Il merlo di Glanmore, di Seamus Heaney

Immagine da: Heaney. Poesie, Mondadori, I meridiani, 2016. Dettaglio di copertina


Il merlo di Glanmore

Sull’erba al mio arrivo,
riempie il silenzio di vita,
ma subito vola via
se appena faccio una mossa sbagliata.
Nell’edera quando parto.

Sei tu, merlo, che amo.

Posteggio, mi fermo, sto attento.
Respiro. Respiro solo, seduto,
e mi tornano in mente dei versi
che ho tradotto: “Me ne andai
alla casa della morte, presso mio padre.
Sotto il  basso tetto di creta”.

Penso a uno che è andato lì,
un piccolo danzatore del silenzio –
figlio fantasma, fratello perduto –
piroettante nel cortile,
tanto felice di accogliermi a casa,

dopo il mio primo trimestre in collegio.

E penso alle parole di un vicino
molto dopo l’incidente:
“Quell’uccello sulla tettoia della rimessa,
sul colmo per settimane,
allora non dissi niente,

ma non mi era mai piaciuto”.

La serratura automatica scatta
di colpo, lo spavento del merlo
dura poco. per un secondo
ho una visione d’uccello di me stesso,
un’ombra sulla ghiaia rastrellata,

davanti alla mia casa della vita.

Saltasiepi, sono tutto
per te,  e il tuo pronto replicare,
il tuo tornare ripetuto ma guardingo,
il tuo becco d’oro diffidente e impetuoso:
sull’erba quando arrivo,

nell’edera quando parto.


Traduzione di Massimo Bacigalupo
da Poesia, Anno XIII, n. 200, p. 60 – Crocetti Ed., dicembre 2005

The Blackbird of Glanmore

On the grass when I arrive,
Filling the stillness with life,
But ready to scare off
At the very first wrong move.
In the ivy when I leave.
It’s you, blackbird, I love.
I park, pause, take heed.
Breathe. Just breathe and sit
And lines I once translated
Come back: “I want away
To the house of death, to my father
Under the low clay roof.”
And I think of one gone to him,
A little stillness dancer –
Haunter-son, lost brother –
Cavorting through the yard,
So glad to see me home,
My homesick first term over.
And think of a neighbour’s words
Long after the accident:
“Yon bird on the shed roof,
Up on the ridge for weeks –
I said nothing at the time
But I never liked yon bird.”
The automatic lock
Clunks shut, the blackbird’s panic
Is shortlived, for a second
I’ve a bird’s eye view of myself,
A shadow on raked gravel
In front of my house of life.
Hedge-hop, I am absolute
For you, your ready talkback,
Your each stand-offish comeback,
Your picky, nervy goldbeak –
On the grass when I arrive,
In the ivy when I leave.


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