“Diceva il poeta all’analista”, di Anne Sexton

Ph.: da Poesia, Crocetti, Anno III, numero 25, Gennaio 1990, pag.64



Diceva il poeta all’analista

Il mio lavoro sono le parole. Le parole sono come etichette,
o monete, o meglio, come api che sciamano.
Confesso, solo l’origine delle cose mi spezza;
come se le parole fossero api morte contate in soffitta,
dagli occhi gialli e dalle secche ali divelte.
Devo sempre dimenticare come una parola può evocarne
un’altra, plasmarne un’altra ancora, fino a che non ho
qualcosa che avrei potuto dire…
ma non ho detto.

Il tuo lavoro è scrutare le mie parole. Da me
niente trapela. Lavoro al meglio, ad esempio,
quando scrivo l’elogio di una slot-machine,
quella notte nel Nevada: racconto del magico piatto ai Jack
come cadeva suonando i tre campanelli, sul fortunato schermo.

Ma se tu dicessi che questo non è ciò che è,
allora io tentennerei, ricordando le mie mani divertite
comiche e cariche di tutti
quelle vere monete.


traduzione di Anna Gradenigo
da Anne Sexton, La doppia immagine e altre poesie, a cura di Marina Camboni, Sciascia Ed., 1989

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