Libri ricevuti / Due opere prime: “La bambina che balla nel buio” di Alice Fasano (L’erudita Ed., 2021); “Capitolare” di Veronica Trivella (Nulla die Ed., 2019)

da La bambina che balla nel buio, di Alice Fasano (L’erudita Ed., 2021)

Sogno #2

Lontano mi porta il sogno.
E tu papà lo sai.
E da quel posto nell’anima dove vivi ancora e mi sorridi stanotte ti sei fatto vedere.
Mi tagliavi la frangetta e dicevi:
«Non so se vengono dritti, non l’ho mai fatto»,
io ridevo come solo il cuore di una figlia innamorata
e tu mi accarezzavi i capelli,
ché se penso a quel che più mi manca di te
sono le tue mani.

Poi scendevi le scale
e mentre ti vedevo di spalle con i boccoli neri a cascata sulla schiena,
dicevo a qualcuno:
«Lui ogni tanto torna».

(pag. 18)


Agamennone

Sono tremila anni
che l’amore si fa
addio
sulle mura di Troia.

E poi si disfa
si uccide
si rincorre
si perde,
non ritorna.

Amareggiare,
a maltrattare
son buoni tutti.

Solo chi ama
veramente
non lo dice.

Raccoglie i resti
sparsi
nel letto
in cucina
sull’asciugamano.

Chi ama,
scrive.

(pag. 53)



Manuale Delle 6.22 A.M.

il sonno è nemico antico
la coscienza è cattiva
nella prossima vita sbocciare fiore rosso
o ciglia bianche d’elefante come collina
sgretolare i biscotti e in polvere ridotti
nel blu crepuscolare amalgamare fede
e amore rimestare
vegliare
nell’orca non incappare
nell’ortica non inciampare
l’epoca non incolpare

(pag. 97)


«Parlare di amore, di lotta contro le difficoltà della vita, di crescita personale, attraverso la lirica. Questo è ciò che fa alice Fasano in questa raccolta. L’autrice torinese ci mostra le varie sfaccettature del sentimento amoroso: “l’amore di un ricordo” per il padre scomparso, l’amore per la giovane figlia, la cui bellezza è disarmante, l’amore per la poesia che è espressione di vita. Oltre all’amore, l’autrice ci parla anche di lotta contro le avversità della vita, di speranze e della forza di andare avanti, anche nei momenti più bui.
Con una scrittura che ci trasmette la vitalità dell’espressione orale, Alice Fasano ci conduce attraverso la sua storia e quella delle persone a lei care, facendoci riflettere sui grandi temi che fanno parte anche della nostra vita e spingendoci a cercare dento di noi quella “bambina” che danza, simbolo di forza creatrice che rinasce dal dolore e dà origine alla lirica.» (dal risvolto di copertina)

L’io poetico narrante affronta il necessitante confronto con i territori della propria biografia e delle occasioni che ruotano in essa. Sa, tuttavia, in buona parte dei testi, ricorrere a soluzioni irrorate da buona inventiva immaginativa e sostenute da una versificazione fluida, ma con scelte mobili e registri variati. Apprezzabile la fusione tra la chiarezza rappresentativa e la vivacità semantica e simbolica. (A.R.)

Alice Fasano nasce nel 1986 a Chieri, sulle colline torinesi. Dimostra fin da piccola un amore senza riserve per la natura, la musica e i libri. Seguendo il cuore si iscrive al liceo classico perché ama le poesie di Montale, i romanzi di Calvino e l’Odissea. Partecipa al laboratorio di teatro greco della scuola e una volta all’università continua con passione e successo il percorso teatrale portando in scena due spettacoli insieme ai Compagni di Viaggio. Nell’autunno 2013 si laurea in Giurisprudenza all’Università di Torino e l’anno dopo diventa mamma della splendida Aida. La bambina che balla nel buio è il suo primo libro di poesie.

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da Capitolare, di Veronica Trivella, Nulla die Ed., 2019

San Michele Barbarossa

Il tufo è stufo.
Pallide cattedrali esauste
di ospitare uomini che non sperano più,
di vedere passanti scettici
spiare di sottecchi con sfida
e reverenza infantile consolidata
l’altezza dei campanili,
la perfezione delle cupole,
l’imponenza della facciata.
Mura stanche di racchiudere riti
in cui nessuno dice di credere più,
ma solo le balaustre e le vetrate colorate
non ci credono più davvero.
Parole spese male, in compianti pettegoli,
promesse spesso scadenti, sempre a scadenza,
giustificazione di esistenza,
convenzionale incoerenza.
Le candele si spengono al suono della monetine
in cui nemmeno più gli anziani sperano,
forse solo il bambino tenuto per mano.
Le canne dell’organo e i santi alle pareti
austeri e beffardi vogliono
piuttosto un’incoronazione.

(pag. 21)



Maggio poco odoroso

Scoppiamo come bolle
troppo deboli per salire
in cielo. Spessore rotto
dalla pressione interna,
le gocce ricadono
ci rendono madidi,
evapora l’acqua,
evaporano le parole,
troppo pesanti per volare
via. Evaporiamo noi
nell’incapacità di ancorarci
al terreno, saldo. Vite in saldo,
che non vogliamo saldare.
Perché non vuoi passeggiare?

(pag. 50)



Signor Poi

Il senno di poi.
Come se Poi fosse
fosse una persona
assennata e non invece
assonnata tanto da
non averlo al momento giusto.
Il senno di Poi,
recuperato per Orlando
che l’aveva perso urlando
ma chissà se l’aveva mai avuto,
certo ormai lei se n’era andata
quando il senno era stato rubato.

Dissennati assetati,
come gatti al contrario
camminando sotto i tetti.

(pag. 57)


«Capitolare, come un moderno Canzoniere, descrive la vita quotidiana e lo sbandamento che essa implica. […]
la raccolta è suddivisa in tre sezioni che rappresentano le grandi categorie della vita: le stagioni […]; gli incontri […]; nero, il colore che non ammette sfumature, come quando si affronta una perdita, come quando non si prospetta soluzione […]. Le poesie in versi liberi descrivono quadretti di pensieri nati da immagini quotidiane che portano a metter in connessione l’individuo con lo scorrere del tempo, con le relazioni sociali e con tutto ciò che accade intorno, mentre è immerso nella sensazione di distruzione che grava su un mondo in cui è difficile lanciare e individuare i segnali, in troppi casi anche solo sopravvivere». (dalla Prefazione)

Raccolta poetica intima e trasparente, dove per larghi tratti è centrale l’io poetico, nei suoi passaggi riflessivi ed esperienziali resi con chiarezza narrativa tra l’interrogativo e la constatazione opaca. Lo scorrere sempre piano e colloquiale del dettato realizza nella concentrazione dei testi più brevi, più densi, e nel decentrarsi dall’io diaristico, una migliore efficacia. (A.R.)

Veronica Trivella, laureata in Filologia classica, vive tra Sondrio, Pavia e Milano, dove rispettivamente è nata, risiede e lavora come insegnante di lettere. Capitolare segna il suo esordio, l’apertura al pubblico.


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