“Felicità delle pozzanghere” ed altre poesie inedite di Paolo Polvani

Felicità delle pozzanghere

Ritrovare la gioia del limbo prenatale guardando IBy
(in lungo, in largo), guadando
una pozzanghera,
ascoltando la vecchia suola gonfiarsi fino a
spalancare la bocca e ingoiare quello che
la pozzanghera riflette: un breve sorso di cielo,
spicchi dimessi di case, un lampione e un bambino
che in lungo e in largo la guada ritrovando
il piacere del limbo, l’estasi
primordiale, un’enciclopedia tascabile della felicità.

Come poi spiegare alle ingiunzioni materne, alle materne minacce
che quella selvaggia digressione non era che un ritorno al grembo,
il riascolto dello sciacquio prenatale, e quei riflessi brevi di cielo
un’anteprima della gioia e le increspature dell’acqua una promessa
di tutte le frizioni, le ansie, le angosce, uno spezzone
di futuro. La congiunzione dell’acqua: un respiro
di libertà più ampio.



Come espugnare città

Non fui soltanto un bambino giudizioso tutto tabelline
e nel 1796 Napoleone varcò le Alpi con le sue armate
e compitini tutto senno e impeto di bene, anch’io, come Napoleone,
varcai le Alpi e assediai Cartagine, nottetempo bruciai
le dimore di Troia, saccheggiai ed espugnai, la mia spada
fu molto più che Durlindana e tagliò teste, e infiniti
lutti addusse, e i miei cannoni tempestarono di fuoco le città.

Tutto all’ombra di esatte tabelline, di gloria ed ave, di una
compunta obbedienza ai cherubini, ai serafini, ai santi ed agli arcangeli, di frasi
gonfie di buona volontà, chi l’avrebbe mai detto
che seminavo la morte, sgominavo città.



Rubare un cocomero

La felicità di rubare un cocomero e mangiarlo
come veri ladri nella campagna dove il sole
intona un motivetto allegro e tuttavia ripieno,
infarcito, gonfio di una strana malinconia, rubare
un cocomero e sputare i semi più in alto, sputarli
come pretacci neri, lugubri assassini di sogni,
sputarli come fossero gli abbracci soffocanti di zie morbide
con smancerie che anestetizzano, sputarli come si sputa
il dolore del dovere, tutti quei cataloghi morali
che vorrebbero impedire di rubare cocomeri sotto la canzoncina
del sole affettuoso di settembre, rubare un cocomero
ed essere felici che dio è girato dall’altra parte
mentre noi sputiamo i semi al cielo e ingurgitiamo gioia.



Paolo Polvani è nato nel 1951 a Barletta, dove vive. Ha pubblicato diversi libri di poesia, esordendo con Nuvole balene, 1998. Tra gli ultimi volumi: Una fame chiara (Terra d’Ulivi, 2014), Cucine abitabili (MR editori, 2014), Il mondo come clamoroso errore (Pietre vive, 2017), L’azzurro che bussa alle finestre (Versante ripido, 2018). Una fame chiara (Terra d’ulivi, 2014), Il crollo di via Canosa (e-book La Recherche); Il mondo come un clamoroso errore (Pietre vive, 2017). Sue poesie sono state pubblicate da numerose riviste ed è presente in molte antologie, tra cui:  Dentro il mutamento, Fermenti 2011, e in varie antologie tematiche, tra cui Il ricatto del pane, ed. CFR, Rapa nui, ed. CFR,  e 100 mila poeti per il cambiamento, Albeggi editore. Ha vinto diversi premi di poesie. E’ tra i fondatori e redattori della rivista on line “Versante ripido”.

Leggi anche, nel blog:
“Io non la capisco la poesia”, di Paolo Polvani, del 18 agosto 2021



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