Camilla Ziglia recensisce “Zebù bambino” di Davide Cortese

Davide Cortese, Zebù bambino, Terra d’ulivi Edizioni, 2021. Collana Deserti luoghi diretta da Giovanni Ibello. Postfazione di Mattia Tarantino



Davide Cortese torna a presentarsi al pubblico con una plaquette di una ventina di poesie brevi e formalmente curate per Terra d’ulivi Edizioni, nella collana Deserti luoghi diretta dalla sensibilità ed esperienza di Giovanni Ibello. La promessa del titolo, curioso e accattivante, è pienamente mantenuta in corpo d’opera: Zebù bambino (il diavolo Beelzebub) allude fonicamente a Gesù bambino, in un gioco di doppi e di antitesi. Il personaggio stesso storicamente ribalta la propria natura tra tradizione ebraica, Antico e Nuovo Testamento: da divinità filistea passa ad entità demoniaca di potere dai Vangeli in poi. Un raffinato tessuto di capovolgimenti quindi attende il lettore, lo coinvolge dialetticamente in un’operazione di apertura alle variabili dei punti di vista, alla relativizzazione degli assoluti, allo straniamento.
Il libro è dissacrante ma con garbo, indulgente verso il piccolo diavolo (come non richiamare il celeberrimo film di R. Benigni e la sua versione divertita e comica di un male più destinato che consapevole?) che sta sviluppando le proprie attitudini nei giochi e nei rapporti con la Sacra Famiglia. La dedica a Gabriele Galloni conferma un sentire che accompagna tutta la lettura, scorrendo i comportamenti quotidiani straniati di Zebù che rinnovano la matrice dei morti dell’amico e compianto giovane poeta, il primo a leggere l’inedito.
«Scoccano insieme / la mezzanotte e il mezzogiorno». Tale è l’incipit, precipitato ex abrupto nell’assurdo. Il poeta vi si immerge e trascina, consapevole del doppio (Gesù-Zebù) che si cela in sé e in ognuno, delle contraddizioni dell’animo umano («Due miei volti si specchiano / nelle ginocchia sbucciate / del demone bambino»).
Il tono non è tragico, piuttosto bachtinianamente rovesciato e gioca su varie forme di umorismo, dal bistiche all’omonimia («sebbene lo conoscano / chiedono “chi sei sei sei?”»).
Il bambino celeste-infernale accompagna la natura di un Pierino o di un Lucignolo, che della scuola ama solo la ricreazione, con i tratti dell’omicida privo di coscienza che uccide la maestra con grande naturalezza; i tratti innocui del “monello” dispettoso e quelli del lascivo, del depravato, del pericoloso delinquente: si compiace del potere distruttivo e annerente del fuoco, se ne serve ma non lo padroneggia ancora («Accende mille fiammiferi nella notte / Si brucia il ciuffo»), lo erge a sovrano di qualunque suo piacere dato che carbonizza la propria torta di compleanno e tutti gli amici invitati ad una festa completamente straniata, come la quotidianità del suo vivere. Tuttavia a tratti piange, può provare un non ben riconosciuto desiderio d’amore, cui basta il piccolo peccato di gola di un leccalecca per trovare soddisfazione.
Altre antitesi volte in paradosso nei concetti di luce e buio: Zebù vorrebbe annerire tutto, soprattutto il biancore degli angeli, accende «la luce per vedere bene il buio pesto», «vuole un sole che non sia giallo». Altre ancora nella sfera del sacro paiono sfiorare la blasfemia («Diventerà un bel giovane / il piccolo Zebù. / Presto farà breccia / nel cuore di Gesù»), ma l’intento non è antireligioso, bensì coraggiosamente poetico: spingere lo straniamento e il rovesciamento ai massimi livelli, anche nell’Intoccabile. Operazione delicata, condotta a redini corte sul filo del rasoio.

Camilla Ziglia, gennaio 2022


Davide Cortese, nato a Lipari nel 1974, vive a Roma. Laureato in Lettere moderne all’Università degli Studi di Messina, ha pubblicato, in versi, “ES” (Edizioni EDAS, 1998), “Babylon Guest House” (Libroitaliano), “Storie del bimbo ciliegia” (Autoproduzione), “Anuda” (Aletti, poi in e-book da Ed. LaRecherche.it), “Ossario” (Arduino Sacco Editore), “Madreperla” (LietoColle), “Lettere da Eldorado” (Ed. Progetto Cultura), “Darkana” (LietoColle) e “Vientu”, in dialetto eoliano (Ed. Progetto Cultura). L’ultima raccolta “Zebù bambino” è del 2021 (Terre d’Ulivi Ed.). E’ autore, inoltre di raccolte di racconti, del romanzo “Tattoo Motel”, della monografia “I morticieddi – Morti e bambini in un’antica tradizione eoliana”, della fiaba “Piccolo re di un’isola di pietra pomice” e del cortometraggio, “Mahara”. Ha curato antologie di poeti bambini e “Voce del verbo vivere – Autobiografie di tredicenni”.

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