Poesie da “Il tempo di una muta” di Roberto Ariagno

Roberto Ariagno, Il tempo di una muta, Kurumuny Ed., 2020

“Non è detto che si debba sempre seguire un filo, che lo si debba vedere se c’è, o vederlo se non c’è. Certa poesia a raccoglierla non obbedisce alla sequenza, al saliscendi del ritmo, a una volontà di accensione dell’emotività.
La poesia di Roberto Ariagno segue piuttosto un circuito di ferro e di luce che tiene legati forte al mondo: c’è un metallo dietro le cose, una luce che le attraversa mentre insorge la frattura. Una luce che è di volta in volta ferma, nervosa, netta, acuminata, breve, sobria, dura, uniforme. Sta davanti alle cose, a modificarle o a cambiarle per sempre.”
(dalla Nota a margine, di Caterina Serra)



*

Sotto le nuvole l’azzurro, il ferro del paese
le corse per la muta, la peristalsi, è qui
che morde la primavera, agli inizi della conoscenza
               (il vento sui piazzali
le facciate mosse da un transito di luce
quando la fame era già manifesta
e una corrente agitava i risvegli

             poi la svolta di un’allegria
se dai corridoi esterni portano aria
schiudono gli spazi tra le parole
zitti riempiono di bianco la stanza

(pag. 13)



*

la verità entra col freddo, è terra aspra
riparo nella discesa, fugge (l’odore
di un’altra vigilia, di ferro lontano
vigne, cucine spalancate
               fugge l’esatto
la pioggia sul sabato, l’impazienza del giorno prima
quando era chiaro e non potevi non sapere,
qui restano mura lucide, un filare muto
la luce netta davanti alle cose

             ma parlerà
comunque, vento o respiro
dalla calma dell’assedio
nella cornice vuota dei risvegli

(pag. 33)



*

               di una costernazione
che si deposita sui percorsi
secondari (e rimane una spenta
voce, ai rami scarni inturgidisce l’artificio
della primavera, si moltiplica (i fili trasparenti
il gracchiare invisibile:
             c’è un risveglio
inconfutabile, ci si alza in piena notte
e il sole è alto, ci si muove zitti
per strada non ci si guarda negli occhi

(pag. 59)





Roberto Ariagno nasce a Torino nel 1969, ma da alcuni anni risiede a Rivoli, dove lavora come insegnante nella scuola media. Tra gli anni Novanta e l’inizio del nuovo secolo partecipa a diverse iniziative della città di Torino legate alla poesia. Nel 1994 una sua silloge di inediti viene segnalata al Premio Montale. Ha pubblicato La sposa boreale (Book Editore 1997), con una nota di Giorgio Luzzi, e Disarmare il nome (Italic 2017). Nel 2020 ha pubblicato Il tempo di una muta (Kurumuny / Rosadapoesia 2020). Si occupa inoltre di scrittura e produzione audiovisiva.

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