Poesie da “Umana gloria” di Mario Benedetti

Immagine da: “Benedetti. Tutte le poesie, a cura di Stefano Dal Bianco, Antonio Riccardi, Gian Mario Villalta, Garzanti, 2017, dettaglio di copertina.

***
Le mani sulla mela, sole con il verde
le dita avvoltolate nelle bucce.

Le cassette donate che Rina portava dal lavoro,
quelle cadute sul prato, mamma, che cosa mangi?

E il succo nella bocca della tua eternità
dove il mondo è stato unico e minuscolo.

Povera umana gloria
quali parole abbiamo ancora per noi?


Matrimonio al rifugio Fodara Vedla

E’ il giorno che pare di condividere la terra con i fiori,
il fiore tenerlo vicino al cuore perché parli.
Ognuno beve in alto il suo bicchiere,
ognuno è bello e pensa che i corpi sono in mezzo ai fiori,
i prati alti sopra ogni cattiva idea del mondo.
Nessuna storia toglierà le erbe dalla roccia,
un altro cielo non sarà il nostro ma la memoria
perché altri vivano e chiedano dopo di noi
le nostre stesse cose:
com’era per loro che erano tutto
innalzati sopra la terra?

Nessuna cultura toglierà le mani alle mani,
la pelle ai vestiti.
Difendiamo anche nella disputa le nostre vite,
ci difendiamo da chi vuole altre cose,
si cerca di venire a un patto,
di non farci troppo del male.


Che cos’è la solitudine

Ho portato con me delle vecchie cose per guardare gli alberi:
un inverno, le poche foglie sui rami, una panchina vuota.

Ho freddo ma come se non fossi io.

Ho portato un libro, mi dico di essermi pensato in un libro
come un uomo con un libro, ingenuamente.
Pareva un giorno lontano oggi, pensoso.
Mi pareva che tutti avessero visto il parco nei quadri,
il Natale nei racconti,
le stampe su questo parco come un suo spessore.

Che cos’è la solitudine.

La donna ha disteso la coperta sul pavimento per non sporcare,
si è distesa prendendo le forbici per colpirsi nel petto,
un martello perché non ne aveva la forza, un’oscenità grande.

L’ho letto in un foglio di giornale.
Scusatemi tutti.


***

Galleggiano sull’asfalto
quelli che devono morire.
Solo sguardo a metà via
questo mio senza mente ormai.
Che affare è il loro?
Una musica è fortissima
per ogni passo, e ho dolore sordo
dallo sguardo non so dove.

Figure amate.

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