Attilio Bertolucci: tre poesie da La capanna indiana

Immagine: da Attilio Bertolucci. Le poesie, Garzanti, 2014 (dettagio di copertina)

da La capanna indiana,
(Sansoni, Firenze, 1951 e 1955; Garzanti, Milano, 1973)


Gli anni

Le mattine dei nostri anni perduti,
i tavolini nell’ombra soleggiata dell’autunno,
i compagni che andavano e tornavano, i compagni
che non tornarono più, ho pensato ad essi lietamente.

Perché questo giorno di settembre splende
così incantevole nelle vetrine in ore
simili a quelle d’allora, quelle d’allora
scorrono ormai in un pacifico tempo,
la folla è uguale sui marciapiedi dorati,
solo il grigio e il lilla
si mutano in verde e rosso per la moda,
il passo è quello lento e gaio della provincia.



Per un bel giorno

Un cielo così puro
un vento così leggero
non so più dove sono
dove ero.

O gaggìa nuda,
bruna violetta
che nel calore fugace
appassisci…

Giorno che te ne vai
e non sai nulla di me e della violetta
che tanto amo
e del ramo
nudo della gaggìa,

giorno non andar via.



Nessuno di voi

Nessuno di voi, nessuno che venga dal Nord
mi porta notizie di casa,
le ultime, come fosse il tempo
a Parma, prima che il treno partisse?

A mezzo il mattino, alle dieci,
la folla minuta in lento transito
e commercio, in ozio frettoloso, in segreta
solitudine nel breve giro dei borghi,
la luce più debole che qui
sulle acque schiarite, se pure
il sole uscisse alla fine e le foglie dei platani
suonassero, dolce oro umiliato, al suo raggio?



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