da Mercoledì delle ceneri – Ash wednesday, di T.S. Eliot, nella traduzione di Daniele Gigli

Immagine: Mercoledì delle ceneri, di Riccardo Tommasi Ferroni 



da Daniele Gigli, Fuoco unanime, Raffaelli, 2015; Joker, 2016 (2a Edizione)

[…]

2.

Signora, tre leopardi bianchi sedevano sotto il ginepro
nel fresco del giorno, avendo mangiato a sazietà
delle mie gambe, del mio cuore, del mio fegato e di quanto contenne
la coppa cava del mio cranio. E disse Dio
vivranno queste ossa? Continueranno a vivere?
E tutto quanto stava nelle ossa già seccate disse berciando:
per la bontà di questa Dama,
per la sua grazia, e perché onora
la Vergine in meditazione,
per questo noi splendiamo nella luce.
Ed io che sono qui smembrato
offro i miei atti alla dimenticanza, alla posterità
del deserto e al frutto della zucca offro il mio amore.                                                                                                                                                                               Questo ristora
i visceri, le fibre dei miei occhi e le parti indigeste
rigettate dai leopardi.
                                       La Signora è ravvolta
in una veste bianca, contempla, in una veste bianca.
Che la bianchezza dell’ossa espii fino all’oblio
– ché in esse non c’è vita – come io son dimenticato
e vorrei esserlo, e vorrei dimenticare,
così intento, saldo nello scopo.
                                                   Quindi Dio disse
profetizza al vento, ché solo il vento
ascolterà. E le ossa cantarono berciando
il ritornello della cavalletta e dissero:

Signora del silenzio
quieta e angosciata
strappata e intera
Rosa della memoria
Rosa della dimenticanza
esausta e feconda
stanca e ristoratrice.
La Rosa unica
è adesso il Giardino
dove ogni amore ha fine
dopo il tormento
dell’amore insoddisfatto
fine del senza fine
termine fisso
di quello che non termina
lingua senza parola,
parola di nessuna lingua.
Sia grazia alla Madre
per questo Giardino
dove ogni amore termina.

Sotto il ginepro le ossa cantavano sparse e lucenti
siamo grate di essere sparse (facemmo un po’ di bene l’una all’altra)
sotto un albero al fresco del giorno, benedette dalla sabbia,
dimentiche di noi e l’una dell’altra, unite
nella quiete del deserto. Questa è la terra
che voi spartirete. E né divisione né unità
contano. Questa è la terra. Abbiamo la nostra eredità.

da Daniele Gigli, Fuoco unanime, Raffaelli, 2015, p. 33; Joker, 2016, p. 33



Ash wednesday

[…]

II

Lady, three white leopards sat under a juniper-tree
In the cool of the day, having fed to satiety
On my legs my heart my liver and that which had been contained
In the hollow round of my skull. And God said
Shall these bones live? shall these
Bones live? And that which had been contained
In the bones (which were already dry) said chirping:
Because of the goodness of this Lady
And because of her loveliness, and because
She honours the Virgin in meditation,
We shine with brightness. And I who am here dissembled
Proffer my deeds to oblivion, and my love
To the posterity of the desert and the fruit of the gourd.
It is this which recovers
My guts the strings of my eyes and the indigestible portions
Which the leopards reject. The Lady is withdrawn
In a white gown, to contemplation, in a white gown.
Let the whiteness of bones atone to forgetfulness.
There is no life in them. As I am forgotten
And would be forgotten, so I would forget
Thus devoted, concentrated in purpose. And God said
Prophesy to the wind, to the wind only for only
The wind will listen. And the bones sang chirping
With the burden of the grasshopper, saying

Lady of silences
Calm and distressed
Torn and most whole
Rose of memory
Rose of forgetfulness
Exhausted and life-giving
Worried reposeful
The single Rose
Is now the Garden
Where all loves end
Terminate torment
Of love unsatisfied
The greater torment
Of love satisfied
End of the endless
Journey to no end
Conclusion of all that
Is inconclusible
Speech without word and
Word of no speech
Grace to the Mother
For the Garden
Where all love ends.

Under a juniper-tree the bones sang, scattered and shining
We are glad to be scattered, we did little good to each other,
Under a tree in the cool of the day, with the blessing of sand,
Forgetting themselves and each other, united
In the quiet of the desert. This is the land which ye
Shall divide by lot. And neither division nor unity
Matters. This is the land. We have our inheritance.


Thomas Stearns Eliot, 1a ed. 1930



Daniele Gigli (Torino, 1978) lavora nella valorizzazione di archivi storici e biblioteche. Scrittore in versi, è studioso di T.S. Eliot, di cui ha tradotto gli Ariel Poems (2007), The Hollow Men (2010) e Ash-Wednesday (2013). Nel 2021 ha pubblicato T.S. Eliot. Nel fuoco del conoscere, Edizioni Ares. Tra i suoi lavori di poesia, Fuoco unanime (2015) e Di odore e di generazione (2019). Collabora con il mensile Studi cattolici e con la rivista Pangea.




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