“Le parole del padre – Dittico della vigilia”, inediti di Valentino Fossati, dopo e dentro “Il sogno”

Negli ultimi anni Valentino Fossati ha lavorato a “Il sogno“, un racconto in tessere sospese tra la memoria e l’onirico, con il rincorrersi dei tempi sul fondale generazionale degli Anni Settanta-Ottanta e i tempi interiori e relazionali all’interno di una famiglia e dei suoi componenti. Un fondale che si fa primo piano, nella concretezza – e anche nella crudezza – dei luoghi e delle vicende, ma che non perde mai un’aura di luce dolente – chiara, grigia, nera – che proviene dalla faglie del non detto, dalle tracce che non vogliono farsi figura intera. All’interno della narrazione uno sbalzo particolare viene dato alla figura della bambina e poi ragazza e a quella del padre.
L’opera si struttura come una concatenazione di quadri che descrivono – in una gradazione tutta propria dell’autore tra iperdettaglio e soffusione – luoghi e vicende, figure e personaggi, utilizzando brevi prose di forte impronta poetica. Ma di questo eventualmente si dirà di più quando sarà tempo.

Ora, mentre si attende la pubblicazione dell’opera, per i tipi di Carta Canta, (che potrebbe perfino essere stata già editata quando il presente articolo sarà pubblicato), Fossati compie un’altra operazione sul confine dello stupore e della sorpresa. L’autore ha negli anni sempre più plasmato una sua poetica riconoscibile, e continua a frequentarla senza soluzione, e a porgerla però con rinnovate prospettive di grande impegno formale: così in Inverno l’aveva dispersa in maglie larghe al limite della sopravvivenza al bianco della pagine, e invece la coagula in prose poetiche nell’imminente Il sogno.
Con questi inediti, “Le parole del padre – Dittico della vigilia” che presentiamo (supero la tentazione retorica di dire “pare riprendere”) riprende il tessuto narrativo e le atmosfere de “Il sogno” e le volge in versi. La morte simbolica della parola pensata che avviene nella parola scritta (la potenza che muore cristallizzandosi nella forma), viene sfidata e vinta, una nuova energia creativa viene resuscitata dallo stesso corpo.
Un percorso sicuramente non usuale, che può anche aprire diverse porte sul discorso centrale del fare poesia.


LE PAROLE  DEL PADRE – Dittico della vigilia


I

Prima della neve

Sottoterra il viola, gli altari, le stanze dell’Avvento
e nell’Avvento nel viola i bambini
aspettano, un nuovo inverno
a Torino, notte piena …
                                        Ombre, appartamenti, i bambini
sulle scale li spiano, li osservano
dalle porte socchiuse,

indecifrabili
                     segreti …
 
                                      Ora tutti insieme la vigilia,
improvviso  il richiamo dell’angelo
suo soltanto, la bambina-angelo –
prima della neve, quel padre

accompagnatemi, poi lasciatemi

è stato con voi il mio cammino terreno
ora è tempo; con lei sola starò, mi riunirò
anche se fosse il niente
subito saremo svegli,
saremo in pace,

ci consoleremo,
ci riconosceremo.

…………
…………

(Cimitero, pendio sul fondovalle
l’infanzia del padre

                            poi le notti in corsia,
la stanza verde il male


la bimba morente cosa avrebbe voluto …


O  le ossa nelle teche sparpagliate secche
urne, ceneri, neve sporca dissolta

dov’è  la fiamma, la forma

dimmi

saranno forse ricomposte
                                          come faranno a risorgere?)




II

L’attesa


Ci siamo tutti?    

Il paesello di sempre, scosceso illuminato appena –
baluginio invernale, interstellare
come intorno al focolare
sfilano, attendono …
L’uomo alto oltre la tenda
alla piastra s’ingegna, lascia sfrigolare
                                                   il fumo sale, lentissimo s’innalza alle tettoie
e i ragazzi al piano sopra, tutto spento, tutto buio
mentre il piccolo dorme
lasciatelo stare, ha fatto un lungo viaggio
ombre, mormorii, l’attesa compiuta  …

Ma ecco siede il padre a capotavola
stanco, li osserva
abbiate cura di voi, imparate a perdonare abbiate cura
nuove ombre saranno, valli più profonde altre strettoie …
Intorno  a loro la luce si esaurisce,
lontano il tempo grande, inafferrabile

vi dico una cosa, è veramente un peccato

sono anni che non nevica a Natale …
                                                              



Valentino Fossati è nato a Genova nel 1974. Laureatosi al DAMS di Bologna con una tesi sulle antologie di poesia italiana, vive da molti anni a Chieri, nella cintura torinese. Ha pubblicato in versi: Gli allarmi delle stelle (Marietti, 2007, riveduta per CartaCanta, 2018), La gioia (Ladolfi, 2014 con prefazione di Giancarlo Lauretano) e Inverno (CartaCanta, 2016, con prefazione di Massimo Morasso). Ha pubblicato, inoltre, Accademico di nessuna accademia. Conversazioni con Gianni Scalia (con Guido Monti, per Marietti, 2010) e testi teatrali (Quel grido dell’altra notte, 2005 e Alba infinita, 2008). Presiede il Comitato di Lettura (sezione Poesia) del Premio InediTO – Colline di Torino, al quale collabora dal 2005. E’ in corso di pubblicazione la sua nuova opera Il sogno.

Leggi anche, nel blog:
Poeti (di Torino) in 10 righe # 26: Valentino Fossati
“Ricordi nevicanti”: una lettura di Paolo Pera su “Inverno”, di Valentino Fossati

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