Tre poesie da “Ontologia erotica” di Bartolomeo Smaldone presentate da Mario Marchisio

Bartolomeo Smaldone, Ontologia erotica, Prefazione di Andrea Laiolo, Controluna 2021, pp. 70.


L’immanentismo di Bartolomeo Smaldone non poteva non mettersi alla prova anche nella poesia d’amore, che viene di conseguenza declinata al polo opposto rispetto alle aure spirituali di stilnovistica memoria così come da ogni romantico sospiro. Ci troviamo dunque nel regno incontrastato dei corpi e della loro fatale gravitazione: in quella ontologia erotica che ne distilla le ruvide essenze, preservandone tuttavia la carica poetica.
Era da molti anni, vale a dire da quando lessi le poesie di Pietro Aretino e di Giorgio Baffo, che non mi capitava di trovare affiancati – o meglio fusi insieme – l’elemento “comico” (l’allegro primordiale?) e quello erotico. Sì, perché la poesia sessuale, cioè erotica in modo esplicito, ha due sole possibilità di sviluppo: o si intreccia con il “comico”, o decade a noiosa rassegna di pistoni e guaìne al lavoro…
Bartolomeo Smaldone è riuscito in un’impresa nella quale di solito gli altri falliscono, dimostrando non soltanto coraggio ma anche un’abilità sfavillante.
Valgano come esempio, cui sollecito l’attenzione dei lettori, i versi che seguono. (Mario Marchisio)





Lenzuolo bianco, mappa del mondo,
su te distendo, pronto al momento,
il corpo spoglio del vestimento
che il suo bel giglio va prelibando.
Voglio che arrivi presto il mio turno,
urge una vergine piena di gioia,
l’Ifigenia dell’Aulide nuova
che al fianco mio salpi per Troia.





Io non dispero di parole nuove
e nuovi suoni in tale circostanza:
il mio scrittorio ad altri luoghi muove
l’immaginario acceso di baldanza.

E tu che risoluta sei nell’atto
già prima ch’io vergassi il mio sonetto,
come un fedele e docile cagnetto
sotto la scrivania trovasti anfratto.

Quale pienezza e quanta maestria
espressa negli orali andirivieni,
negli incisivi tocchi alla cappella!

Tanta perizia indentro il cuor cancella
finanche il più ferale dei veleni
e all’universo ispira l’allegria.





Premi, premi forte
prima che la morte
mi consumi; forte comprimi
la mestizia alla radice:
fammi felice d’una felicità
fugace, offuscatrice.
Premiti calda alla mia balda lena:
tremano gli arti tutti
quando nel petto impigli
l’arma dei tuoi artigli.












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