, di quel periodo di erranza e peregrinazione nei territori ignoti che il defunto deve affrontare prima della sua definitiva re-integrazione nella comunità ultraterrena. Il giovane Franco Lattes, che dal 1940 ha assunto il cognome della madre, ne venne quasi certamente a conoscenza dalla rivista francese, restandone fortemente colpito, al punto da tradurli e appropriarsene. I Consigli al morto furono pubblicati per la prima volta nel n. 22 del 23 febbraio 1946 della rivista “Politecnico” con la seguente nota del non ancora trentenne poeta: «Sono questi Consigli rifacimenti su motivi di antichi canti funebri rumeni. Alla morte segue un viaggio verso la pace, attraverso una natura miracolosa. Nel primo dei Consigli s’illumina una primavera d’apparizioni, nel secondo si percorre un viaggio notturno tra i boschi, fra animali funebri, verso un colle di paradiso, dove sia reintegrata la vita larvale dell’anima». Dei tredici Canti del morto del distretto di Gorj Fortini ne “rifarà”, datandoli 1945, il V ed il VII (titolati rispettivamente Vai diritto e La sera si fa sera, che appariranno nella prima stesura di Foglio di via) ed il XIII, Tu pregali, che compare nella stesura inclusa in Poesia ed errore.[2] Come liricamente accennato nella nota riportata su “Politecnico”, vi sono rappresentati tre momenti topici del “cammino del morto”, così come narrato in plurime tradizioni e ritualità: Tu pregali è una supplica del defunto ai muratori del sepolcro perché possa essere fornito dai cari in vita il necessario per viaggio da intraprendere (la luce, il pane, l’acqua, il profumo dei fiori, il grano, «Qualche luce di sole  / Che ti riscaldi il cuore  / Che non si spenga tutto»; Vai diritto è l’esortazione a procedere oltre le apparizioni terrifiche che si manifestano all’anima sulla soglia del nuovo stato; La sera si fa sera descrive, con l’intervento di spiriti-guida in forma di animali psicopompi, il percorso verso la meta, «un altro giardino / Dove la luce è quieta  / Il tuo posto è laggiù  / Dove vivere è bello».


[1] Constantin Brăiloiu, Consigli al morto  / Ale murtului, cura e traduzione di D. O. Cepraga, Stampalternativa, Pavona (RM), 2005

[2] Foglio di via e altri versi fu ripubblicato da Einaudi in nuova edizione riveduta nel 1967, con Prefazione dello stesso Fortini. Nei successivi riferimenti bibliografici ci rifaremo a questa revisione (Quinta edizione, Torino, 1980). La raccolta è stata inclusa anche in Poesia ed errore. 1937-1957. Feltrinelli, Milano 1959, ma non nella successiva edizione riveduta pubblicata da Mondadori nel 1969 con titolo di Poesia e errore.

Vai diritto

Vai diritto sulla via
E non prendere paura
Se tu vedi un olmo in fiore.
Non è un olmo in fiore, quello:
È la Vergine Maria.

Vai diritto sulla via
E non prendere paura.
Se tu vedi un prato in fiore
Non è un prato in fiore, quello:
È Gesù Nostro Signore.

Vai diritto sulla via
E non prendere paura
Se odi canto di galletti:
Non è canto di galletti
Sono Angeli che gridano.


E tu pregali

E tu pregali, i sette muratori,
Pregali, pregali, i sette maestri
Muratori che devono murare,
Perché lascino a te
Sette spiragli al muro,
Perché arrivino a te
La luce e il pane.

E da uno ti venga
Una sorgente d’acqua,
Ricordo di tuo padre;
E da un altro ti venga
Il profumo di fiori
Delle sorelle che avevi;

E da un altro ti vengano
Spighe lunghe di grano
Con tutto il loro frutto;
E da un altro ti venga
La vite della vigna
Con i grappoli pieni.

E da un altro ti venga
Qualche luce di sole
Che ti riscaldi il cuore
Che non si spenga tutto.

E il vento, il fresco del vento,
Il vento fresco dei boschi
Arrivi fino a te,
Che ti rinfreschi il capo,
Non marcisca il tuo capo.

Oh tu pregali, pregali, pregali
I sette muratori!


La sera si fa sera

La sera si fa sera,
Tu non avrai compagni.
Ed allora verrà
La faina da te
Per metterti paura.
Ma non prender paura,
Prendila per sorella.
La faina conosce
E l’ordine dei fiumi
E i fondali dei guadi
E ti farà passare
Senza che tu t’anneghi
E poi ti condurrà
Fino alle fonti fredde
Perché tu ti rinfreschi
Dai polsi fino ai gomiti
Dei brividi di morte.

Anche comparirà
Davanti a te il lupo
Per metterti paura.
Ma non prender paura
Prendilo per fratello.
Perché il lupo conosce
E l’ordine dei boschi
E il senso dei sentieri
E t’accompagnerà
Per la via più leggera
Verso un alto giardino
Dove la luce è quieta.
Il tuo posto è laggiù
Dove vivere è bello
Dov’è il campo di dalie
La collina dei giuochi.
E laggiù c’è il tuo cuore.

Può essere curioso segnalare, singolare caso di “prestito” del “prestito”, come il cantautore Angelo Branduardi, cultore di registri musicali tradizionali, abbia affermato alcuni anni fa, in un’intervista rilasciata ad Enzo Guaitamacchi (Mauro Ronconi, a cura di, 100 dischi per capire – La nuova canzone italiana, Editori Riuniti, Roma, 2002): «Un altro brano a cui mi sento molto legato s’intitola Il funerale e ha un testo stupendo che mi era stato suggerito dal mio amico e maestro Franco Fortini». Riconoscendo con ciò un vecchio debito col poeta d’adozione milanese, non segnalato nei credits, la canzone, che comunque adotta anche soluzioni lessicali originali ed eleganti, comincia proprio, con «Se viene la sera  / compagno non avrai  / da solo farai la tua strada…  / e allora la prima sarà la faina,  / verrà per portarti paura.  / Se non la fuggirai  / sorella ti sarà.» La forte connotazione folcloristica dei canti rumeni, può essere meglio compresa, ricordando che questo brano era inserito nella popolare, in tutti in sensi, raccolta Alla fiera dell’est (1976).
(A.R., cit.)


Angelo Branduardi, Il funerale, da Alla fiera dell’est, 1976

Se viene la sera
compagno non avrai,
da solo farai la tua strada…
E allora la prima sarà la faina,
verrà per portarti paura.
Se non la fuggirai,
sorella ti sarà,
è lei che davvero conosce
l’ordine segreto che il fiume conduce,
per il tuo passo il sentiero sicuro.
Se viene la sera
compagno non avrai,
da solo farai la tua strada…
Sarà solo allora che da te verrà il lupo,
verrà per portarti paura.
Se non lo fuggirai
fratello ti sarà,
è lui che davvero conosce
il passo segreto che il monte ferisce,
per il tuo capo il riparo sicuro.
Seguendo la via
che va verso il lago,
tu troverai la sorgente,
ritroverai la collina dei giochi,
e là tu deponi il tuo cuore.

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