“Il mare è storia” di Derek Walcott

Foto da: “Conversations With Derek Walcott”, Edited by William Baer, Univ Pr of Mississippi, 1996, dettaglio di copertina


Dove sono i vostri monumenti, le vostre battaglie, màrtiri?
Dov’è la vostra memoria tribale? Signori,
in quella grigia volta. Il mare. Il mare
li rinchiude. Il mare è Storia.

All’inizio ribolliva l’olio,
pesante come il caos;
poi, come una luce in fondo a una galleria,

la lanterna d’una caravella,
e quella fu la Genesi.
Poi ci furono gli urli assordanti,
la merda, i lamenti:

l’Esodo.
Osso ad osso saldato dal corallo,
mosaici
avvolti dall’ombra benedicente dello squalo,

quella fu l’Arca della Testimonianza.
Poi vennero dai pizzicati fili
della luce sul fondo del mare
l’arpe dolenti della cattività babilonese,
quali le bianche cipree agglomerate come manette
sulle donne annegate,
e quelli furono gli eburnei bracciali
del Canto di Salomone,
ma il mare continuava a voltare pagine bianche

cercando la Storia.
Poi vennero gli uomini con occhi pesanti come ancore
che affondavano senza tombe,

briganti che grigliavano bestiame,
lasciando le loro costole carbonizzate come foglie di palma sul lido,
poi lo schiumoso, feroce gabbiano

della marea che ingoia Port Royal,
e quello fu Giona,
ma dov’è il vostro Rinascimento?

Signore, è chiuso in quelle sabbie
laggiù oltre il fiacco piano del frangente,
dove gli uomini di guerra scendevano;

metti gli occhiali subacquei, ti ci porterò io,
È tutto impalpabile e glauco
tra i colonnati di corallo,

oltre le finestre gotiche delle gorgonie
fin dove la crostosa cernia, occhivenata,
ammicca, carica dei suoi gioielli, come una calva regina;

e queste grotte lunettate con cirripedi
bucherellati come pietra
sono le nostre cattedrali,

e la fornace prima degli uragani:
Gomorra. Ossa tritate dai mulini a vento
in marna e crusca −

ecco le Lamentazioni −
nient’altro che Lamentazioni,
non Storia;

poi vennero, come schiuma sul labbro semiasciutto del fiume,
le brune canne dei villaggi
che spumeggiano e congelano in città,

e la sera, i cori dei moscerini,
e, sopra, le cuspidi
spinte nel fianco di Dio
mentre Suo figlio moriva, e quello fu il Nuovo Testamento.

Poi vennero le bianche sorelle che applaudivano
il progresso dell’onda,
ed ecco l’Emancipazione −
giubilo, giubilo −
presto svanito
mentre il pizzo del mare s’asciugava al sole,

ma non era la Storia,
non era che fede,
e poi ogni roccia divenne nazione a sé;

poi venne il sinodo delle mosche,
poi venne l’airone segretariale,
poi venne la rumorosa rana toro in cerca di voti,

lucciole con idee brillanti
e pipistrelli come ambasciatori volanti
e la mantide, come una poliziotta in cachi,

e i pelosi bruchi dei giudici
che esaminavano ogni caso da vicino,
e poi nelle scure orecchie delle felci

e nel gorgoglio salino delle rocce
con i loro stagni di mare ecco il suono
come un sussurro senza alcun’ eco

della Storia, che incomincia.

da “Poesia”, Anno XVIII, Dicembre 2005, n. 200, Crocetti Editore, pag. 57(Traduzione di Nicola Gardini)
da “The Star-Apple Kingdom”, New York: Farrar, Straus & Giroux, 1979

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