Camillo Pennati. Poesie da “Di farfalle, grilli e di cicale” (Joker, 2017) ed altri testi

Immagine da http://www.italian-poetry.org/camillo-pennati/

Camillo Pennati (Milano, 21 giugno 1931 – Todi, 9 novembre 2016) è stato un un poeta e traduttore italiano. È vissuto tra Milano Londra, dove è stato bibliotecario dell’istituto italiano di cultura, e Torino, dove ha lavorato su invito di Italo Calvino come redattore e traduttore all’Einaudi. Ha tradotto autori di grande importanza tra i quali Thom Gunn, Ted Highes, Philip Larkin, John Hawkes, Patrick white, Roland Laing, Ivy Compton-Burnett, Harold Pinter, Bernard Malamud, J.R.R. Tolkien, Samuel Beckett. Alcune delle sue prime poesie furono accolte da Salvatore Quasimodo nell’antologia Poesia italiana del dopoguerra (Schwarz, 1958). Ha pubblicato le raccolte di versi: Una preghiera per noi (Guanda, 1956), L’ordine delle parole: 1957-1963 (Mondadori, 1964), Erosagonie (Einaudi, 1973), Sotteso blu: 1974-1983 (Einaudi, 1983), L’iridato passaggio (L’Arzanà, 1985), Il dentro dell’immagine (Shakespeare & Company, 1987) Una distanza inseparabile (Einaudi, 1998), Di sideree vicende (Anterem, 1998), Lo stupore del verso (ASEFI Terziaria, 2002), Modulato silenzio (Joker, 2007), Paesaggi del silenzio con figura: 2003-2010 (Interlinea, 2012). L’ultimo volume di poesie Di farfalle, grilli e cicale, Novi Ligure, Joker, arriva a pubblicazione postumo, nel 2017, con prefazione di Roberto Bertoldo (che nel 2001 aveva pubblicato la miscellanea di studi critici Scritti sulla poesia di Camillo Pennati, supplemento a Hebenon, V, n. 9-10, 2001) e postfazione di Sandro Montalto, che ne è stato anche il curatore.


Di farfalle, grilli e di cicale

In divampanti fiamme quel silenzio a simulare
ha colto il sole a incendiare una villa
nella vampa riflessa dalle due vetrate quando ne mise a fuoco
quel bersaglio e sorsero lingue di fiamme serpeggianti
senza spire di fumo in bramosia di divorarla da quel rogo
ancora incerto se divampante dentro o fuori della stessa cubatura.
Era quasi il tramonto e il sole arroventato in più radente globo
tutto incendiava nel riflesso bagliore d’ogni vetrata superficie
in rilucenti fiamme di rispecchiata avvolgenza nell’infuocata riflettenza
della sua potenza ustoria sembrando simulare la più visionaria
accadenza allucinatoria dei tempi di una Roma neroniana
apparsa a un più recente sguardo nel fiammeggiante sortilegio
di una contemporanea storia
Durò quel tanto e mentre di spettacolare ed angosciante
raccapriccio e poi sfiammò la divampante ustione
la danza ritraendo delle flessuose fiamme di lingua
in lingua nel loro incandescente avvolgimento
lasciando intatto tutto l’edificio che bianco riemerse
d’ogni sua integra struttura dall’irreale e strapiombante spegnimento
nell’aria a farsi plumbea sul rogo sottostante che smottò affondandosi
nell’incupirsi delle stesse braci di là dalle vetrate sgombre d’ogni
infiammata tramatura in contorcimento nel riflesso tremore del riverbero
tutto che andò incenerendosi in un fiato come l’appariscenza visionaria
delle stesse immagini là sugli infissi a vetri sgombri della scenografia
incendiaria che in quella proiezione a sovrapporsi li investiva
nel gioco a palinsesto di quei vitrei rimandi.

(da Di farfalle, grilli e cicale, Joker, 2017, p.13)



Il terrestre dono di esistenza

L’aria alitante la solare luce l’acqua di sorgiva
e il suolo con tutto ciò che scaturendovi
vi cresce e del suo tempo accresce nel trovato sostenuto
sono il terrestre dono di esistenza da cui noi qui
e di cui viviamo in presuntuosa ignoranza in alienata
e dissetante compresenza ed in costante dolo tanto che d’usignolo
più non sappiamo anche se avviene il canto né che cos’è
una spora e ancora meno l’orbita in cui il globo ruota
su oceani d’aria – per noi solo lancette e fusi orari
di un tempo nel suo solo scorrere terrestre che altrove è quello
cosmico ad avvolgerlo – da emisfero a emisfero il suo affacciarsi
al sole. Stiamo tarlando anche il fasciame prossimo alla chiglia
dove già preme il fiotto prorompente l’esile diaframma
a disgregare in falla.

(da Di farfalle, grilli e cicale, Joker, 2017, p. 22)




E a ricolmarsi del silenzio

L’aria trasporta udibile un richiamo
ma non ne scorgo l’originale fonte né la piumata forma
della canora emissione da e su quale ramo spoglio di scheletriti
d’alberi del giardino o se da dentro il sempreverde fogliame
dei lecci ligustri lauri e bambù:
è l’inverno e il cupo strato dei turbolenti nembi
ha esondato ieri il suo piovoso e gravitante accumolo
che oggi un disvelato e lontano sole inizia a prosciugare
là dove son si impozza dilagando e filtra nel terreno
con la lentezza che il tempo più veloce si concede.
Torna il medesimo isolato richiamo
riconoscibile nell’aria che lo coglie e lo trasporta
fin dove non ne regge il timbro e il suono
ma non è vuoto l’istante a ricolmarsi del silenzio che tutto
avvolge in espansione e si raduna là rasoterra
dove assume l’eco concertato del comporsi delle brine
che dagli steli d’erbe risale alle velature delle brume
ondeggianti d’inverno il suo grigio costume

(da Di farfalle, grilli e cicale, Joker, 2017, p. 25)



* * *
Ecco: rovescia la mia angosciosa imminenza
che stagna torbida entro un’opaca inerzia.
Fendi la cicatrice del disagio: l’opera vivi immergi
in quel pulsare fondo a ricomprenderlo di nuoto
lungo l’acuta scia che mossa si converge nuovamente
là se così l’apprende dove la riproietta il desiderio
in schiumeggiante guaina.

(da Erosagonie, Einaudi, 1973 )



* * *
Deriva il sole
tra le nubi che sopra gli si avventano
coi loro cumuli

e s’inabissa il suolo
o affiora a flutti elettrizzanti della luce
con sommersa ora inondandolo sgombra.

(da Una distanza inseparabile, Einaudi, 1998)



Osservo l’ombra

Osservo l’ombra che in perfetto staglio
riprende le proiettate forme di ciò che in verticale
intercetta al momento quella fronte pastosa
di luce adesso dilagante del sole.

L’ombra che si ritrae e impallidisce
poi si rafforza e si scurisce quasi a velarsi di nero
e fa da meridiana al corpo consistente del reale
che a sé seduce in ogni giacitura orizzontale
se di lì per nube non scompare.

(da “Koh Tao Lines”, Dalia edizioni, 2014)

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