da “Diario del ritorno al paese natale”, di Aimé Césaire.

Immagine da Aime Cesaire, Cuaderno de un retorno al pais natal, Laberinto Ediciones, 2010, dettaglio di copertina


da Aimé Césaire, Diario del ritorno al paese natale. Poema. Jaca Book, 2004, trad. Graziano Benelli, pagg. 97-103

[…]

O luce amica
o fresca sorgente della luce
quelli che non hanno inventato né la polvere da sparo né la bussola
quelli che non hanno mai saputo dominare il vapore e l’elettricità
quelli che non hanno esplorato né il mare né il cielo
ma quelli senza i quali la terra non sarebbe la terra gibbosa tanto più benefica della terra deserta
più della terra
silos dove si conserva e matura ciò che la terra ha di più terra
la mia negritudine non è una pietra dalla sordità scagliata contro il clamore del giorno
la mia negritudine non è un’albugine d’acqua morta sull’occhio morto della terra
la mia negritudine non è una torre né una cattedrale
affonda nella carne rossa del terreno
affonda nella carne ardente del cielo
scava la prostrazione opaca della sua retta pazienza.

Eia per il kaïlcédrat regale!
Eia per quelli che non hanno inventato nulla
per quelli che non hanno esplorato nulla
per quelli che non hanno dominato nulla

ma che si abbandonano commossi all’essenza di ogni cosa
ignari della superficie ma commossi dal movimento di ogni cosa
incuranti di dominare, ma in armonia col mondo

effettivamente i primogeniti del mondo
porosi a tutti i venti del mondo
spazio fraterno di tutti i venti del mondo
alveo senza drenaggio di tutte le acque del mondo
scintilla del fuoco sacro del mondo
carne della carne del mondo che partecipa dello stesso movimento del mondo!

Tiepida alba di virtù ancestrali.

Sangue! Sangue! Tutto il nostro sangue turbato dal cuore maschio del sole
quelli che conoscono la femminilità della luna dal corpo d’olio
l’esaltazione riconciliata dell’antilope e della stella
quelli la cui sopravvivenza striscia nella germinazione dell’erba!

Eia cerchio perfetto del mondo e chiusa concordanza!

Ascoltate il mondo bianco
orribilmente stanco per la fatica immensa
le sue articolazioni ribelli scricchiolano sotto le stelle implacabili
la sua rigidità d’acciaio scadente trafigge la carne mistica
ascolta le sue vittorie traditrici annunciare le sue sconfitte
ascolta dagli alibi grandiosi il suo misero vacillare.

Pietà per i vostri vincitori onniscienti e ingenui!

Eia per quelli che non hanno inventato nulla
per quelli che non hanno esplorato nulla
per quelli che non hanno dominato nulla.

Eia per la gioia
Eia per l’amore
Eia per il dolore alle mammelle delle lacrime reincarnate.

Ed ecco alla fine di quest’alba la mia preghiera virile
che io non ascolti né le risa né le rida, con gli occhi fissi
su questa città che profetizzo bella,
datemi la fede selvaggia dello stregone
date alle mie mani la forza di plasmare
date alla mia anima la tempra della spada
non mi tiro indietro. Fate della mia testa la testa di una prua
e di me, cuore mio, non fare né un padre, né un fratello
né un figlio, ma il padre, ma il fratello, ma il figlio
non il marito, ma l’amante di questo popolo unico.

[…]






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