Raffaele Floris, poesie da “Monete fuori corso”, inediti 2021-2022″

La sua luce/ obliqua, di un’estate senza peso,/ dà gloria al giorno.” (foto di A.R., 2010)


da MONETE FUORI CORSO



Monete fuori corso

Si fa sentire l’artrite dei vecchi
nelle sere d’ottobre, ammutolite
dal vento. Così almeno se ne vanno
le scorie dell’estate nel crogiuolo
del tempo. Non c’è gloria in questi passi
di ghiaia e sole finto, se la nebbia
s’impiglia negli arbusti mattutini
e gioca le sue carte. Ho sotterrato
monete fuori corso, ma sappiamo
entrambi che l’autunno è un bracconiere,
e non saprà che farsene del peso
degli anni, del bagliore dei monili,
di tutti quegli arnesi da buttare,
stipati nei cassetti con le foto
sgualcite. Poi sfioriscono i gerani:
nessuno può scordarsi di morire.



La risacca

Nessuno può scordarsi di morire
se il sole sbigottito di novembre
è un arco vulnerabile e l’autunno
esala il suo tremore. La cantina
è un pozzo fuori uso, una conchiglia
che falsa l’eco. Tu, che ci hai creduto
davvero di sentire la risacca,
sai che la voce di tua madre è solo
brusio di fossi ed eremo nell’ombra.
Sai della fronte buona dei cancelli:
scopri le carte e prova a misurare
l’esatta consistenza della luce.



Diòspiri

L’esatta consistenza della luce
è come un lampo in fondo alla pupilla
quando riflette l’albero dei diòspiri
maturi. È come il tempo per le stelle:
così tanta bellezza che si estingue
nel vuoto; quando è morta ci raggiunge,
e noi ci siamo illusi. Tra le nere
campate dell’inverno, come un grido
di gufo, striderà legna di faggio
dentro il camino. I rovi bruceranno
ben presto: hanno l’angoscia delle spine,
tutto il dolore fitto dei cancelli.



Bagliori

Tutto il dolore fitto dei cancelli
è una sentina d’ombra fra le grate,
è il fiato di novembre sulle rose
canine che si abbracciano. Le ortensie
non sentiranno il gelo. Quanta scorza
di arbusti e rami secchi, quanta torba
pungente hanno bevuto le radici:
non tremano ai rigori dell’inverno.
A cosa serve il tempo e quel dolore,
dov’è la gloria e l’onda della notte,
perché vive il silenzio e l’ora muore
noi lo sappiamo bene, se guardiamo
le ortensie o quelle rose rampicanti:
bagliori di monete fuori corso.



I pettirossi degli angeli

Bagliori di monete fuori corso
hanno ceduto il passo a quelle rughe
arcigne degli addetti alla segreta,
dov’è rinchiusa e muore la bellezza
delle robinie ai fianchi delle rogge.
Dove sono le fiamme innamorate
di giugno, se le gote della terra
premono contro l’uscio senza scampo?
E dove sono andati i pettirossi
degli angeli, e quell’ombra nella neve
che ti fa dire: allora è vero, è vero?
L’incenso che hai trovato a poco prezzo
non brucerà: ne occorre qualche grano
nascosto in certe chiese di campagna.





Raffaele Floris (Pontecurone 1962) esordisce nel 1991 con la raccolta di versi Il tempo è slavina (Lo Faro Ed., Roma). Nel 2007 ha pubblicato la silloge L’ultima chiusa (Joker). Per puntoacapo ha pubblicato nel 2017 Mattoni a vista (II Premio S. Domenichino, Finalista al Premio Lago Gerundo e Città di Acqui»), nel 2019 Senza margini d’azzurro (II Premio La girandola delle parole, Finalista Premi Di Liegro, I Murazzi, Tra Secchio e Panaro, Raffaele Crovi ecc) e nel 2022 La macchina del tempo. È incluso nell’Antologia della poesia in Piemonte e Valle d’Aosta (puntoacapo Ed., 2012). Del 2013 è l’esordio come narratore, con il romanzo breve La croce di Malta (puntoacapo). Nel 2015 ha pubblicato L’òm, l’aşi e ‘r pulóu, detti proverbi e filastrocche in dialetto pontecuronese, con cenni di grammatica (PiM ediz.)

Leggi anche, nel blog:
Tre componimenti inediti da “La macchina del tempo”, di Raffaele Floris, 14 aprile 2021
Su “Mattoni a vista” di Raffaele Floris (puntoacapo 2017): una lettura critica di Paolo Pera e tre poesie, 12 novembre 2021

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