da “Il regno che disattende”, inediti di Luca Bresciani

Presento una selezione di testi da una breve silloge di Luca Bresciani, Il regno che disattende, che, nella versione che ho visionato consta di una dozzina di testi brevi. Colpisce il repertorio dei lemmi utilizzati, con scarse ripetizioni (tra cui “sangue”), sparpagliato tra un’ampia serie di oggetti, chiamati talora a personificarsi (“un’intervista alle pietre”; “se la polvere ci parlasse”; “l’infelicità del pavimento”; “la pena del chiodo” ecc). Testi asciutti poggiati su una base sintattica chiara nel dettato, ma evocativamente dispersa e forzata nel significato, che rinviano a paesaggi e passaggi introflessi, antilirici e violati (“ferita”, “macerie”, “sangue”, “dolore”, “fragili/tà”, “crepe del giorno”, “luce […] fuggita”, “scontro tra ombre”). Si percepisce netta la tensione ad una parola soppesata, precisa che – marginalizzato l’io poetico in qualche subalterno “noi” – è tesa all’interrogazione categoriale di un mondo prossimo e concreto (A.R.)


*
È un’intervista alle pietre
la trasparenza del fiume
e tutto l’udito e tutta la vista
sono un’unica coscienza:
le distanze si compattano
e nessuno vive da ultimo
nell’acqua che riconosce
i fragili della sua stirpe.
L’oscurità della fretta
è urgenza che non salva
e la careggiata dall’altra parte
è il regno che disattende.



*
Il gelo di dicembre
sui muscoli delle macchine
nell’ora che sbatte il pugno
contro un sole senza indirizzo.
C’è chi raschia con la spazzola
e chi rovescia mezza bottiglia
e chi stacca dal proprio vetro
un foglio di giornale sfinito.
Noi accendiamo i motori
sprofondando nei sedili
e come orsi polari in letargo
contiamo le crepe del giorno.



*
Le cose che non ti aspetti
fanno il doppio dei vinti
e questo temporale sui tetti
è il segno particolare di tutti.
Il sollievo di chi sbircia
negli armadi della pioggia
per rassicurare i propri figli:
la luce è fuggita da tutti.



*
Lo stesso peso sulle bilance
in questo scontro tra ombre
nella categoria minima della sete
dove si sputa senza inghiottire.
Finalmente possiamo odiarci
avendo dei veri presupposti
ora che niente ci distingue
ora che nessuno ci sceglie.



*
Se la polvere ci parlasse
di sé non racconterebbe niente
ma ci direbbe delle crepe e dei ragni
e dell’infelicità dei pavimenti.
Svelerebbe l’ambizione dell’armadio
di non vivere con un fianco cieco
e la pena del chiodo nel sostenere
ciò che gli è impedito di ammirare.
Infine ci chiarirebbe la morte
dopo l’appello delle sveglie
quando dalla tenda alla trapunta
un nugolo d’oro ci circonda.



Luca Bresciani (Pietrasanta, 1978) ha pubblicato le seguenti raccolte di versi: Lucertola (Edizioni del Leone, 2011), Modigliani (Lietocolle, 2015), L’elaborazione del tutto (Interno Poesia, 2017), Canzone del padre (Lietocolle, 2018) e Linea di galleggiamento (Collana Gialla Lietocolle – Pordenonelegge, 2020). Le sue poesie sono ospitate in molti siti letterari tra cui Nuovi Argomenti Officina Poesia, Poesia Blog Rai di Luigia Sorrentino, Poetarum Silva, Atelier Poesia, Interno Poesia, Imperfetta Ellisse. È il direttore del lit-blog Poeti Oggi.













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