Poeti (di Torino) in 10 righe # 33: Giovanni Maria Cabras

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Giovanni Maria Cabras e nato a Orosei nel 1943, si laurea in Medicina all’Università di Torino (1968),
con specializzazione in Neuropatologia e Psichiatria (1972). Frequenta la Facoltà di Lettere e Filosofia della stessa Università, seguendo in particolare i corsi Antropologia culturale, Estetica e Storia delle religioni e collaborando a ricerche e seminari presso l’Istituto di Psicologia del Lavoro. Dal 1978, dopo un iter di formazione a Milano, lavora come psicoanalista a Torino. Ha pubblicato, in versi, waterproof, inchiostro rosso, 2004 e Fuoco altrove, La Vita Felice, 2009, con presentazione di Milo De Angelis.


“Uno sguardo mobile, aguzzo, capace di cogliere i significati più sotterranei e taciuti. Una prodigiosa facoltà di ascolto. Cabras si aggira come un rabdomante nel suo paesaggio di sentieri, cinghiali e antenati, avverte un pullulare di presenze, ne restituisce il continuo fermento, il grido imminente, una fitta, allarmata visione dell’universo e della sua violenza. Perché la violenza rende ancora più affilato questo orecchio da sensitivo…” (Milo De Angelis”



da waterproof, inchiostro rosso, 2004

Oceanificio

lo schiocco cardiale buonissimo e
le palpebre simultanee
gli abbracci scroscianti durante
e dopo il mezzoferro intorno
agi stivali inteneriti
nella gemella sonorità
(“in patria e reduci…”)

li punge la scheggia rimasta
minaccia della mandorla
appena infranta
e la freccia vuota
lasciata dalla volpe
stanata, ancora
altrove…

(pag. 24)



Ritratto di nuca

di nuovo marzo le tue caviglie
i segni della fune i graffi
delle unghie cresciute su tutto
il cuore se crescere è questa confidenza
con una eternità di amori
lontani sparsi sul mappamondo
e tu cammini solco dopo solco
col fango sopra i malleoli
boccioli delle gambe
seguendo il rombo
che gonfia i polpacci i ginocchi
prende forma dalle cosce
dilata le pupille toglie la pelle
lo scalpo invernale ne avevamo
fin sopra i capelli
per trovare scampo
aboliti senza più volto
dietro i volti, di nuca…

(pag. 97)



da Fuoco altrove, La Vita Felice, 2009


* * *
questa non è pace, è rugginosa,
abitino d’albume con un sapore
appena uscito dalla tintoria
a tempo sfatto. strada di domenica
un silenzio inutile, la lavagna
con le sottrazioni finché c’è spazio
e poi nessun incontro, solo vetrine
smaltate. anche gli ortodossi
giocano sazi sulle panchine, mondi
soli, mosche di compagnia con le ali
staccate. c’è questa colla nei cestini
della preghiera, bende per gli occhi,
uno zero in memoria, le punte
fresche delle matite…

(pag. 45)



* * *

non si governa, si procede per decapitazioni
con la pala del ventilatore: batte leggera
spaventata in circoli prima di descrivere
l’ornamento delle fontane, il flusso in salita
e decanta in un unico bolo. l’irriguo
quasi fermo, non assiste, non si spreca
nel risentimento, provoca il bel tempo.
tu vai con altre correnti, hai visto qualche
ala di gheppio: se ritorni, la porti scritta
in viso, ti batte la palpebra.

(pag. 51)

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