Poeti (di Torino) in 10 righe # 29: Ivan Fassio

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Ivan Fassio
(Asti, 24/12/1979 – Torino, 28/7/2020) ha vissuto e lavorato a Torino. È stato scrittore, poeta, performer, critico d’arte, curatore, organizzatore di manifestazioni artistiche e letterarie. Dal 2017 ha gestito Spazio Parentesi a Torino. Ha curato diversi cataloghi d’arte con testi introduttivi, saggi e poesie. In versi ha pubblicato: Fuori fuoco, Ed. Smasher, 2012; testi in Fragmenta (Ed. Smasher, 2012) e su Paraboliche dell’Ultimo Giorno. Per Emilio Villa (Le Voci della Luna Dot.com Press, 2013), Il culto dei corpi, nel 2019 con Vivaldelli Edit., il quale ha tratto da essi l’album poetico-musicale, con Andrea Cavallo I corpi del culto, 2020. Nel 2021 è uscito postumo Nontìscordàrdimé, edito da El Doctor Sax, contenente poesie scritte tra il 2014 e il 2020.

La poesia di Ivan Fassio ha oscillato tra l’adesione alla pagina, alla quale si è legata con narratività, talora compatta, tal’altra frantumata – tra realismo e immaginatività – e la pulsione al disancorarsi verso forme espressive più dilatate e ibridate. Un registro che specchia la sua persona, “concreto da una parte, e dall’altra assolutamente sfuggente ed impalpabile” (Laura Callari). Nell’ultima raccolta, scritta tra il 2014 e il 2020, già cosciente della propria malattia, Ivan Fassio perviene, attraverso una chiara evoluzione stilistica, a una parola precisa e curata, che distende e amplia il suo orizzonte fin sull'”alternarsi tra la vita e la morte […] sull’esserci e il non esserci, l’essere visti o il non essere visti.” (L. Callari)



***
Tu immagina il bianco
Con meraviglia e terrore
Su questo inchiostro simpatico
Che di notte non muore:
Il mio notes magico
Per continuare ad esistere…



***
Potreste pregare
Che questa catena
Non si slacci e cada,
A pezzi,
Ma così sapreste ancora
Che è tanto inutile
Chiedere e ottenere.
È potere.
Fortuna e Amore
Non sono mai del nostro mondo,
Fortuna e Amore
Appartengono alla scelta
E al dominio della Lettera.
Soltanto io so, Tempio e Musica,
Che quando me ne andrò
Il cielo intonerà il silenzio
E la luce sarà quella
Di un’altra terra e d’altro buio.
Non vedere mi garantisce, in più,
La mancanza.
É, non esserci, bellezza,
E il pugno di Dio sarà tuono
Sulle trame corteccia.


da Nontìscordàrdimé (El Doctor Sax Beat e Books 2021)




***
Da troppo tempo mi sveglio ogni mattina
Troppo presto,
Per far fuoco nel mio petto con la legna
Ancora verde.
Ho depositato il testamento
Per lasciare tutto a te:
Quel che c’è d’artistico nel testo,
La pochezza dell’impegno e la tristezza
E l’abbandono.
La mia verginità.
Le fotografie,
Che abbiamo esposto,
Son soltanto dura prova
Che ci spetta la pittura.
A saperlo ci sarebbe da dipingere,
Ché la gente esige
Sfumature,
Fluorescenze,
Effetti ottici,
Spatolate, movimenti.
Siamo sulla zattera abbozzata
Dallo studente Géricault.
Mentre s’applicava
In ricerche sul naufragio,
Il giovanotto
Creava spartiacque
Tra l’arte dei suoi anni
E quel romantico mistero
Che seduce ancora un po’.
Dal tono muscolare
Dei cadaveri,
Realistico,
Si condensava un’emozione
Di storica coscienza:
Disagio e soluzione,
Non somma delle parti,
Ma esperienza di creazione.



***
Scrivevo che ero soltanto
Torrente scavato nel legno:
Umida linfa, per poco
Riemersa alla luce del sole,
Innaturale.
Adesso che, appunto, ti sogno,
Sono tornato il bambino di prima
E sento le fronde che fremono al vento,
Dietro la fronte, sul retro appiattito degli occhi.
Solletico antico fino alla bocca:
La fonte rimasta del riso.
Per questo, appena più su
Rispetto alla foce del corpo,
Nel pieno mezzo del tronco,
Una voce ancora mi dice del tempo,
Parola.
È un taglio ben netto,
Che pare un dolore.
Eppure non posso fiatare,
Gridare,
Ché nel grande torpore
Provo un piacere, sì, forte:
Germoglio


Da Il culto dei corpi (Raineri Vivaldelli Editori 2019)



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