Due inediti di Beppe Mariano

da Mosaico Italiano, anno XIII, numero 209, pag. 2 – Editora Comunità – Sotto l’egida dell’Istituto Italiano di Cultura – RJ e dei Dipartimenti di Italiano delle Università Pubbliche Brasiliane




PIANETI SENZA STELLA

Penso a quei pianeti che non hanno
la loro stella e si trovano fuori d’ogni
orbita, vagano alla deriva, disancorati,
come profughi impediti a qualche meta.
Privi di luce e di calore, sono avvolti in
un buio totale: nero assoluto alla Kapoor.
La loro superficie è percossa da tempeste,
fatte forse non di folli acquate, ma di ferro fuso.
Siamo fortunati noi di avere il sole
per nostro uso, quando invece meriteremmo
l’oscurità.


L’ORCO DELLA GALASSIA

Prima inquadratura. Movimento di macchina.
Nonostante la fucina cosmica produca
stelle in continuità, le stelle non bastano mai,
l’orco buco nero ne inghiotte più di Pantagruel…..
Nella prima scena si vedrà dal placentare
fluido gassoso nascere stelline
in rapida crescita per la bisogna dell’orco.
Nella successiva, si udrà una stella dire all’altra:
“Siamo disgraziate, come quei giovani terrestri
fatti nascere perché gli umani più ricchi
abbiamo una riserva di organi freschi.”
“O come quei profughi umani -aggiunge un’altra
inghiottiti ogni giorno dal fango, dal filo spinato
dal bla-bla raggelante degli orchi governanti.”

Inquadratura in campo lungo.

La prima stella rivolgendosi alle altre:
“Uniamoci, ragazze, e prima di scomparire
nel suo budello brutale, per qualche attimo
ammoniremo il cosmo con i nostri fotoni.
Così, quando il nostro fulgore arriverà sulla Terra
in un’esplosione di elettroni, gli umani, o i loro sostituti,
sapranno del nostro sacrificio.”

Ultima inquadratura. Progressiva dissolvenza.

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