“Anomalia” di Giorgio Favaro. Edizioni Sottosopra, 2022

“Di sesta e di settima grandezza”, come sapete, si occupa precipuamente di poesia.
Rare eccezioni, finora, riservate a qualche racconto del grande Borges.
Perché allora presentare un romanzo che, per ora semplificherò come di “fantascienza”?

I motivi sono più d’uno, soggettivi – soggettivissimi, addirittura – e oggettivi.

Il più soggettivo è che Giorgio Fàvaro è un mio fratello acquisito, di vita e di scrittura. Compagno universitario, di lavoro e di penna. Abbiamo compiuto assieme i nostri primi (o secondi) passi nella scrittura poetica, condividendo nel 1992 con grande doppio stupore l’avventura del Premio Montale, le prime pubblicazioni in parallelo con le stesse case editrici, il coinvolgente progetto con il Centro Studi sulle Letterature e sulle Culture delle Aree Emergenti dell’Università di Torino per la traduzione dell’OEvre poétique di Leopold Sedar Senghor. Poi, dal 2008, Giorgio ha cominciato a dedicarsi quasi esclusivamente alla narrativa fantastica, pubblicando prima di quest’ultimo, tre romanzi: Padrone del tempo, 2008, Custodi di pietra, 2013 e Rigenesi, 2018. Ora è da poco uscito Anomalia, che consolida, a parer mio, i miglioramenti che ha saputo operare. Molta sincerità (oggettività?), poca piaggeria: Giorgio sa che il primo romanzo del 2008 non è all’altezza, e non di poco, dei successivi, ma ha avuto un grande valore di innesco. Tornerò dopo, ovviamente, su Anomalia.
(Ancora una osservazione, che è anche un ricordo: Anomalia è pubblicato dalle Edizioni Sottosopra, nella collana Albedo, che creammo insieme, con il logos e il motto: “affinché volti insidiati dalle ombre sui contorni di un disegno acquistino la giusta luce e si rivelino ad occhi che sanno cogliere il vero“. Io collaborai poco o nulla e mi defilai presto, ma resta un pochissimo anche una mia creatura…)

Un altro soggettivissimo (et vanitoso) motivo è dato dal piacere di trovare, a sorpresa, alcuni miei versi in esergo:
“I miei occhi sul futuro/ nebbia di larghissime albe/ vedranno silenzi riprodursi”, tratti da Della sapienza si è detto tutto in Partenze e promesse. Presagi (puntoacapo, 2019).

Ma venendo alle più sostanziali e oggettive motivazioni di questo mio interesse, non nuovo, è che, tra i vari generi letterari non poetici, la “fantascienza” (continuo a tenermi sul generico) è quello che più si avvicina al mio modo di vedere la poesia, in particolare a quell’idea che sostiene il mio lavoro sulla “sesta” (visibile) e sulla “settima grandezza” (invisibile, ultravisibile). Non si tratta di realtà ed irrealtà, ma di altra realtà. Non sono riuscito negli anni a mantenere una frequentazione assidua del genere, ma continuo ad amarne la lettura e, soprattutto, gli effetti della lettura sulle coordinate tra pensiero razionale e intuizione.

Ma il motivo, fatti salvi e sufficienti i precedenti, che più mi fa percepire armonica questa presenza è che Giorgio continua, anche tecnicamente, ad essere un poeta e non se ne sa esimere – né vuole – in questo romanzo. Sul quale dirò solo poche parole.
Il protagonista (combinazione!) è Marn Eriksen uno scrittore danese di new weird. Il new weird è filone della narrativa fantastica sviluppatosi negli ultimi decenni del secolo scorso dove si intrecciano vari ingredienti fantascientifici come la tecnologia retrofuturistica, l’ambientazione distopica o originale, la grande attenzione alla verosimiglianza e alla coerenza con supporti teorici fisico-scientifici, i contenuti allegorici di tipo socio-politico e filosofico. L’ho voluto precisare perché Anomalia stesso rientra in questo genere. Con particolare attenzione, emerge verso la parte conclusiva del romanzo, a valenze psico-sociali, dopo un coinvolgente e serrato viaggio, nel quale un lettore superficiale, come il sottoscritto, devo ammettere, ritroverà spunti che richiamano Stargate e X-men. Ma è anche un romanzo d’amore – interpersonale e universale. Nulla voglio aggiungere della trama, ma voglio ritornare nel “mio” ambiente poetico.

La scrittura di Giorgio, dinamica, vigile e mobile nelle situazioni di azione e riflessione, è costantemente tentata (e talora vinta) dal canto, e prima ancora dalla visione che genera il canto:

“Era quasi un sussurro il sapore di quiete, tra i pigri gozzi ammainati e le lampare spente, tra i gatti addormentati un po’ dovunque e la musica dei portici abbracciati al piccolo caffè. E in quel dedalo di calli scavate tra le mura, tra i palazzi così accosti da far mancare il fiato, ecco i profumi di focaccia e l’odore delle tinte a olio delle botteghe dei pittori, tra i balconi fioriti della passeggiata e le calate strette al porto, tra i rintocchi del campanile e il mormorio del mare…” (pag. 25)

“La stanza era illuminata solo da una vecchia lampada in ottone, che a stento si poteva notare tra i libri accumulati sul tavolo. Molti erano stati appena estratti dagli scaffali della libreria di fronte, aperti, come tanti uccelletti con le bocche spalancate, in attesa di essere consultati.” (pag. 67)

A volte, l’autore si concede, come già accaduto nei precedenti romanzi, veri e propri inserti di poesia:

Cosa si trasfigura, tra i grevi declivi del tempo e le morte vie dei monti, dietro ai passi di bambino che rincorre favole e farfalle e scopre i sassi galleggiare, se ben gettati in fiume, o tra le muti luci dell’alba fasciate di silenzio, come il primo vagito della Storia o la prima onda del mare? Chi vive oltre gli Arcani e gli spazi intangibili dei sogni? E negli inattesi e incontrollati istanti, quando il tempo sospende i fiati e soggiace alle pause della mente, cosa induce la vita a destarsi e mescolarsi di notti ripercorse, da sempre amate, da sempre obliate” (pag. 218)

(A.R.)


➡Acquista il libro

Presentazione del romanzo
ANOMALIA di Giorgio Favaro
Venerdì 1 aprile ore 18

presso Centro Culturale Dar al Hikma
via Fiocchetto 15 – Torino – Tel. 011.5215111

Intervengono, oltre all’autore
Sergio Motta e Alfredo Rienzi

3 Comments

  1. molto interessante e commosso (se posso) questo tuo post.
    Chissà, forse tradirò il mio Antònio Lobo Antunes per dedicarmi a questo nuovo autore…

    P.s.
    sto leggendo Polvani e ogni verso mi emoziona.
    Se vuoi e puoi fa sapere all’autore il mio (indegno) apprezzamento. 😉
    Grazie.

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    1. Grazie, come sempre! E’ una bella lettura con un gran finale, secondo me… Certo, allieterò Polvani con queste tue parole di degnissimo apprezzamento

      "Mi piace"

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