Tre poesie inedite di Stefania Bortoli

“tra le montagne e le cime innevate/ dove guardare Altrove”
(Ph. di A.R., Ghiacciaio del Rocciamelone e Alpi Graie, 2005)

* * *

Poi
dopo la lunga attesa
ho ritrovato le tracce della tua vita terrena.
Ho aspettato anni e giorni
prima di riaprire le pagine dei libri che avevi letto.
Libri amati segnati donati.
Nella dedica di un libro mi hai scritto:
dire nel cuore significa pensare.
Padre mio
mi era familiare la tua curiosità di conoscere
cercando le domande
che fanno scorrere più rapido
il sangue nelle vene e battere di più il cuore.
Per andare a fondo
e disbrogliare il filo sacro dell’Origine
e la tua origine contadina
(un piccolo mondo – un’antica lingua
                                 che non ci sono più).
La scelta del tuo cammino
diventò il discorso del cuore*
e l’arte della Cura. Come attento ascolto
della storia familiare di ciascuna persona.
In ascolto della traccia affettiva – sonora
– alterazioni del ritmo cardiaco
dentro l’imprevedibilità della morte
e della macchina–cuore.
Talvolta mi parlavi dei misteriosi
silenti legami
tra il corpo e la vita emotiva
che spesso spaccano i cuori.
Conoscevo bene la tua malinconia,
sentivo che sin dall’origine
s’agitava nei neri pensieri
che troppo dolore portavano con te.  
Quell’inquietudine che fugge
e forse scompare
tra le montagne e le cime innevate
dove guardare Altrove

*Il discorso del cuore. Origine: comp. di cardio-e-logia.



* * *

Nei campi incolti – lungo i corsi d’acqua
crescono i topinambur selvatici
                              – margherite dei fossi
che insieme abbiamo trovato
nel vivo sole d’autunno.
A novembre
mi fermo con la soletudine dell’heliantus**:
si inchina a ricevere
la luce rara – ormai sparsa nel vento.

**L’etimologia di Heliantus deriva da due parole greche, helios (sole) e anthos (fiore)



***

e quando si fa notte
sentiremo il canto dell’usignolo
sull’esile ramo,
senza il corpo cosa sarà l’anima?
eppure
nel giardino di casa
anno dopo anno è una gioia vera
la fioritura del ciliegio giapponese



Stefania Bortoli (Thiene, Vicenza, 1960) si è laureata in Pedagogia all’Università di Padova con una tesi di Estetica e Psicoanalisi. Vive a Pove del Grappa ed ha insegnato Lettere al Liceo Artistico di Nove. I suoi interessi si muovono tra letteratura, fotografia e viaggi. In versi ha pubblicato: Voci d’assenza (Ed. Artistica Bassano, 2012) con Pref. di Stefano Guglielmin, Con la promessa di dire (Book Editore, 2016) Menzione d’onore al XXXII° Premio L. Montano. Figura nell’antologia “Blanc de ta nuque” – Uno sguardo (dalla rete) sulla poesia italiana contemporanea (vol. II, 2011-2016, ediz. Dot.com Press). Presente nei libri d’arte: Orizzonte terraqueo– laboratorio di Lettura e Scrittura Poetica di Artémis – Pittori in Acqua. (2008), Il colore del disgelo, con la pittrice Graziella Da Gioz (2017).

Leggi anche, nel blog:
Di luce e di boschi in due inediti di Stefania Bortoli, 5 maggio 2021

1 Comment

  1. La poesia più bella, a parte quella sul padre, la cui morte ha creato un profondo trauma nella poetessa, è “quando si fa notte” per le parole essenziali che evocano ombre di memorie radicate nel cuore, sospiri di speranze, sensazioni vaghe di memorie perdute e di fioriture perenni simboleggiate dal ciliegio giapponese che rappresenta la forza innata della natura e della vita.

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