Cinque poesie di Baret Magarian da “Ballando con tutte le mie bestie preferite”

Edizioni Ensemble, 2018. Prefazione di Andrea Sirotti. Postfazione di Marco Incardona
Traduzioni di Andrea Sirotti, Martha Canfield, Andrea Spatola e Sylvia Zanotto
Edizione originale: Baret Magarian, Chattering with all my favourite beast

dalla prefazione di Andrea Sirotti
“La chiave della ricerca poetica di Magarian va cercata in un indefesso lavoro di estensione, di forzatura del linguaggio. I versi sono spesso emotivi, enfatici e declamatori, e a tratti si sollevano aspirando al memorabile, all’epigrammatico, alla citation célèbre (gli incipit e le chiuse sono sovente degni di un’ammirata sottolineatura […] La sintassi e il lessico sembrano spesso sull’orlo di una rottura, di una distorsione, di una svolta drammatica. Magarian piega l’inglese, lingua che si dimostra nelle sue mani duttile e flessibile come non mai, alle proprie esigenze espressive, cercando di conciliare una dizione alta, forbita, iperletteraria, con un gergo più urbano, disincantato, sardonico.
Non ha paura di rischiare, Magarian. Molti di questi testi rimangono vertiginosamente in bilico tra il sublime e il patetico, tra il prosaico e l’immaginifico, tra il lirico e il grottesco, tra il sermone e l’invettiva, in una deliberata sfida alle aspettative del lettore.
[…] La qualità più notevole che emerge da questi testi è la sorpresa. Un rigenerante senso di freschezza che fa leva sull’irregolarità, sulla giustapposizione bizzarra, sugli snodi concettuali arditi che stupiscono il lettore.”


Venezia

I.
Di notte le strade diventano reumatoidi
regna un silenzio, un pazzo invisibile,
l’incanto veneziano diventa sempre più amabile
chi potrebbe vederti o sentirti se tu fossi
inghiottito da un canale, la musica del tuo svanire
mischiata con quella delle gondole ormeggiate?
si esprimono in strane lingue intestinali
al chiaro di luna color platino
dentro il teatro d’acqua
oh dormirci, sotto un ponte, accanto a una lampada di luce gelatina
per magia proiettato su cantoni inesplorati
la gondola sciolta da un incauto ragazzo notturno

III.
nei labirinti di Venezia, acquosi o altro ancora,
intravedo altri mondi
intraprendo viaggi spaziali, m’immagino Atlantide,
il plesso solare di Venere
m’addentro negli altipiani bizantini
eccentricità e possibilità qui
si fondono con prospettive, prismi, specchi
strappati all’eternità
(p. 24)



L’uomo cane

Uomo cane, va’ e procrea in mezzo alle mosche
La pallida luna gialla è invisibile ai tuoi occhi
Uomo cane, l’amore che illumina l’universo
E’ soltanto un fusibile per il tuo carro funebre
Uomo cane, vai e abbaia senza innocenza
Crea il tuo disaccordo

Cani che impazziti abbaiate alla luna
Di corsa lungo i corridoi
Facendo svenire le signore
Cosa state cercando?
Perché lacerare un membro dall’altro
Con i denti strazianti insanguinati?

Datemi i cani
Io li metterò in riga
Farò vedere loro chi comanda
E nel frattempo
Tutti gli altri lunatici
Possono graffiarsi l’un l’altro
Per gli avanzi che prendono per oro.
(p. 55)



Fiume di mercurio

Quel piccolo respiro, quella morte lenta, quell’onda curva
E’ il segreto, bimba, è l’eclissi solare, la corona del sole
Tutti raggianti, allungano il collo per vederla,
Accecati nel processo,
Brancolando verso un nuovo piacere,
Una nuova sconsacrazione
Una nuova iniezione.

Quella piccola ombra, quel piccolo salto nel vuoto,
Quel bacio profumato a disinfettare una ferita purulenta
Abbiamo tutti bisogno di morfina di tanto in tanto
Abbiamo tutti bisogno di una flebo di napalm di tanto in tanto
Abbiamo tutti bisogno di essere spiazzati di tanto in tanto
Finché non siamo piatti, supini, distesi, impacchettati,
Come salmone affumicato, come un mazzo di carte,
Come numeri sequestrati in qualche cosmico estratto conto.

La letteratura è il grande slogan, il grande urlo e grido di
Affermazione, è il fiume di mercurio che si innalza,
Solo un istante, un battito di ciglia, ed ecco che realizzata la
Transizione da innocenza a esperienza

Quell’unico cupo sacro momento di fecondità
Quando tutto ansima di possibilità
Nei muschiosi tunnel viola dell’essere eterna
Quando i corpi s’inarcano di piacere
E di ustioni di terzo grado

Abbiamo tutti bisogno di un po’ di combustione di tanto in tanto
Solo per tenere a bada le fiamme
Abbiamo tutti bisogno di un po’ di lubrificazione
Solo per tenere le inondazioni sotto le dighe
Abbiamo tutti bisogno di un po’ di sanguinamento di tanto in tanto
Per tenere bassa la pressione del sangue
Abbiamo tutti bisogno di un p0′ di sporco per ossidare l’antisettico
Delirio di pennivendoli e pedanti, di yes-men e no-men
Soli di notte nelle loro pianure spazzate dal vento
Che ballano la loro danza agonizzante senza canzone
Senza movimento
Così lenti che alla fine immobili alla fine
Feti gonfi dal disagio.
(p. 86)



La via della vita

Camminavo per la via del tramonto
E il sole si insinuò verso di me e disse
I tuoi giorni di tramonto sono in declino
Sei troppo innamorato dei colori sanguigni
E della nostalgia dei volti dimenticati

Ho camminato per la via degli uccelli
Sono venuti da me in uno stormo cantando
Hai sempre provato così tanto a volare
Ma le tue ali sono sfilacciate
Ed è difficile per stare in piedi, a galla,
Lassù nei cieli, lascia perdere

Sono andato per la via della pioggia, vacillando,
E la pioggia era stridula e fredda nelle orecchie
E mi ha frustato e inzuppato urlando
Credevi di essere acqua
Per potere sparire negli scoli
Ed evaporare per accedere a quei piccoli crepacci
E luoghi che nessun animale o persona potrebbe raggiungere
Hai pensato che potessi essere come me
Originare la vita, nutrire la colture riarse, ridurre in macerie città e pianure
Be’, ti sei sbagliato, sei troppo, troppo asciutto per questo

Poi sono andato a camminare per la via della vita
Dopo tutto il sole e la pioggia, tutti gli uccelli che si agitano senza posa,
E la vita mi ha detto bentornato
Sei dove dovresti essere
Non sei più fuorviato o tentato
Non sei più romantico o contorto
Sei qui, nella vita, e finalmente cammini lungo la sua linea di vita
(p. 122)



Bagnanti lunari

Ho conosciuto il giardino,
Viola e pulsante con i serpeggianti
Tendaggi di luce dell’aurora boreale;
Tu sei lì, dentro il suo arazzo di foglie,
Portami con te ti prego.
Portami dallo stregone nell’angolo
Sotto l’edera rampicante
Sotto la corda della tua anima smembrata
Ti farà tornare completa, vedrai.
Presso la statuaria sfinge nell’ombra
Tutti i tuoi amanti ti son stati restituiti,
Ti aspettano tutti, con un unico intento,
E le nuvole che monitorano e accerchiano l’incerta luna
Sono vermiglie
Lì tutti i laghi e i fiumi brillano di mercuriale fulgore
E una lunga teoria di figure eleganti e snelle stanno supine
Mentre si espongono a un bagno di luna e sembra che
Si siano trasformate d’incanto in fresche divinità.
Ma quanto tempo ti rimane, povero cercatore di paradiso,
Per quanto tempo riesci a tirar fuori e far durare quei momenti concitati dalla lussuria
Questa bellezza, questa musica, questo amore, questa beatitudine,
In quale altro luogo ho sentito la squisita catena di suono?
(p. 145)



Baret Magarian è anglo-armeno. A Londra ha svolto l’attività di giornalista freelance, scrivendo recensioni e articoli per The Times, The Guardian, The Daily Telegraph, The Independent, The Observer, The New Statesman, e TheTimes Literary Supplement. È stato anche regista teatrale d’avanguardia (Il misantropo di MolièreJosephine scritto da Magarian, Chinese Whispers di Grant Gordon, Cocktail Molotov, uno spettacolo di cabaret e canzoni). Poi, si è trasferito in Italia, dove ha recitato in video musicali e trailer di film. Ha pubblicato poesie su Collettivo R a Firenze, sul Journal of Italian Translation a New York e sul Semicerchio e Contrapasso in Australia. Ha inoltre pubblicato narrativa breve in World Literature Today, Journal of Italian Translation, Darker Times e sulle riviste online Sagarana El Ghibli. Il suo romanzo The Fabrications (Pleasure Boat Studio) ha avuto delle recensioni molto positive in America. La versione italiana è uscita con il titolo Le Macchinazioni (Ensemble Editore). Nella postfazione della sua raccolta di racconti in italiano, Melting Point, è stato paragonato da Jonathan Coe a Kafka, a Calvino e a Pessoa. La Tela del Dolore, un suo monologo, è stato presentato a Torino e Firenze con l’attore Roberto Zibetti in una performance di total theatre: con film, musica dal vivo e quadri. Lo stesso pezzo è anche stato presentato a Reykjavik in Inglese con Pall Palsson. Magarian ha anche pubblicato una novella Specchio e Ombra (LG Editore) e una raccolta di poesie Chattering with all my fovourite beast, pubblicato in italiano da Ensemble nel 2018 col titolo di Scherzando con tutte le mie bestie preferite.





Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...