Poesie di Fernando Bandini

Ph.: a cura di A. Daniele, Per Fernando Bandini, Studi, interpretazioni, ricordi, Accademia Galileiana, 2020. Dettaglio di copertina

Fernando Bandini (Vicenza, 30 luglio 1931 – Vicenza, 25 dicembre 2013) scrive (oltre che in latino e in italiano) poesie in dialetto vicentino. “La sua ricerca espressiva tende a un equilibrio che abbia come risultato una lingua colta e composita, ma, allo stesso tempo, nitidamente comunicativa e improntata al massimo rigore formale” (da Poesia italiana del Novecento, a cura di E. Krumm e T. Rossi, Skira ed., 1995, p. 905)


da Memoria del futuro, Mondadori, 1969

Per partito preso

12


Ora smettila di piangere, cuoricino burroso, o ti chiamo l’uomo nero oppure Sanguineti,

l’uomo nero col sacco o Sanguineti con le sue parentesi che sono ferri chirurgici

utilissimi contro i capricci dei cuoricini
burrosi, oppure ti chiamo

(peggio ancora) uno vestito da soldato tedesco e lo vesto con l’elmetto che arrugginisce in testa a uno spaventapasseri,

o lo vesto da parà o da aviatore americano che va a bombardare Hiroshima,

e se la prolungata abitudine non ti rende spaventosi i babau del presente

lo vesto da cavaliere teutonico, da inquisitore, da cosacco della Santa Alleanza.

Bada a te, se non la smetti di piangere, cuoricino burroso,

io ti faccio arrivare i marziani, io ti spiego il segreto dei quattro cavalli dell’Apocalisse,

io per castigo ti faccio leggere i romanzi dei cuoricini burrosi

che hanno impicciolito le selve trasformandole in giardini della ricordanza,

io più fastidioso di una lavagna raschiata ti cigolo dentro l’orecchio «oceano stella»,

e la galassia usata dalla fantascienza per spaventare i bambini

(i quali ignorano che una volta versava latte per le plaghe del cielo,

grande mammella che rassicurava le notti del mondo),

io te lo metto sotto il naso, cuoricino burroso,

perché la smetta di frignare e ti rivolga alle cose importanti.



da La mantide e la città, Mondadori, 1979

Amnesia

Giorno per giorno qualche nome si eclissa
dalla mia lingua e dalla mia memoria,
usuali parole come sedia bottiglia
Oh, trafelate corse per riprenderne
possesso! Annaspo naufrago
in un mondo che sempre più smarrisce
i suoi eoni, balbetto
come Mosè presso il roveto ardente.

E con nervoso tremito pronuncio
casa farfalla mela
per esorcizzare la buia notte
che si avanza a grandi passi;
ma poi casa precipita, farfalla
si polverizza inporpora,
mela mi è tolta divorata dal verme
che abita il mio cervello.

Come mi muoverò, poeta senza
gli amati nomi succo delle cose,
tra i buchi d’un saccheggiato universo?




da Santi di dicembre, Garzanti, 1994


Due santi di dicembre

[…]
Nam post te Superis denique redditum
octavum nituit mane su aethere
cum longe aediculae montibus abditae
          festive sonat aes sacrum.

Tum ritu celebrant supplice Lucǐam
quae primaeva ferum martyrium tulit
avulsis oculis perpetuum Dei
          lumen strenua praedicans.

Et iam solstitii proximitas dies
contraxit gelidos, lucis hebet vigor.
[…]


[…] Infatti splende in cielo l’ottavo mattino/ da quando sei ritornato lassù,/ ed ecco le campane di una chiesetta nascosta/ tra i monti suonano a festa.//
Celebrano con rito di preghiera Lucia che nella prima età subì un feroce martirio:/ le avevano strappato gli occhi e ancora bandiva/ ostinata il fulgore senza fine di Dio.//
E già l’imminenza del solstizio ha accorciato le fredde/ giornate, si attutisce l’intensità della luce. […]



I compagni scomparsi

Seduti contro il muro senza aspettarsi niente,
nemmeno ch’io sapessi che si trovavano là,

(un muro in fondo a una stanza piena di umidità
come una grotta, e là in fondo il loro sguardo indolente)

i compagni scomparsi uno ad uno – senza un saluto
o appena agitando la mano – agl’incroci della mia vita

mi guardavano adesso con aria stranita,
non davano segno d’avermi riconosciuto.

Io dissi: «Presto in piedi! Questo è il momento buono
per scappare da qui. V’insegno io la strada…».

Fuori nel mondo l’ora delle torri era un tuono,
fischiavano nell’aria i sassi di qualche intifada.

Loro fissavano l’ombra davanti a sé col viso
pallido e smunto. Nessuno sussultò, nessuno si mosse.

L’unico che dall’angolo mi ha fiocamente sorriso
era un ragazzo che non ricordava chi fosse.

4 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...